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Inquinamento: a rischio 44 siti - Mortalità più elevata del 15%

Creato il 22 novembre 2011 da Informasalus @informasalus
CATEGORIE: Denuncia sanitaria
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Inquinamento: a rischio 44 siti - Mortalità più elevata del 15%

Nei siti inquinati dall’amianto si registrano oltre 400 casi in più della prevedibile morte per tumore alla pleura. Chi è vicino a ciminiere e raffinerie rischia: la mortalità aumenta del 15% rispetto alla media regionale, nei siti di interesse nazionale per le bonifiche (Sin). In tutti i siti inquinati esaminati la mortalità «per cause di morte con evidenza a priori sufficiente o limitata per le esposizioni ambientali» supera le attese: con 439 morti in più l’anno, in totale (1995 - 2002) 3.508 decessi in più, di cui 1321 per malattie respiratorie, 898 per cancro ai polmoni, 588 per tumore maligno alla pleura.
Anche se si considerano tutte le cause di morte, si riscontra una “sovramortalità” in eccesso di 9.969 casi, 4.309 per tutte le neoplasie, 1.887 per malattie, circolatorie, 600 per malattie del sistema respiratorio. Una media di oltre 1.200 morti l’anno in più. La maggior parte al Sud e Centro Italia.
Questi i risultati dello studio «Sentieri» durato cinque anni, coordinato dall’Istituto superiore di sanità e realizzato in collaborazione con l’Università di Roma La Sapienza, il Centro europeo ambiente e salute Oms, il Dipartimento di epidemiologia del Ssr del Lazio e l’Istituto di fisiologia clinica del Cnr, nell’ambito del Programma nazionale strategico “Ambiente e Salute” promosso dal ministero della Salute.
La maggior parte dei dati raccolti proviene dai progetti di bonifica ipotizzati per le aree private industriali. I siti studiati (in 734 comuni con circa 5,6 milioni di abitanti) sono costituiti da uno o più comuni e la mortalità è stata studiata per ogni sito attraverso indicatori ad hoc.
«Gli incrementi di mortalità - spiega lo studio - riguardano patologie con eziologia multifattoriale, e si è in presenza di siti industriali con molteplici ed eterogenee sorgenti emissive, talvolta anche adiacenti ad aree urbane a forte antropizzazione, rapportare il profilo di mortalità a fattori di rischio ambientali può risultare complesso».
«Lo stato di salute delle popolazioni residenti nei siti esaminati appare risentire di effetti avversi più marcati rispetto alle regioni di appartenenza», conferma Enrico Garaci, presidente dell’Iss. «Ma sarebbe fuorviante e scientificamente poco valido - aggiunge - affermare che ogni incremento della mortalità osservato possa essere attribuito all’inquinamento in uno specifico sito. Perciò in molti casi gli elementi emersi dallo studio hanno condotto i ricercatori a formulare raccomandazioni per ulteriori studi di approfondimento».


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Inviato il 15 maggio a 21:46
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