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Insetti tritati

Da Messersottile @messersottile

Oggi mi è capitato di imbattermi in un articolo di quelli che mi fanno saltare la mosca al naso. L’articolo in questione citava un altro articolo (già di per sé non entusiasmante) pubblicato da una nota rivista, rileggendolo in toni sensazionalistici. Si parlava delle insidie che si nascondono nel nostro cibo tipo, udite udite, lo strutto nella piadina! E i vegetariani? Nessuno pensa ai poveri vegetariani? Il subdolo strutto attenta alla libertà di nutrirsi del cittadino (che evidentemente non è in grado di leggere le etichette, ma tant’è).

Scorrendo annoiato l’elenco di presunte nefandezze alimentari mi imbatto in una voce che

cocciniglia
attira la mia attenzione: gli insetti tritati! A dire il vero, è una faccenda nota da tempo: le femmine dell’insetto Dactylopius coccus, opportunamente seccate e macinate, producono un colorante rosso: la cocciniglia. In particolare il colorante è composto dall’acido carminico, sostanza non tossica e non cancerogena (anche se sono noti rari casi di allergie causate da proteine presenti come impurezze del colorante). La cocciniglia era nota agli aztechi come colorante alimentare e fu importata in Europa dagli Spagnoli. Per intenderci è il colore delle vesti dei cardinali e delle giubbe rosse dell’esercito britannico.

alkermes
L’uso alimentare della cocciniglia divenne popolare grazie all’alchermes (o alkermes), un liquore dall’intenso colore rosso, divenuto famoso grazie alla famiglia De’ Medici, che lo esportò anche in Francia. L’alchermes ha in realtà origini arabe e il nome deriva da al-kirmiz che significa, indovinate un po’… cocciniglia! Per farla breve, l’alchermes trovava la sua collocazione ideale nei dolci: era la “bagna” d’elezione per il pan di spagna, ad esempio nelle zuppe inglesi. Nel suo periodo di massimo splendore non c’era cucina rispettabile in cui non fosse presente una colorata bottiglia dell’esotico liquore. Come spesso accade, però, il successo dell’alchermes fu foriero di invidia e qualcuno decise di scovare e mettere alla berlina il suo indicibile segreto: gli insetti tritati!

Il povero liquore ebbe un brusco declino (secondo alcuni anche a causa della stucchevole dolcezza) e con lui la cocciniglia.

Spulciando nelle rete, e tornando ai nostri giorni, mi imbatto in una voce che corre incontrollata, la rossa

campari-soda-ad
polvere d’insetto è ancora presente in commercio: sarebbe presente in alcuni popolari aperitivi. Red passion! Come ho fatto a non pensarci! Corro a casa ansioso di gustare un Camparino, reso ancora più prelibato dalla presenza degli insetti tritati. Mi avvento sulla conica bottiglietta e leggo gli ingredienti: il colorante rosso è azorubina, altrimenti nota come E124. Nessuna traccia di E120, il codice della cocciniglia. L’azorubina è un colorante artificiale, un sale di diazonio del naftil-solfonato, per chi mastica (in tutti i sensi) un po’ di chimica. Niente insetti tritati, dunque, né nel Campari Soda, né nel fratello maggiore: il bitter. Nel bitter l’azorubina è affiancata da Blu Brillante FCF e Tartrazina, ma niente Cocciniglia; neanche un po’.

E’ curioso il fatto che l’innocuo insetto sia stato sostituito dall’azorubina che, insieme ad altri coloranti, è già stata al centro di polemiche perché può causare allergie e a causa di uno studio (tutt’ora non confermato) sulle sostanze che possono provocare disturbi dell’attenzione nei bambini. Il sospetto, quindi, si insinua dentro di me (complice l’assunzione del Campari): non sarà che, per non far torto alla massoneria plutovegana, ci stanno lentamente avvelenando i fluidi essenziali alla vita?



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