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Impotenza, psicosomatizzazioni e psicoanalisi.

Da Renzo Zambello

Impotenza, psicosomatizzazioni  e psicoanalisi. 

di: Renzo Zambello

Nella terapia psicoanalitica   spesso,  il sintomo non é affrontato direttamente. La psicoanalisi non si fa carico del sintomo. Nel caso clinico che segue,  cercherò di raccontare di come sintomi importanti quali  la fibrillazione atriale, attacchi di panico  e l’impotenza sessuale,  siano stati superati  attraverso un lavoro di introspezione ed elaborazione psicologica.

Andrea é oggi un  uomo di 35anni, perito elettronico, caporeparto nella fabbrica dove lavora,  fisico atletico e sposato da 15 anni.  Il motivo che lo portò nel mio studio,  circa due anni fa,  fu una improvvisa sintomatologia cardiologia, un episodio di fibrillazione atriale, che l’aveva colpito in montagna, mentre tentava di scalare una vetta. Fu soccorso e riportato a valle dall’ elicottero e ricoverato nel più vicino ospedale. Quel episodio lo spaventò molto e dopo alcuni esami clinici il medico curante gli suggerì che probabilmente il suo problema era prevalentemente psicologico si era trattato forse di un attacco di panico. Decise di prendere appuntamento con me.

Al primo incontro, dopo avermi descritto nei minimi particolari la sintomatologia cardiaca, in particolare la  paura di morire che aveva provato ” quando il cuore andava come un pazzo e sembrava gli saltasse fuori dal petto”, mi chiese se potevo aiutarlo con una terapia veloce e che risolvesse prima possibile il suo problema fisico . Gli risposi che non sapevo cosa potevamo fare assieme e come  e che in ogni caso, prima di qualsiasi decisione,  era necessario incontrarci almeno tre volte e parlare liberamente.

“Liberamente” pensò ad alta voce, “io veramente ho un altro problema” continuò ” soffro di impotenza, mia moglie è ancora vergine. Centra qualcosa con le mie aritmie, lei può aiutarmi anche a proposito della mia impotenza?”

Risposi che non lo sapevo e che potevamo fare solo ciò che lui era disposto a fare. Dopo alcuni incontri ci accordammo per due sedute alla settimana In seguito il lavoro si snodò su piani diversi, partendo però da un presupposto che io proposi ad Andrea e che lui fece suo: la fibrillazione atriale, l’impotenza sono dei sintomi, un po’ come una febbre. Sono dei segnali che qualcosa non funziona a livello psicologico. Chiaramente non c’interessa curare il sintomo,  ma tentare di capirne la causa. Proposi  di spostare l’attenzione. In fondo,  della fibrillazione atriale, come dell’impotenza non ci interessava poi molto.

Si è lavorato tanto sui sogni, dove spesso emergevano figure parentali terrificati, in particolare una madre vampiro ed un padre padrone. La storia che costruimmo assieme è una storia dove i suoi genitori erano figure onnipotenti, odiate e temute a cui aveva pensato di sottrarsi sposando sua moglie, senza per altro mai raggiungere una vera indipendenza.
Bloccato e controllato da quei fantasmi. Il blocco era così forte che Andrea non si poteva permettere di imitare in niente i suoi genitori, compreso la sessualità. La struttura psicologica di Andrea è chiaramente di tipo ossessivo.
Il transfert con me era positivo. Io rappresentavo finalmente un padre buono e Andrea imparò piano, piano a non temermi e a fidarsi.
Cominciò a vedere ciò che veramente gli apparteneva e ciò che invece era solo frutto di reazione nei confronti delle figure parentali.
Dopo circa quindici mesi Andrea mi portò un sogno dove la sua voglia di paternità era evidente. Diminuì il risentimento verso i suoi genitori e iniziò a pensare alla sua famiglia in termini diversi. Si ripresentò così la tematica della sua impotenza che lui risolse rifacendosi alla sua esperienza sportiva.
“In fondo,” disse, “è un muscolo, e come tutti i muscoli ha bisogno di fare esercizio per funzionare al meglio.” All’età di 33 anni deflorava sua moglie e faceva per la prima volta l’amore.

Chiaramente all’inizio della terapia  non fu sottovalutata la possibilità che ci fossero delle cause organiche che causavano la sua impotenza. Andrea interpellò un andrologo ma organicamente non aveva alcun deficit.  In seguito Andrea mise incinta la moglie per due volte. Oggi Andrea è un uomo che a mio parere vive molto meglio di prima. E’ rimasta la struttura ossessiva ma  è molto meno pervasiva di prima e la sua qualità di vita è sicuramente migliorata. Il sintomo impotenza così come la fibrillazione atriale, gli attacchi di panico,   sono scomparsi. 

Nota del 27 maggio ’11

Rileggendo questo caso clinico che ripropongo a distanza di anni perché mi sembra sia nella tematica che nell’intervento attuale, mi accorgo però come dentro di me le cose siano cambiate, spero in meglio ma sicuramente cambiate. Ad esempio, non farei più quell’affermazione iniziale, un po’ dogmatica “la psicoanalisi non si fa carico del sintomo”. Era una vecchia posizione della scuola psicoanalitica che avevo fatto mia un po’ acriticamente. Che significa non si fa carico del sintomo? Certamente nei nostri maestri c’era la convinzione, giusta, che il sintomo è solo l’iceberg di un a tematica molto più profonda, inconscia. Certo, ma il sintomo è il linguaggio del corpo e io, come terapeuta, psicoanalista, non posso prescindere nel rapporto col mio paziente, dal suo corpo. Il mio stare con lui, dovrebbe essere sempre totale, “coinfettante”, come diceva Jung.

Visto com’ è andata la storia di Andrea,  forse l’ avevo  capito a livello preconscio, prima di potermelo dire.


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