Magazine Diario personale

Inaugurale

Creato il 17 giugno 2015 da Povna @povna

E poi, a un certo punto, molto semplicemente, le luci sulla grande rincorsa si spengono. Finiscono i gruppi di studio, le riunioni in sala informatica, per stampare con il plotter; finisce la stesura dei riassunti e delle sintesi, e gli incontri alla stazione; finiscono gli scioperi (parrebbe), anche quelli dei treni, per i quali la ‘povna è rimasta bloccata al binario per sette ore; finisce il toto-traccia, e pure gli psicodrammi (“Ma come? Nella Terza prova ci saranno cinque materie? Non è accettabile” – e ancora una volta se tutti non sono smattati lo devono al genio istintivo di Piccolo Giovanni: “Sì, cinque materie, e la tesina non c’è più e bisogna portare una materia a scelta fuori da quelle che si studiano nell’indirizzo”; “Piccolo Giovanni, ma sei pazzo?” – domanda al telefono la ‘povna; “No, prof., erano agitatissimi, ho pensato che la cosa migliore fosse sparare un po’ di cavolate, e seminare panico ingiustificato generale”; e la cosa stupefacente è che la tattica funziona, e alla fine sono tutti più tranquilli); finiscono le telefonate, gli e-mail, le chat, whatsapp, i piccioni viaggiatori; finisce persino, ed è un miracolo, la pioggia di tesine da rifinire sul canale telematico (“Visto si stampi”, piano piano per tutti; e il loro consiglio di classe, oltre che per il documento del 15 maggio, incassa da Pezzo di Pane pure per questo i complimenti: “Finalmente una cosa seria, argomenti veri; e poi, i titoli in corsivo, la sitografia con indicata la data di ultima consultazione, il testo giustificato, il font in Times New Roman, una copertina comune e sobria, è commovente”).
Finisce questo, e ancora molto altro; finisce tutto. E alle 8 di mercoledì 17 giugno la ‘povna e i Merry Men si ritrovano davanti a scuola. Si chiamano le classi a una a una, loro entrano. L’atteggiamento è quello sdrucito classico, ma contenuto, da uomini dal bosco; la differenza dagli altri gruppi salta comunque all’occhio. “Non fate i Merry Men” – la ‘povna fa la faccia truce, ma sorride sotto i baffi.
“Noi siamo i Merry Men” – ribatte placido Cirillo Skizzo.
E la ‘povna tira un sospiro soddisfatto, perché il buon umore è generale.
Infine, arrivano le tracce. La ‘povna getta uno sguardo, si getta a far fotocopie, ma ha già capito che lo sceneggiatore è stato in gamba. Di fronte a Calvino, al Mediterraneo, alla Resistenza, alla letteratura come vita, allo stato di connessione, a Malala, al senso di cittadinanza, i Merry Men non battono una piega, anzi. Poi, su richiesta di Pezzo di Pane, la ‘povna si alza, e commenta le tracce un po’ per tutti. Ed è allora che, mentre le parole scelte con cura sono rivolte alla platea, ma colpiscono sedici persone più degli altri, si guardano con consapevolezza; perché se, commentando le tracce di maturità, ti trovi, nei fatti, a tracciare una autobiografia letteraria collettiva del vostro percorso in classe degli ultimi quattro anni, parlando in double coding un idioletto condiviso da diciassette cospiratori consapevoli, la definizione “aver lavorato bene” è ancora parecchio al di sotto di quello che si potrebbe raccontare.
Si parte dal Sentiero, e la ‘povna guarda Teofilo (che quel romanzo lo ha scelto per il percorso di letture, insieme a Kim, ovviamente), ma il pensiero condiviso va a tutto il Calvino che hanno fatto; si continua con la letteratura come esperienza di vita, e la Pesciolina sorride, perché con la sua esperienza di messaggera di #ioleggoperché, le sembra cucita addosso (così come un poco pure a Riccia); si prosegue con le competenze del cittadino nella vita economica e sociale, e lì il pensiero corre, molto semplicemente, alla loro vita di classe dall’inizio fino a adesso (ma anche a ciò che la ‘povna ha postato una settimana fa sul canale telematico); si prosegue sul Mediterraneo, e alla parola “Fenici”; pronunciata dalla ‘povna, sono molte le facce che sorridono (“e poi, ricordate il nostro approfondimento l’anno scorso di educazione civica”); si prosegue con la connettività, che sarà poi il più scelto. Ma la ‘povna si domanda quanti, e non solo a un istituto tecnico, partendo dal documento di Ferraris, che comincia così: “Con il telefonino è defunta una frase come “pronto, casa Heidegger, posso parlare con Martin?”, saranno in grado di infilare una argomentazione spiegando che “la scelta del nome di Heidegger non è casuale, perché, come sappiamo, il filosofo tedesco vedeva la tecnocrazia come distopica” – e con questo si è sistemato pure Orlando. Chiudono il quadro la traccia resistenziale (che la ‘povna, modestamente, aveva previsto) – “via, si parla dell’armistizio, prof., è ovvio, e della questione del Regio e della cobelligeranza”, tuona dal fondo la voce di Piccolo Giovanni (che quella traccia non la sceglierà nemmeno, peraltro), e si conclude (“Se ne parlò all’inizio dell’anno, è la donna pakistana premio Nobel” – interloquisce la voce pacata di Rebecca) con Malala. E poi si comincia. I loro tre centisti (Rebecca, Soldino e Piccolo Giovanni) si buttano su Calvino, connettività (“Ma la svolgo a modo mio, prof., non si preoccupi”; “Di questo non dubito”) e Mediterraneo, rispettivamente. Orlando prende la via di Heidegger, e arriverà a Svevo, passando per il concetto di comunità pre-moderne, Gli altri si accingono a scegliere con calma, e poi si chinano a scrivere con alacrità tranquilla.
La ‘povna, gonfia di orgoglio, gongola. E vede le ragioni di questi quattro anni sfilare, adamantine e felici, come tutti loro sapevano che il viaggio avrebbe dovuto essere, nelle tracce di un Esame di Stato.


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