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INTERVISTA A…/ Giampaolo Morelli, un bravo ragazzo

Creato il 09 marzo 2011 da Iltelevisionario

INTERVISTA A…/ Giampaolo Morelli, un bravo ragazzo(di Alessandra Giorda) Lui, l’uomo che quando appare in televisione fa sognare le donne di varie fasce d’età, fisico tonico al punto giusto, voce profonda e sensuale, viso da bello ed impossibile, reso celebre dalla fortunata serie televisiva, l’Ispettore Coliandro Giampaolo Morelli esordisce in una nuovo campo: l’editoria. Da pochi giorni è sul mercato il suo primo romanzo, divertente e scanzonato, che tratta i problemi della fascia adolescenziale, dal titolo Un Bravo Ragazzo. E’ la storia di un giovane prestigiatore, erotomane, dislessico e disadattato.

In quest’intervista il simpaticissimo Morelli racconta la sua adolescenza, presenta il suo primo libro e “svela” le similitudini e differenze tra lui ed il protagonista. Ci confessa a quale età si è innamorato, cosa pensa delle ragazze adolescenti già avvezze al sesso e tanto altro. Buona lettura.

D: Come nasce l’idea di scrivere “Un Bravo Ragazzo”?

R: Dalla voglia di raccontare l’adolescenza come parte difficile dell’esistenza. E’ un periodo non facile anche se non ho ancora provato quella dell’estrema vecchiaia, quindi non so dirti esattamente quale sia peggio. Il periodo adolescenziale, tuttavia, non è una parte semplice della vita.

D: Quanto c’è di Raimondo in te?

R: Quando uno scrive attinge a sensazioni che conosce, quali il disagio, la difficoltà, il non sapere cosa farai da grande perché sei a pochi anni dalla fine della scuola e sei in questa fase nebulosa. Non sai chi diventerai e non ti senti nemmeno capace a fare qualche cosa. Tutto ciò l’ho provato, anche se Raimondo, il protagonista del libro è diverso da me a quell’età. E’ molto chiuso in tutte le sue fantasie, non ha ancora la capacità di aprirsi al mondo e di andare a conoscere le ragazze. In quegli anni nasce la necessità di rapportarsi all’altro sesso. Le compagne non ti filano, perché vanno dietro a quelli più “grandi”, quelli che sono alla fine delle superiori o addirittura al primo anno di Università; i cosiddetti più fighi. Raimondo si sente senz’armi, sfigato e da origine alle sue fantasie erotiche, quelle che noi maschi facciamo a quell’età perché abbiamo gli ormoni impazziti. Sogni sulle mamme di amici o sulle professoresse.

D: La prima volta che ti sei innamorato nell’adolescenza, quanti anni avevi?

R: Il primo innamoramento vero l’ho avuto più tardi a diciannove anni, quindi già fuori dalla fase delicata.

D: A proposito di adolescenza, cosa pensi del risultato, di molti sondaggi fatti dove si evidenzia che parecchie ragazze a 12 anni anno già avuto la prima esperienza sessuale?

R: Mi cogli un po’ impreparato. A quell’età non ci pensavo proprio. Beate loro! Ai miei tempi le ragazze, a 12 anni, con il cavolo che te la davano! Si può pensare che siano troppo giovani; se, però, ci sono arrivate vuol dire che è la natura e che va bene così. L’importante è che ci sia informazione. Attenzione: fare sesso con una persona vuol dire tante cose. Non è detto che la prima volta debba essere con l’uomo o la donna della vita o quella giusta. In quel momento tanto pensi che sia bene così, con l’età capisci magari che volevi conservarti per quella che realmente ami. Da molto giovani c’è la voglia di scoprire il sesso, quando sei più maturo non c’è solo il mero atto, ma sempre di più la testa. Scusa ma una domanda te la pongo io: ma le ragazze a 12 anni sono già sviluppate?

D: Si, per la maggior parte. A quando il tuo prossimo libro?

R: Calma! Cominciamo a vedere quali saranno i risultati di questo, poi si vedrà. Ti posso confessare che non ho velleità come scrittore, ma amo raccontare una storia. Spero che chi lo leggerà si ritroverà in Raimondo e nelle sue difficoltà. E’ un romanzo che affronta un tema serio, come quello dell’adolescenza, ma fa anche ridere. Raimondo si innamorerà della più bella della classe, metterà in atto una serie di strategie per conquistarla e farà giochi da prestigiatore. Ecco qui ho attinto da mie esperienze personali, poiché ho frequentato la scuola da prestigiatore. Raimondo si chiuderà in se stesso, nella sua stanza e farà giochi di magia, poiché stufo di rincorrere ragazze che non lo filano.

D: Se avessi un figlio con le problematiche di Raimondo che consiglio gli daresti?

R: Non te lo so dire con certezza. Non ho un figlio di quell’età. Senza dubbio gli consiglierei di viversi il suo disagio come tutti. Ogni età ha i suoi problemi. L’adolescenza è un periodo difficile che poi rivisto da più maturo, come ho fatto, mi viene da ridere. Vivere il momento , questo è quello che consiglio a tutti gli adolescenti.

D: Frequenti la facoltà di Giurisprudenza, a cinque esami dalla laurea, ti iscrivi a psicologia, poi decidi che la tua strada è quella artistica?

R: Si è tutto vero. I miei genitori mi hanno iscritto a scuola prima del previsto, pensa che a 17 anni frequentavo già il primo anno di università. A quell’età non hai ancora la maturità di capire cosa vuoi fare nella vita. Giurisprudenza è sempre stata la facoltà anche per chi non sapeva bene cosa fare, poiché ti poteva aprire, in teoria, le porte al mondo del lavoro in molti settori. Crescendo diventando più maturo capisci poi qual è la tua strada. A me stanno sulle palle quelli che dicono: “Per cinque esami potevi laurearti”. Ritengo che quando una persona è convinta che quello che sta facendo non è quello che vuole, non deve perdere tempo.

INTERVISTA A…/ Giampaolo Morelli, un bravo ragazzo

Vi posso assicurare, miei lettori, che l’autoironia di Giampaolo e la sua simpatia sono fantastiche. Prossimamente lo vedremo in tv, su Canale 5, tra Marzo e Aprile, nella fiction “Baciati dalla Fortuna”, dove interpreterà il ruolo del protagonista. Sempre nello stesso periodo reciterà in “La donna della Domenica”, fiction su Rai 1 in due puntate. Mentre a fine Marzo su SkyUno condurrà il primo talent show Italiano sul Burlesque, capiamo qualcosa in più.

D: Il 25 Marzo inizia Lady Burlesque. Un ‘altra sfaccettatura del sesso, rispetto al tuo libro? Come è nata l’opportunità di presentare questo programma?

R: Nella trasmissione in questione non c’è nulla di sesso, c’è soltanto il gioco. L’etimologia del Burlesque, anche se nasce a fine 800 in Inghilterra, è italiana e significa burla. E’ solo una presa in giro, non ha nulla a che fare con la sessualità, con la femminilità e con l’ironia di queste ragazze. Se non fosse stato così non avrei mai presentato il programma in questione. Le donne che fanno lo strip mi mettono una gran malinconia e non le trovo per nulla sexy. Qui c’è solo la voglia di giocare e di imparare un’arte che è la musica, il canto dal vivo, la danza, il mimo e la bellezza dei costumi. C’è l’aspetto ludico della seduzione, come tempo fa nell’avanspettacolo,”la mossa”. E’ la donna che si diverte a sedurre il pubblico che vuole essere sedotto, ma è tutto molto giocoso.

D: La donna è più sexy meno o più vestita?

R: A me piace il vedo e non vedo. Completamente nuda stimola meno la fantasia. Molto più eccitante quella che è più coperta, non troppo, sai quel lasciare intravedere che però non vedi nulla in realtà.

D: Quali sono i tuoi obiettivi lavorativi ?

R: Mi piacerebbe ritornare al cinema e “fare” delle commedie.

D: Chi sei nel privato? Cosa fai al di fuori del lavoro?

R: Amo il mio lavoro troppo e non stacco mai. Mi piace leggere, ma è un periodo che con la presentazione del libro non ne ho il tempo. Non lo faccio anche perché magari leggo un bel libro e mi dico: hai visto quant è bravo questo autore, tu non hai queste qualità!” Quindi meglio non dedicarsi a tale passatempo. Rassicuro, però, i miei futuri lettori che vale la pena leggere un “Un Bravo Ragazzo” perché la prefazione è scritta da Carlo Lucarelli.

D: Il viaggio più bello che hai fatto?

R: Ogni viaggio è bello. Ti posso dire che con molto piacere l’estate scorsa ho girato la Corsica in moto, con la mia amata Harley Davinson, ne sono rimasto colpito: è un’isola incantevole.

D: Per il tuo lavoro, quanta attività mondana fai?

R: Nessuna! Sono un abitudinario. Vado a prendere l’aperitivo con gli stessi amici, sempre allo stesso posto. Così per la cena . Medesimo ristorante da anni. Non sia mai che cambi, potrei impazzire.

D: I tuoi piatti preferiti?

R: I primi, li adoro: la pasta e la pizza.

D: Qual è il tuo rapporto con la cucina, nel farla?

R: Cucino qualcosa, non so quanto bene. Certo è che non muoio di fame. Me la cavo.



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