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Il Sessantotto nel cinema

Creato il 18 luglio 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

I film che hanno fatto la storia: il Sessantotto raccontato da Bertolucci (e dai Beatles)

Una delle magie del cinema è quella che permette allo spettatore di viaggiare nel tempo. Siamo nel 2015, ma se ci sediamo davanti alla tv, o davanti al pc, possiamo scegliere tra un'infinità di epoche. Il film storico è sicuramente un genere molto apprezzato, ma non è l'unico che ci permette di andare a vedere come si viveva in una determinata era.
Com'è ovvio, il personale punto di vista del regista fa sì che le atmosfere di un periodo siano più o meno distorte, in buona fede, anche a causa di quella "sindrome dell'epoca d'oro" che, per rimanere nell'ambito cinematografico, viene sviscerata da Woody Allen nel suo "Midnight in Paris". Certe epoche storiche si prestano forse meglio di altre a un'interpretazione e ad una riduzione cinematografica, in parte grazie all'aura di fascino che le circonda, in parte grazie alla potenziale potenza scenografica dei costumi. Del primo gruppo fa sicuramente parte il Sessantotto, periodo che ha visto anni decisamente "caldi" (non per niente l'autunno del '77 è definito proprio così).
Sul '68, anno di contestazioni, scioperi, rivolte studentesche, si è prodotto molto: saggi, pellicole, canzoni. Fabrizio De Andrè vi ha dedicato un intero concept album, Storia di un impiegato del 1973, e Bernardo Bertolucci, nel 2003, ha girato The Dreamrs.

The Dreamers

Una delle caratteristiche principali di The Dreamers è la presenza quasi ossessiva del cinema. E come non potrebbe? Negli anni della contestazione, le associazioni culturali e soprattutto gli schermi cinematografici vissero un nuovo e rinnovato splendore, una vera e propria età dell'oro. Il maggio 1968 diede inizio al periodo della contestazione, e viene comunemente indicato come "il maggio francese", definizione sufficientemente esaustiva che permette di capire quanto la Francia sia stata sconvolta, nella primavera di quell'anno, dai moti sessantottini. Il Sessantotto fu un movimento di massa culturale, in cui le voci degli studenti e degli operai si unirono in un grido di protesta. Parigi fu il fulcro e l'emblema di quei mesi, con gli studenti che inneggiavano alla libertà in tutti i campi, dalla rivendicazione dell'amore libero a una più generale liberalizzazione dei costumi, che portò agli scioperi, alle contestazioni in piazza, allo scontro di studenti e operai contro la polizia pronta a bloccare le frotte di studenti.

A un'intervista

Tuttavia, quello che viene più sfruttato in The Dreamers non è il racconto del periodo storico contemporaneo all'azione, ma la vita di tre ragazzi che, dimentichi delle contestazioni, si chiudono in casa, creando un loro personalissimo universo fatto di discussioni filosofiche e storiche (il personaggio di Théo sembra amare molto Mao e in una scena legge a voce alta alcuni passi dal Libretto rosso, oltre a possedere anche dell'oggettistica con la sua effige), indovinelli sui film e la ricerca di un edonismo basato sull'amore e sulla totale libertà dei costumi. In questo mondo, i film citati dai protagonisti si riferiscono tutti al passato, da Bande a part passando per Venere bionda e Scarface, in una sorta di gioco tra i tre protagonisti che vede anche un sistema di penitenze in caso l'indovinello non vada a buon fine. Il film è anche inframmezzato dalle immagini dei film citati, permettendo allo spettatore ignaro di conoscere alcuni spezzoni dei film che hanno fatto la storia e che si intrecciano con le vicende dei protagonisti, che spesso emulano le azioni delle pellicole di maggior successo degli anni passati (si pensi a quando i tre ragazzi corrono per il Louvre per "battere il record di Bande à part ", dove il montaggio alternato mostra le immagini del film di Godard). Il cinema è il vero protagonista del film, tra le discussioni su chi sia meglio tra Chaplin e Keaton, le immagini della Cinemathéque occupata in cui i ragazzi si incontrano e le riflessioni di Matthew, aspirante regista, sulla potenza del cinema. Si potrebbe respirare, quindi, un'atmosfera che lo spettatore contemporaneo definirebbe "tipica" del Sessantotto, senza però vederla. Certo, ci sono alcune scene di contestazione, immagini alla tv, elementi che inquadrano il film in un preciso momento storico di cui si riesce a percepire la presenza. Tuttavia, la patina di edonismo viene spazzata via solo alla fine del film quando, da una finestra spaccata, entra la voce della folla che protesta tra molotov e scontri con la polizia, a cui si aggiungono anche i due gemelli, vivendo effettivamente la contestazione e separandosi dall'ultimo sognatore, Matthew, che non riesce a capacitarsi della violenza che vede e che vorrebbe che tutto si risolvesse come ha vissuto gli ultimi mesi, con l'amore.

Across the Universe

In The Dreamers, una delle componenti principali oltre alla storia del cinema è la musica, dalla discussione di Théo (Louis Garrel) e Mtthew (Michael Pitt) su Eric Clapton e Jimi Hendrix, una delle numerose in cui i due personaggi difendono punti di vista opposti, alla musica di Edith Piaf a La Mer di Charles Trénet che causa l'ira di Isabelle (Eva Green).
Da un punto di vista più prettamente musicale, gli anni precedenti alla contestazione sono raccontati anche da un altro film, Across the universe (2007) per la regia di Julie Taymor. Ambientato nel 1960, il film sfrutta alcune tra le canzoni più famose dei Beatles per raccontare le vicende dei giovani protagonisti, che dalle stesse canzoni riprendono molti dei loro stessi nomi. Nel film, il giovane Jude, proveniente da Liverpool, si dirige in America per cercare le tracce del padre. Qui si imbatterà nello studente scapestrato Max, nella bellissima Lucy, di cui si innamorerà, e in altri personaggi che, nelle loro storie, vedranno intrecciarsi le vicende della guerra in Vietnam, i principi della controcultura hippie e, ovviamente, la musica dei Beatles, costantemente utilizzata e mai espressamente citata. Attraverso la musica dei Fab Four nasce quindi un musical che unisce elementi di potenziale verità (la partecipazione a una marcia per la pace, la nascita di alcuni gruppi terroristi, il ricovero di uno dei personaggi dopo l'esperienza della guerra in Vietnam), dettagli storici (il concerto che chiude il film, con All you need is love, riprende l'ultima vera esibizione in pubblico dei Beatles) e la finzione narrativa. Sebbene in modo diverso rispetto a The Dreamers, grazie al mezzo del musical, anche Across the universe cerca di raccontare, forse in modo più pop e più hippie, la vita di quegli anni. La differenza con il film di Bertolucci, tuttavia, è che Across the universe porta la Storia direttamente dentro la storia sin dall'inizio, in una coesistenza delle due dimensioni che interagiscono in una sorta di rapporto causa-effetto. Così non è in The Dreamers, in cui la Storia entra (è il caso di dirlo) dalla finestra solo alla fine, mentre il resto del film è incentrato puntualmente e quasi esclusivamente sui tre protagonisti e sulle loro vite all'interno delle quattro mura, che lasciano fuori una Parigi solo raccontata e sognata, esattamente come dirà Matthew a Théo: -Se tu credessi davvero in quello che dici, saresti là [...] Invece sei qui con me a bere vini costosi, a parlare di Maoismo.-

Sessantotto cinema

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