Analisi sociologica di una diatriba montata ad arte.
Si è spinto anche oltre, Accorinti, inneggiando al disarmo: «Si svuotino gli arsenali, strumenti di morte e si colmino i granai, fonte di vita. Il monito che lanciava Sandro Pertini sembra ancora oggi cadere nel vuoto. Nulla da allora è cambiato. L’Italia, Paese che per la Costituzione ripudia la guerra, continua a finanziare la corsa agli armamenti e a sottrarre drasticamente preziose e necessarie risorse per le spese sociali, la scuola, i beni culturali, la sicurezza.»
Il discorso del primo cittadino messinese è in linea con i suoi ideali, ampiamente illustrati nella recente, e vittoriosa, campagna elettorale e con il suo profilo di attivista a difesa della pace e delle minoranze. Ciò nonostante, le sue parole sono piovute come un fulmine al ciel sereno sul Milite Ignoto e su quanti erano li raccolti per la commemorazione. Così i comandanti dei Carabinieri Ugo Zottin e Stafano Spagnol, nel bel mezzo del discorso, hanno lasciato la piazza contrariati.
E mentre su internet monta il dibattito tra colpevolisti e sostenitori del sindaco, alle parole di D’Alia fa eco Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista: «Grande gesto quello del sindaco Renato Accorinti di Messina che, coerentemente con la sua storia di pacifista, oggi ha mostrato la bandiera della pace in occasione delle celebrazioni del 4 novembre. Noi riteniamo questa giornata un inno alla guerra, retaggio di una cultura militarista che non ci appartiene».
Lungi da noi il voler difendere Accorinti, sindaco di Messina e quindi sottoposto in primis al giudizio dei messinesi. Non si tratta neanche di una disquisizione politica, che non troverebbe spazio in questa sede. È solo un tentativo di capire che cosa si cela dietro le polemiche che sempre più spesso gli stessi uomini politici pongono all’attenzione dell’opinione pubblica.
Dal fondo della memoria di bambino, laddove si custodiscono i ricordi d’infanzia, affiorano alle labbra i versi recitati dagli scolari innanzi al Milite Ignoto:
Se vuoi la pace/ dichiara guerra alla guerra[...] (G. Elba) e ancora: Non importa che tu/ sia uomo o donna,/ vecchio o fanciullo,/ operaio o contadino,/ soldato o studente o commerciante;/ non importa quale sia/ il tuo credo politico/ o quello religioso;/ se ti chiedono qual è la cosa/ più importante per l’umanità,/rispondi/ prima/ dopo/ sempre:/ la pace! (Li Tien Min).
Anche la scuola, dunque, è sovversiva e provocatrice? O quanto insegnato ai bambini non vale più in età adulta?
Non sembra, però, che sollecitarne il dibattito politico sia una mancanza di rispetto per la memoria dei tanti caduti in guerra. Potessero questi ultimi ritornare in vita, sarebbero di sicuro a favore delle politiche di disarmo, senza se e senza ma. Così come non crediamo sia una mancanza di rispetto per le forze armate, di sicuro non peggiore di quella del ministro D’Alia, artefice, insieme all’allegra brigata di stanza a Roma, di numerosi tagli ai fondi già esigui delle forze dell’ordine. Carabinieri e Polizia non hanno a volte neanche i soldi per la benzina. Come può proprio l’ex cuffariano D’Alia, deputato e senatore di lungo corso, invocare le scuse del sindaco ai cittadini e alle forze armate?!
Ritorna alla mente L’Agenda-setting, la teoria che ipotizza l’influenza dei mass-media sull’opinione pubblica. I giornali e le televisioni, si sa, stabiliscono l’agenda del dibattito, rendendo “notiziabili” alcune questioni a discapito di altre. Considerato, però, che i media non sono liberi da condizionamenti e – in alcuni casi – da imposizioni del potere, spesso è la classe politica a stilare l’agenda degli argomenti da dare in pasto all’opinione pubblica.
Sembra ormai consolidato il gioco delle parti dei politici nostrani: complice il governo delle larghe intese, si discute e ci si azzuffa (o si finge di farlo) su questioni di marginale importanza – i cosiddetti temi a soglia alta, cioè lontani dalla vita quotidiana dei soggetti – affinché tutto resti com’è e si dia ai cittadini l’illusione di fare politica. La copertura dei media poi fa il resto, trasformando i temi a soglia alta in temi a soglia bassa, percepiti dunque dall’audience come vicini. Non si perde occasione per
Un consiglio? Pensare autonomamente, entrando nel merito delle questioni e non fermandosi alla notizia del Telegiornale o, peggio ancora, alla sola lettura del titolo di un articolo di giornale. Un altro consiglio? Spegnere la tv e disintossicarsi per un po’ dalla forma mentis che ci impone in maniera subdola.
Quella sul sindaco Accorinti appare, dunque, come l’ennesima polemica pretestuosa, innescata ad arte per distogliere l’interesse dei cittadini dai troppi problemi del Paese che la politica non sa e non vuole risolvere.
Se di scuse si deve parlare, allora, che Accorinti si metta in fila ed aspetti il suo turno: prima di lui, sicuramente, ci saranno il ministro D’Alia, il segretario Ferrero e tutti i politicanti, che per la Sicilia e l’Italia hanno fatto e fanno davvero ben poco.
La Politica si fa con i fatti, non con le parole. E anche la pace.
Written by Nino Fazio