Torino è una città elegante, austera, dall’atmosfera immota ed ottocentesca. Eppure, tra Politecnico, incubatori di start-up e innovazione, è proprio qui che nascono le “grandi rivoluzioni”, o che almeno vengono lanciate per la prima volta a livello italiano. Così accade che anche nel settore privato, l’aria che si respira fatta di intuizioni e di competenze trasversali, contamini campi differenti: è il caso del VeinCareTeam, una equipe medica che ha lanciato recentemente un video immersivo destinato a rivoluzionare il mondo della divulgazione e della didattica. Ma procediamo con ordine.
Il VeinCareTeam è la tecnologia
© VeinCareTeam
Jean Daniel Rostan, insieme a due suoi colleghi (Giorgio Ovidio Bitossi e Daniele Maggio) hanno fondato nel 2011 una realtà che opera ad altissimi livelli ed in maniera super specializzata in ambito flebologia. Vene varicose e tutto ciò che c’entra con questo tipo di interventi che hanno ricevuto, per linee guida internazionali, importanti contributi proprio dallo sviluppo tecnologico degli ultimi anni. Così, la filosofia dei medici che aderiscono al progetto è stata quella di applicare le novità in modo da rendere più “facile” la vita ai pazienti: aumentando l’informazione e rendendola meno “accademica”, gestendo maggiormente le patologie insieme ai pazienti, mettendo in pratica procedure che sono minimamente invasive laddove, in passato, si usavano ancora bisturi e punti di sutura. Effettuando oltre 1000 interventi all’anno, i tre professionisti si sono dedicati sia alla ricerca che alla formazione di altri colleghi che volessero specializzarsi come loro. Ma non solo.
Jean Daniel Rostan ha voluto percorrere strade particolarmente innovative per comunicare al fine di coinvolgere maggiormente medici di base, medici specialistici, pubblico generale. È stata lanciata una App per smartphone e sono stati messi a disposizione dei pazienti “diretti” vari strumenti particolari, come ricostruzioni 3D del quadro clinico ecc.
L’incontro con Oculus

oculus e VeinCareTeam
Su questa base, il dottor Rostan è rimasto affascinato da un prodotto che un suo amico, dedito a tutt’altro nella sua vita, gli ha fatto conoscere. Si tratta di Oculus rift: un “caschetto”, o meglio degli occhiali per la realtà virtuale, che permettono di immergersi totalmente in uno spazio diverso da quello in cui ci si trova realmente. Ad avvicinarlo a questo moderno device, ancora poco più di un gadget tecnologico per gli amanti dell’innovazione, è stato David Arnaud, altro personaggio interessante: classificatosi quinto ai campionati mondiali di kayak estremo del 2001, è un affermato regista che realizza video per sponsor, organizzatori di eventi e sportivi che amano l’avventura ed il rischio. Insomma, è un videomaker che permette al suo pubblico di trovarsi in luoghi inaccessibili di alta montagna, di scendere le vertiginose rapide durante un rafting e di avvicinarsi ad ambienti in cui o ci si trova per la passione di una vita, o è molto difficile arrivare.
Dal confronto tra due eccellenze all’avanguardia, insomma, è nata l’idea di un utilizzo nuovo di Oculus, che probabilmente farà scuola: è nata la volontà di realizzare un video immersivo che permettesse a chiunque di capire nel caso specifico che tipo di trattamento ricevessero determinate patologie (le malattie venose colpiscono quasi una persona ogni due nel corso della vita), creato in modo chiaro, diretto, divulgativo. Niente tecnicismi inutili comprensibili solo dagli addetti ai lavori, ma neanche approssimazione che possano generare dubbi o disinformazione. E, soprattutto, un’esperienza “interattiva” nuova.

Jean Daniel Rostan, medico chirurgo, e David Arnaud, regista, presentano il progetto di VeinCareTeam con Oculus
Possibilità di sviluppo del progetto

Oculus è indipendente dallo schermo e permette un totale isolamento dall’ambiente circostante
Il progetto “Oculus”, che si concretizza ora in un primo video presentato dal VeinCareTeam questa settimana a Torino e realizzato da David Arnaud, ha un potenziale di sviluppo notevole. La speranza è che lo strumento (di proprietà di Facebook che secondo tutte le analisi di mercato nei prossimi anni modificherà pesantemente il nostro modo di concepire i video) venga utilizzato per la didattica da università, atenei e professionisti. In questo senso permetterà a medici con diverse specializzazioni o di base, di rendersi perfettamente conto di cosa fanno altri colleghi, anche senza bisogno di trasferte o lunghi studi, per poter meglio orientare i propri pazienti. E, parallelamente, la divulgazione medica conoscerà un nuovo orizzonte: la possibilità di “entrare virtualmente in sala operatoria” quando si vorrà sapere cosa ci aspetta per un intervento o una procedura, senza approssimazioni di sorta o incomprensioni. Vedere è potere, trovarsi immersi è un’esperienza davvero unica.
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