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Il vero Buio in Sala: Il cinema Zenith di Perugia

Creato il 04 ottobre 2014 da Giuseppe Armellini
Il vero Buio in Sala: Il cinema Zenith di PerugiaIn un anacronismo ti ci puoi imbattere per caso, in un anacronismo ti ci puoi trovare, un piccolo anacronismo, se osservi bene, lo puoi vedere dapertutto.
Ma a volte in un anacronismo ci puoi anche entrare, finir dentro.
E lo puoi fare salendo le scalette esterne di un vecchio edificio, su quello che pare il cortile interno di un antico monastero.
Sali le scalette, entri dentro e tutto ti sembra come 30 anni fa, quando bambino e poi adolescente ti infilavi in questi cinema dall'unica biglietteria, una biglietteria in cui quasi mai trovavi una bella ragazza col sorriso prestampato ma l'ombroso proprietario o una gentil signora che aveva appena impastato la pizza due ore prima.
E già nella biglietteria il fumo delle sigarette (e qui ben venga il progresso ad averle tolte) ti entrava nelle narici, lo spazio è piccolo, non si respira, dai mamma, entriamo in sala.
E in sala lo stesso fumo che si alzava controluce con le immagini.
Il buio, il fumo, le immagini.
E la sala poi non era un anfiteatro moderno con le luci a led ogni 2 metri, ma una vecchia stanza con logore poltrone.
In alcuni casi, nella maggior parte dei casi anzi, tutto messo al piano terra poi, che se davanti a te si sedeva una signora coi bigodini o col cappello nuovo, oppure uno di quei signori alti che a tutto pensano nella vita tranne che la loro altezza in alcuni casi possa procurar danni, ecco, in quei casi la visione diventava una piacevole sofferenza, un kamasutra cinematografico di colli inerpicati.
Che poi in questi cinema, anche oggi, in questo anacronismo in cui sono entrato, ci vado principalmente per film coi sottotitoli.
E se trovo la signora col cappello nuovo o il signore troppo alto leggerli diventa quasi impossibile.
Ma che vuoi, se entriamo qui è perchè questo ci piace e questo vogliamo vivere, se preferissimo stare in comode poltrone 2 metri più alte di quelle davanti e con il porta-bibita incorporato andremmo altrove.
Ad accogliermi c'è Riccardo, un uomo che 15 anni fa mi sembrava identico a Gary Sinise di Forrest Gump ma adesso, con tutto il rispetto per l'attore americano, gli anni se li è portati avanti meglio lui.
E' qui dal 96 (ma lo Zenith ha più di 50 anni di vita) e circa dallo stesso anno io, con presenze più o meno sporadiche, vengo in questo piccolo cinema appena fuori dal centro di Perugia.
Lo Zenith, nel 1996, veniva da anni di inattività, occorreva ripartire quasi da zero.
E Perugia allora, come del resto anche adesso, era all'avanguardia nel campo cinematografico visto che solo nel centro c'erano almeno 5 cinema.
E così al rinato Zenith, la legge del prima ci siamo noi, stai lì buono, faceva in modo che restassero quasi soltanto gli "scarti" degli altri.
Sì, scarti, chiamali così.
Chè all'epoca non c'erano mica i multisala e quindi il cinema di massa e popolare lo trovavi proprio in quei 5 cinema sopracitati. E così i film che restavano fuori più che scarti erano quelli di nicchia, quelli poco pubblicizzati, quelli che avevano come maggior possibilità di successo il passaparola.
E così un pò per necessità e un pò per una scelta sin d'allora molto precisa il nuovo -che dir nuovo in questa storia poi par quasi un'offesa- Cinema Zenith da quasi 20 anni ormai è tornato la roccaforte del piccolo grande cinema, di quello di qualità, di quello più nascosto, di quello che con fatica cerca spazi in mezzo ai pop corn, di quello, diciamocelo, che alla fine della fiera ci fa ancora essere perdutamente innamorati di quest'arte.
Un cinema però che sembra non piacer tanto ai giovani, perennemente innamorati delle luci abbaglianti di altri luoghi.
E fa dispiacere perchè Perugia è (o forse è stata?) da anni una delle capitali italiane della meglio gioventù, degli universitari.
Ma dove sono sti ragazzi, mi chiedo io, mentre mi ritrovo spessissimo ad essere il più giovane in sala.
Ma dove siete, venite qui, e poi andiamo anche in quell'altri di cinema, che guardare una commedia sbrodolosa e un hamburger non hanno mai fatto male a nessuno, anzi.
Ve lo dice uno che senza i suoi horror, specie quelli scrausi, non sa stare.
Qui e là quindi, ci mancherebbe.
Ma anche qui, che non c'è da vergognarsi, che c'è solo da prenderci un pò la mano con certe cose, abituarsi, aspettare e vedere, che poi se ami il cinema la scintilla s'accende.
E invece ora, come 20 anni fa il pubblico è quasi tutto dai 40anni in su e se c'è qualcuno di 60 anni è perchè era il 40enne che ha cominciato a venire vent'anni fa.
E' dura la vita per certi posti, per cinema che ogni tanto, specie nel pomeriggio, hanno 1,2 spettatori (mi è capitato più volte) ma altre, e non poche, sanno ancora richiamare tantissima gente.
E non è la stessa "tanta gente" del multisala.
Non sarà gente migliore, ma migliore è il posto in cui si trovano.
Un posto dove si può ancora parlare di un film, vedere un 70enne che chiede informazioni a un trentenne, fermarsi un attimo in più e lasciare che l'emozione per quello che si è visto svanisca piano piano, magari davanti a un meraviglioso piatto di pasta nel ristorante aperto quasi 2 anni fa, il Nadir.
Lo Zenith e il Nadir, già.
Perchè qui poi, intendiamoci, di gente importante ne è venuta.
E' passato Martone e il suo Risorgimento
Guzzanti, lei, con i suoi zapateri e i suoi terremoti
E Guzzanti, lui, con i fascisti scambiati per marziani
E i Manetti col la bomba nell'ascensore e gli spari neomelodici
E Garrone con i suoi nani imbalsamatori, le sue modelle anoressiche e il suo pescivendolo napoletano che voleva diventare famoso.
E l'Avati di sconfinate giovinezze
E Moretti col suo Papa troppo umano
E Sorrentino col suo uomo nascosto in un hotel impaurito da nulla se non dall'amore
E Gilliam, e il giovane Ozpetek e tra poco Tornatore e chissà quanti altri.
Son venuti tutti qui.
Mica dove ci sono le luci a led, qui.
E qualcuno l'avrà fatto per pubblicità, qualcuno come tappa obbligata di una carriera che stava iniziando ma qualcuno, moltissimi, ci vengono anche essendo diventati quello che sono.
E qualcuno ci torna, vincesse pure l'Oscar.
E' il caso di Garrone, persona splendida (l'ho saputo anche per altre vie) che stranamente si vergogna a parlare in pubblico dei suoi film ("Riccardo, se mi inviti per una partita di calcetto vengo, per parlare no" dirà un giorno).
Ma anche la resistenza non può resistere a tutto.
E così è arrivato il digitale, e così la figura del "pizzaiolo" in sala proiezione non esiste più, premi play e che il Dio digitale te la mandi buona, se va male non si risolve.
Proprio oggi ho trovato fuori dalla porta d'ingresso la gigantesca e ferrosa macchina della proiezione in pellicola, che so, magari la stavano portando via per sempre, non l'ho chiesto a Riccardo.
Ma il mercato detta le leggi e se devi aggiornarti non puoi farci nulla.
Per il resto però tutto è ancora soltanto passione, idee e uomini.
Uomini che organizzano rassegne, corsi scolastici, cineforum ed eventi, moltissimi eventi.
E che insieme ad altre ottime realtà stanno facendo di Perugia una cittadina in cui il cinema d'autore è tutt'altro che morto.
Ma qui siamo comunque in un blog, nel mio blog.
E se sto blog l'ho chiamato Buio in sala un motivo c'è.
E forse è proprio il buio di questo cinema quello dove conservo più ricordi.
Non c'è nemmeno bisogno che ripeschi lontano, bastano questi ultimi anni.
In questo buio ho visto un coreano che alza un martello.
Un funzionario che ascolta vite che non sono la sua.
Un uomo malato terminale che incontra suo padre nella neve.
Un altro uomo che ha paura del tornado.
Uno che cerca gli affetti delle persone che non ci sono più.
Una famiglia greca e una finestra da cui buttarsi.
Un massacro raccontato prima da chi l'ha compiuto poi da chi l'ha subito.
Un pianeta che si schianta su una capanna di legno.
Un uomo che costruisce New York dentro un capannone.
E tutti gli altri che verranno da domani.

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