Il successo dell’eugenetica negli USA, in Europa e nei Paesi secolarizzati

Creato il 24 marzo 2012 da Uccronline


 

di Francesco Agnoli*
*scrittore e giornalista

 
 

Proseguiamo il discorso sull’eugenetica iniziato in Ultimissima 9/03/12. Negli Stati Uniti l’eugenetica si sviluppò inizialmente nei laboratori di Long Island dai seguaci di Francis Galton. I programmi eugenetici statunitensi erano perseguiti e difesi in nome dell’ideologia pseudoscientifica progressista che come obiettivo aveva quello di migliorare l’umanità per arrivare alla selezione di individui perfetti. Qui, come scrive Valentina Costa, sperimentazioni come le sterilizzazioni dei non adatti, la segregazione di bambini e bambine nelle scuole statali, la lobotomia e l’elettroshock furono utilizzati come vere e proprie cure di prevenzione e di salvaguardia di quelle persone meritevoli che avrebbero avuto il compito di portare avanti nella specie i loro caratteri superiori. I milioni di immigrati provenienti da tutt’Europa furono, assieme ai cosiddetti ritardati mentali, ai poveri, alle prostitute, agli alcolisti, i principali bersagli dell’eugenetica americana. Inizialmente la gente proveniente dal “Vecchio Mondo” era vista come una fortuna per l’industria in rapida ascesa: era infatti una fonte preziosa di manodopera a basso costo; col passare degli anni però le troppe e crescenti differenze culturali, linguistiche, religiose finirono per alimentare un malcontento generale da parte del popolo americano, tradizionalmente patriottico e fiero della propria cultura. In questa situazione gli eugenisti svolsero un ruolo fondamentale, facendo nascere un vero e proprio sentimento di odio nei confronti degli immigrati, considerati oramai biologicamente inferiori.

Uno fra i primi e più famosi eugenisti americani fu Henry H. Goddard, il quale si incaricò di individuare tra tutti gli immigrati che sbarcavano a Ellis Island, coloro che avrebbero potuto costituire un pericolo per i futuri figli d’America. Goddard sottoponeva a test mentali le persone che egli stesso riteneva potenzialmente malate, insane, o “deficienti” a causa del loro aspetto. La presunta validità dei risultati di questi test è però oggettivamente tutta da verificare, in quanto essi venivano fatti, oltre che in una lingua sconosciuta agli immigrati (l’inglese), in condizioni ostili e disumane, dopo una traversata oceanica su un ponte di “terza classe”. E’ facile comprendere come questi test non potessero che dare la conferma alle supposizioni di Goddard riguardo l’inferiorità mentale degli immigrati; l’interpretazione che fu data inoltre mise in allarme il popolo americano perché dai test emergeva che i nuovi arrivati non solo erano “ritardati”, ma questa loro caratteristica era in costante crescita. Sembrava perciò necessario evitare in ogni modo una contaminazione del sangue americano, in quanto la debolezza mentale era sicuramente da ritenersi geneticamente trasmissibile. Goddard arrivò ad affermare con scientifica certezza che “la debolezza mentale è una condizione della mente o del cervello che si trasmette con la stessa regolarità con cui vengono ereditati il colore degli occhi o dei capelli”.

Uno tra i fondatori dell’ American Eugenics Society, Madison Grant, sosteneva l’esistenza di tre razze europee: i Nordici, dominatori, avventurieri, aristocratici, fiduciosi in se stessi, protestanti; gli Alpini, sottomessi all’autorità politica o religiosa; ed infine i Mediterranei, cattolici, schiavizzati totalmente. Alcuni dati presenti in testi di psicologia dell’epoca riportavano che l’83% degli ebrei, l’80% di ungheresi, il 79% di italiani e l’87% di russi andava giudicato ‘debole di mente’, candidato quindi alla sterilizzazione… Nel 1917 quindici Stati avevano adottato una legislazione in campo eugenetico, che comprendeva restrizioni, obbligo di certificati medici di sana costituzione per il matrimonio, sterilizzazioni (lo Stato dell’Indiana fu il primo a introdurre tale metodo nel 1907), segregazioni in ospedali e scuole statali. Nel 1944 gli Stati che regolarmente e in maniera sempre maggiore effettuavano la sterilizzazione sui propri cittadini “inadatti” erano trenta; il totale delle persone colpite da questo trattamento è superiore alle 40 mila; dagli anni Venti agli anni Trenta le sterilizzazioni annue erano circa 200/600, ma dopo gli anni Trenta esse aumentarono fino a toccare le 2000/4000. C’è da sottolineare che nonostante per la maggior parte delle leggi sulla sterilizzazione fosse previsto il carattere volontario e consenziente da parte degli inadatti, in realtà il maggior numero di operazioni venne fatto in modo costrittivo. Per far ciò si ricorreva all’inganno e all’utilizzo di false scuse, quali l’incapacità di dare direttamente il consenso di alcuni malati mentali e l’autorizzazione firmata da parenti o tutori di queste persone. Ma gli uomini e le donne che venivano sottoposti alla sterilizzazione forzata nei manicomi degli Stati Uniti, come testimoniato dagli Stati della Virginia e della California, erano in maggioranza neri o immigrati, persone che certamente erano in grado di intendere e di volere.
Il sostegno popolare di cui godevano gli istituti di segregazione, come le Scuole Statali, e di sterilizzazione, fu davvero notevole; anche la formazione di una commissione di esperti, provenienti soprattutto da Università americane, col compito di far luce sulle problematiche di maggior importanza e complessità, come ad esempio la salute pubblica, fu accolta benevolmente. Queste commissioni, che contavano un gran numero di esperti provenienti dall’ E.R.O. di Davenport e Laughlin, furono una proposta iniziata con la Wisconsis Idea.

Molte delle leggi eugenetiche, fatte nei primi anni del Novecento allo scopo di liberare la società dagli inadatti, rimasero in vigore fino agli anni ’70, come per la Virginia che fu l’ultimo Stato nel 1979 a rimuovere la legge sulla sterilizzazione forzata. In totale ventisette dei cinquanta stati americani adottarono leggi eugenetiche tra il 1907 ed il 1979; determinante fu il fatto che ricerche ed esperimenti furono tutti finanziati da associazioni e persone molto noti del capitalismo statunitense. Tanto per citare alcuni nomi noti: H.Ford, J.Kellogg, J.Rockfeller ed il gruppo petrolifero Standard Oil. L’eugenetica insomma era riuscita a diventar parte di qualsiasi genere di istituzione, dalla sanità, al Wellfare, all’istruzione, divenendo nel 1928 un corso universitario in 328 colleges, tra cui Yale, Harvard, Standford. Anche il premio Nobel James Watson ci dà alcune informazioni interessanti: “A salutarla (l’eugenetica) con entusiasmo furono soprattutto coloro che oggi sarebbero definiti la ‘sinistra liberale’. I socialisti fabiani abbracciarono in massa la causa; fra loro George Bernard Shaw scrisse: ‘Oggi non esiste alcuna scusa ragionevole per rifiutarsi di affrontare il dato di fatto che nulla, se non una religione (sic) eugenetica, può salvare la nostra civiltà’”. “L’eugenismo”, continua Watson, “era d’obbligo anche nel nascente movimento delle donne. Le femministe paladine della contraccezione – Marie Stopes in Gran Bretagna e, negli Stati Uniti, Margaret Sanger , fondatrice di Planned Parenthood (ancor oggi influente associazione abortista, ndr) – consideravano l’eugenetica come una forma di controllo delle nascite. Nel 1919 la Sanger disse senza giri di parole : ‘Più figli da chi è dotato e meno da chi non lo è: questo è il primo punto per il controllo delle nascite’ ”. Sempre Watson illustra la continuità tra l’eugenetica galtoniana e quella nazista ricordando che “poco dopo essere saliti al potere, nel 1933, i nazisti avevano promulgato una legge completa sulla sterilizzazione – la legge per la prevenzione dei difetti ereditari- esplicitamente basata sul modello americano…nell’arco di tre anni furono sterilizzate 225 persone”.

E mentre Galton coi suoi “resoconti africani” “avvallava i pregiudizi sulle razze inferiori”, Wallace, “scopritore insieme a Darwin della selezione naturale (ma assertore dell’unicità dell’uomo, ndr), condannò l’eugenetica nel 1912, ritenendola ‘null’altro che l’invadente interferenza di un arrogante casta scientifica’ ” . Per approfondire questo argomento si può consultare anche il libro di Stefan Kühl, “The Nazi Connection”, in cui si parla del legame tra il movimento eugenetico americano, soprattutto wasp, e quello nazista, e delle intense relazioni tra scienziati eugenisti americani e scienziati eugenisti tedeschi, per lungo tempo.
Riassume Valentina Costa: “Importante è sottolineare come gli eugenisti americani non abbiano mai preso le distanze per differenziare tra la loro “buona” eugenetica e la “cattiva” eugenetica dei nazisti; ne furono anzi entusiasti, tanto da considerare la legge nazista come la realizzazione del ‘modello di sterilizzazione eugenetica’. I numerosi gruppi, società, istituti e laboratori di ricerca e sperimentazione di eugenetica, sorti negli USA a partire dai primi anni del ‘900, ebbero fedeli rapporti con i loro corrispondenti tedeschi, fin dalla fine degli anni Venti. La collaborazione tra eugenisti americani ed eugenisti tedeschi continuò per tutti gli anni Trenta, nel corso dei quali ci furono molte occasioni di incontro, di scambio di opinioni, di informazione sugli sviluppi e di reciproci apprezzamenti per il lavoro condotto. Nemmeno in seguito all’approvazione delle Leggi razziali di Norimberga nel 1935, con le quali si dava inizio alle persecuzioni sistematiche nei confronti degli ebrei, gli eugenisti americani fecero mancare il loro appoggio al Reich. Due anni dopo l’ascesa al potere di Hitler, un membro del movimento eugenetico della Virgina manifestava così la sua preoccupazione che l’America perdesse il primato su ciò che loro per primi avevano sviluppato partendo dalle teorie di Darwin e del cugino Galton; egli diceva: ‘I tedeschi ci stanno battendo al nostro stesso gioco’.
Un altro esempio di appoggio alle ideologie naziste da parte degli Stati Uniti ci viene da Harry Laughlin, sovrintendente dell’Eugenetics Record Office. Egli, sfruttando la sua posizione, cercò di far conoscere la propaganda razziale dei nazisti e fece tradurre un film propagandistico tedesco, realizzato allo scopo di diffondere nella società americana l’idea dell’indispensabilità dei provvedimenti di sterilizzazione dei malati. Questo filmato fu proiettato in chiese protestanti, club, college ed istituti superiori. Nel ’36 l’Università’ di Heidelberg assegnò a Laughlin la laurea ad honorem per i suoi risultati in ambito scientifico”

Può essere interessante, sempre per comprendere meglio dove può giungere una ideologia materialista coerentemente applicata, dare uno sguardo anche all’opera di Micheal D’Antonio, “La rivolta dei figli dello Stato”, ambientata in America sempre negli anni del trionfo dell’eugenetica. Scrive il D’Antonio: “La Fernald e oltre un altro centinaio di istituti statali che hanno confinato centinaia di migliaia di bambini americani – molti dei quali assolutamente normali – furono al centro di un tentativo nazionale a lungo respiro, in gran parte dimenticato, di creare una razza umana migliore. Per oltre cinquant’anni i medici e i burocrati statali hanno applicato ai bambini e alle bambine problematici i principi dell’allevamento del bestiame per isolare ed eliminare i ceppi di qualità inferiore. Questi individui furono marchiati con lo stigma di deboli di mente, ma gran parte di loro sarebbe oggi considerato normale secondo gli standard diagnostici in uso. Il movimento eugenetico americano svolse campagne pressanti per far edificare questi istituti e farvi rinchiudere i bambini reputati inadatti alla riproduzione…Questi bambini inermi furono rinchiusi in istituti da funzionari e burocrati che fecero un uso distorto dei test per il calcolo del Quoziente Intellettivo. Una volta reclusi furono sottoposti all’isolamento, al sovraffollamento, ai lavori forzati e a regolari abusi fisici tra i quali vanno ricordati la lobotomia, l’elettroshock e la sterilizzazione chirurgica”. Inoltre “gli scienziati della Fernald usavano i residenti per un’enorme varietà di studi diversi che spaziavano dalla psicochirurgia al testosterone. L’uso dei bambini istituzionalizzati come soggetti di ricerca non fu limitato alla Fernald. Negli anni ’60 i bambini della scuola Willobrook di New York, per esempio, furono contaminati col virus dell’epatite da ricercatori che sostenevano che l’avrebbero contratta in ogni caso” .

L’eugenetica nel resto del mondo. Come si è già accennato, l’eugenetica, oltre che negli Usa e in Germania, ottenne notevoli successi anche in altri paesi e presso altre ideologie. Si può tranquillamente parlare di una eugenetica rossa (Cina e Corea del Nord), verde (alcuni teorici animalisti ed ambientalisti nazisti, come Walter Darrè, e contemporanei), e socialdemocratica. Sempre, in ogni modo, fu fondata sulla riduzione dell’uomo ad animale. L’eugenetica nella prima metà del Novecento era tanto diffusa che al processo di Norimberga ai tedeschi non fu contestata come crimine contro l’umanità la campagna di sterilizzazione forzata attuata in Germania a partire dal 1938. Sarebbe stato troppo facile, per gli imputati, ricordare che erano stati preceduti da campagne analoghe condotte, ancora prima, o in contemporanea, negli Usa, in Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia, tutti paesi, non a caso, in cui la voce della Chiesa cattolica era debole o quasi nulla. In Svezia, per esempio, i primi provvedimenti eugenetici datano al 1922 e vennero condotti dai socialdemocratici, su impulso delle teorie di due premi Nobel, i coniugi Gunnar e Alva Myrdal .

E’ bene ricordare che l’eugenetica fu una vera ossessione di quegli anni, anche nel nostro paese, dove però fu mitigata dalla cultura cattolica, e non riuscì quindi a tradursi in provvedimenti legislativi concreti. Si pensi al fatto che nel 1889 lo psicologo Giuseppe Sergi, nel suo “Le degenerazioni umane”, proponeva una repressione violenta dei degenerati, quali i criminali, i vagabondi, i parassiti”, arrivando ad affermare: “Chiamo degenerati tutti quegli esseri umani i quali, pur sopravvivendo nella lotta per l’esistenza, sono deboli e portano i segni più o meno manifestamente di questa loro debolezza, tanto nelle forme fisiche che nel mondo di operare; e chiamo degenerazione il fatto di individui e di loro discendenti, i quali nella lotta per l’esistenza non essendo periti, sopravvivono in condizioni inferiori e sono poco atti a tutti i fenomeni della lotta susseguente” . A tali aberranti considerazioni, e all’eugenetica in genere, la Chiesa cattolica si oppose da subito, con più successo dove più alto era il numero dei cattolici, ad esempio con l’enciclica Casti connubii del 1930, dura condanna dell’aborto e della pretesa dell’autorità pubblica di vietare ad alcuni il matrimonio, o addirittura di sterilizzare quanti venissero ritenuti a rischio di “prole difettosa”. Occorre, scriveva il papa, provare a dissuadere dalla procreazione coloro che rischiano di avere figli malati, ma “le pubbliche autorità non hanno alcuna potestà diretta sulle membra dei sudditi” e “non possono mai, in alcun modo ledere direttamente o toccare l’integrità del corpo, né per ragioni eugeniche, né per qualsiasi altra cagione”. Naturalmente questa enciclica suscitò le tradizionali reazioni nevrotiche degli eugenisti, tutti compatti, che fossero inglesi, tedeschi o italiani. Scrisse la rivista “Eugenics rewiew” nel 1931: “Bisogna tristemente riconoscere che da qui in avanti non ci può essere nessuna tregua tra noi, che cerchiamo la salvezza a modo nostro, e i crociati di Roma. Poiché in questo caso ci troviamo di fronte a qualcosa di più che un invito a regredire al medioevo rivolto ai singoli cattolici; ci troviamo di fronte, se interpretiamo correttamente, ad un invito alla crociata contro la libertà di pensiero e di azione dallo Stato moderno” . Libertà di pensiero, lesa laicità, crociate, intromissioni ecclesiastiche, oscurantismo medievale, autonomia dello Stato: sempre i soliti slogans, triti e ritriti, dei giorni nostri!

Da: Perché non possiamo essere atei (Piemme 2009)


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