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Il ritorno di margite 4

Creato il 06 gennaio 2014 da Marvigar4

il ritorno di margite

Marco Vignolo Gargini

IL RITORNO DI MARGITE

RACCONTO

“Giunse a Colofone un vecchio e divino cantore,
servitore delle Muse e del lungisaettante Apollo,
tenendo nelle mani la lira dal dolce suono.
Sapeva molte cose, ma le sapeva tutte male.
Né zappatore, né aratore gli dèi lo fecero,
né in altra cosa sapiente; ma in ogni arte falliva.”
Margite, Pseudo-Omero o Pigrete di Alicarnasso

IV

L’industriale, sponsor della spedizione che aveva consentito il ritrovamento di Margite, stava organizzando tutto per il grande lancio pubblicitario di questa impresa archeologica. La notizia non era stata ancora divulgata, la stampa neppure si immaginava che di lì a poco avrebbe avuto tra le mani l’evento del secolo: il primo uomo venuto dall’antichità più remota scoperto non solo intatto, ma addirittura vivo.

Per tre giorni il Professor Venosti, Agostino e altri scienziati studiarono Margite, lo interrogarono, lo visitarono, cercando di comprendere com’era potuto avvenire il miracolo della sopravvivenza di un essere umano dopo ben ventisette secoli. Anche i glottologi si recarono a frotte per ascoltare dalla viva voce di Margite un idioma mai più parlato da due millenni, ebbero la possibilità di rivedere tutte le teorie sulla pronuncia della lingua greca antica.

«Carissimo Professore, carissimo Agostino, vi ho fatti venire per mettere a punto il programma che seguiremo dalla prossima settimana. Mancano pochissimi dettagli e poi potremo partire con questa “Operazione Margite”!»

«Ha deciso di chiamarla così?»

«Mi sembra il nome adatto… Non la vedo tanto convinto, Professore…»

«Non ci faccia caso. Io sono un archeologo abituato a lavorare in un altro modo, con molto riserbo, e resto leggermente perplesso di fronte a simili “affari”.»

«Ma la fama è fondamentale per il suo lavoro, voglio dire, lei ha avuto parecchi problemi con i suoi colleghi, è stato vittima di incomprensioni e critiche durissime.»

«A essere sinceri io sono stato disprezzato, deriso, cacciato via dalle università e danneggiato quotidianamente dai miei colleghi: mi davano del matto, sostenevano che persone come me erano una vergogna per la categoria degli archeologi. Io sarei una vergogna? E allora quelli che scavano e per un muricciolo del I° secolo dopo Cristo scoperto in un sito, dove si sapeva da una vita che c’era già, chiamano a raccolta i giornalisti, si fanno fotografare col pennelletto e pretendono le prime pagine dei quotidiani? Non parliamo poi dei quattrini che spillano continuamente alle istituzioni, delle manovre sotto banco per avere gli appalti, delle raccomandazioni politiche, delle schifezze che combinano contro la ricerca e a favore delle proprie tasche… Io almeno ho lavorato da solo, senza compromessi, credendo fermamente a un’idea inverosimile, fuori dall’ordinario, senza sapere con precisione se fosse vera o meno, fidandomi di me e di un mio sogno… e sono andato oltre le previsioni. Loro trovano gli avanzi di un picnic del passato, io ho rimesso al mondo un uomo che ha quasi tremila anni!»

«Oh, finalmente! Così mi piace, Professore. Agonismo ci vuole, grinta. Lei deve prendersi una bella rivincita e far morire d’invidia i suoi nemici. Dimostri che i matti sono loro, non lei. Li annienti! Io e la mia azienda investiremo su questa scoperta, non ci sarà giornale, televisione, radio, sito Internet e luogo della terra dove non si parlerà del suo successo. Faremo anche dei film, una serie completa di telefilm, sceneggiati, commedie, tragedie, telenovelas… Il primo film sarà una bomba, ho in mente anche il titolo: Il ritorno di Margite. E il secondo si chiamerà Margite contro tutti

«Ma quello non era Maciste?»

«Ma che Maciste e Maciste d’Egitto! Margite! Margite! L’eroe del nostro tempo, l’unico vero immortale.»

Gli occhi dell’industriale brillavano come due diamanti, la sua euforia era incontenibile. Il Professore si lasciava a poco a poco catturare dall’ambizione, rimuginava tutte le frustrazioni accumulate e le possibilità di spazzarle via in un istante con il trionfo della sua spedizione. Il solo a nutrire dei dubbi restò Agostino, in lui cresceva la preoccupazione per la sorte di Margite, un povero essere umano che all’improvviso si risvegliava in un altro mondo, un mondo di pazzi scatenati, per essere trattato come un fenomeno da baraccone.

«Signor Agostino, finora è stato muto, e accigliato. Non è contento?»

«Noi non abbiamo avvertito ancora Margite, non gli abbiamo detto che ha dormito…»

«Ha dormito troppo e per lui è giunto il momento di svegliarsi.»

«Mi scusi, commendatore, io ho riflettuto e credo che Margite potrebbe incontrare delle difficoltà. Noi nei nostri discorsi non pensiamo mai alle sue reazioni, agli choc che questa operazione comporta. Lui non è mai uscito dal capannone in cui l’abbiamo rinchiuso, non ha visto quello che succede fuori, è all’oscuro della nostra civiltà. Margite si aspetta che le cose non siano cambiate, che siano rimaste uguali a ventisette secoli fa. È sicuro d’aver fatto una pennichella dopo il pranzo…»

«Le ha detto questo?»

«Sì, me lo ha detto e ha anche aggiunto che non capisce perché non lo facciamo mai uscire fuori.»

«Mi auguro che lei gli abbia risposto che è tutto per il suo bene.»

«Ma qual è il suo bene?»

«Agostino, Agostino, lei mi sembra un po’ troppo sentimentale.»

«È una persona e va rispettata.»

«Nessuno desidera mancare di rispetto a Margite. E poi, vedrà, dopo il primo impatto, che forse sarà lievemente traumatico, il nostro uomo del passato a poco a poco prenderà confidenza con le meraviglie del presente. Per lui sarà come stare in un Luna Park, in mezzo a luci, colori, divertimenti…»

All’industriale non importava niente di Margite. Gli affari sono affari. E Margite sarebbe stato un affare di milioni e milioni di euro. Agostino aveva ragione a diffidare non solo del commendatore ma pure del Professor Venosti, quest’ultimo infatti aveva perso di vista l’aspetto scientifico della scoperta a vantaggio del suo orgoglio ferito, umiliato dal peso degli insuccessi. Non c’è niente di peggio di un risentimento che cova per anni e alla prima ghiotta occasione ha modo di sfogarsi in tutta la sua violenza. Il Professor Venosti si voleva vendicare. Ora lo poteva fare. Intanto Margite si annoiava a morte dentro quel capannone, non ne poteva più di ricevere visite di medici, di analisti, del “vecchio cattivo”, standosene rinchiuso con le porte sigillate e con quella favolosa luce artificiale. Una volta chiese a Agostino dove fosse il sole.

«Il sole è la fuori.»

«E allora come si spiega che qui non c’è buio?»

«Ci sono le lampadine.»

«Delle piccole lampade?»

«Sì, piccole lampade.»

«Io vedo solo delle sfere infuocate, lassù, sopra la mia testa, ma non so se sono loro a far luce.»

«Sono loro.»

«Dentro quelle sfere ci dev’essere un olio miracoloso che brucia sempre e non si spegne mai.»

«La sera lo spegniamo per farti dormire.»

«Io non dormo più come una volta. E poi non digerisco bene. Mi date da mangiare della roba schifosa.»

«Sono piatti molto saporiti.»

«Quel brodo di ieri… Ce l’ho ancora sullo stomaco.»

«Era un minestrone buonissimo. Io mi sono leccato i baffi.»

«Quali baffi? Tu non ce l’hai.»

«È un modo di dire.»

«Parlate un linguaggio assurdo. Inoltre, avete degli oggetti che non avevo mai visto.»

«Ti fanno paura.»

«Paura no. Non li capisco. Ogni tanto viene un tipo con uno strumento che non si sa a che serve. Si mette due pezzi di metallo nelle orecchie, legate a una specie di collana, e posa un medaglione grosso e freddissimo sul mio petto e sulla mia schiena… Mi dice “Respira! Tossisci!”. Roba da matti.»

«Con quello strumento lui ascolta il tuo cuore.»

«Si è innamorato di me?»

«No. È un medico e vuole sapere se stai bene.»

«Si è innamorato di me. Chi si interessa della salute di una persona ama quella persona.»

«È un amore platonico…»

«Plato che?»

«Hai ragione. Tu non puoi sapere chi è Platone.»



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