Magazine Cultura

Intervista a Giulia Besa

Creato il 08 febbraio 2013 da Rivista Fralerighe @RivFralerighe

Autrice di “Numero sconosciuto” (Einaudi, 2011)

Intervista a Giulia BesaDa Fralerighe n. 2

Innanzitutto, benvenuta sulla rivista “Fralerighe”. Cominciamo con una domanda di rito: chi è Giulia Besa?

Sono una ragazza di 22 anni, studio Giurisprudenza e scrivo. Entrambe le attività per me sono un lavoro, ma se dovessi dire qual è l’hobby, direi Giurisprudenza.

Perché scrivi? Com’è nata questa passione? 

È complicato da spiegare, anche perché le motivazioni non sono sempre le stesse. In ogni caso, scrivo perché in certi momenti mi rende davvero felice. Entusiasta. E non mi capita con nessun’altra attività.

In questo numero ho recensito il tuo romanzo d’esordio, “Numero Sconosciuto”. Trovo sia davvero di qualità, una boccata d’aria fresca per il fantasy italiano. Però, al di là del tuo valore, immagino non sia stato facile farti notare da una grande casa editrice come l’Einaudi. Raccontaci la tua esperienza.

In realtà mi sono trovata nei guai. A diciotto anni avevo finito un manoscritto (un lavoro precedente a questo). L’ho mandato a diverse case editrici. Poi ho scritto “Numero sconosciuto” e l’ho inviato a Einaudi Stile Libero (speravo che dopo il fantasy classico aprissero anche all’urban fantasy). Ebbene: la proposta contrattuale di Einaudi per “Numero sconosciuto” è arrivata poco dopo che ne avevo ricevuta una per il precedente romanzo da un’altra Casa Editrice (di cui sarebbe poco professionale fare il nome). È stato un bel pasticcio districarmi. Ma volevo pubblicare Sara e alla fine è andata bene.

Considerando che sei una studentessa universitaria, non dev’essere facile trovare il tempo per scrivere. Quanto tempo dedichi alla scrittura? Sei una scrittrice diurna o notturna? 

A entrambe le domande rispondo: “dipende”. Ci sono mesi interi durante i quali trascuro l’università e dedico la giornata a scrivere o leggere. È capitato qualche volta che editassi dal tramonto all’alba, e poi andassi all’università strascicando i piedi. Qualunque sia il periodo, dedico alla narrativa non meno di due/tre ore al giorno. Ho bisogno di esercizio. Come tutti.

Quanto tempo hai impiegato per scrivere “Numero Sconosciuto”?

Tra le due riscritture e le prime revisioni, circa un anno. Non considero il successivo anno di revising da sola e con le persone che hanno lavorato per me.

Intervista a Giulia Besa

La nostra recensione

C’è qualche personaggio del libro che ti rispecchia?

Barbara per quanto riguarda i disturbi alimentari e le preoccupazioni per la sorella. Atena per l’onicofagia e gli occhi allucinati a causa del computer. Ah, e la voglia di avere tutto e subito.

Nel tuo romanzo rielabori le divinità greco-romane in un modo molto originale. Com’è nata l’idea della “forma” e della “materia”?

Dalla filosofia di Aristotele. “Forma” e “materia” sono concetti da lui utilizzati e da me (molto) liberamente interpretati: la forma struttura la materia, e nel mio romanzo la passione (ad esempio la Violenza) struttura il corpo umano in cui si sviluppa (Artemide). Perciò Violenza/Artemide avrà denti da squalo e artigli affilati, polmoni grandi e gambe robuste, per perseguitare le sue vittime e soddisfare il suo sadico appetito.

Certamente Sara è molto differente dalle eroine fantasy che vanno di moda oggi. Com’è nato questo personaggio?

Lo stereotipo femminile della ragazzina piagnucolosa mi ha stancata. Sono stufa della Bella che aspetta il belloccio di turno. Prendi Sara, mettile in mano un fucile e guarda cosa fa quando il Dio della Guerra prova a stuprarla. Questo è il genere di situazione che mi interessa molto di più, come autrice. E anche come lettrice.

Ti capita mai di farti ispirare dalla musica? E se il tuo romanzo fosse una canzone, a che genere apparterrebbe?

Le idee per le nuove storie mi vengono spesso ascoltando musica. Sono una iPod dipendente e una grande fan di Lady Gaga. Tuttavia, nell’atto di scrivere, la musica mi infastidisce. Non posso ragionare su una scena in termini tecnici se ascolto “Il lago dei cigni” o “Marinella”. Se il mio libro fosse una canzone, sarebbe Bad Romance remixata da Kaskade Main. Posso quasi vederci Sara alla fine del romanzo.

Leggendo il tuo romanzo si nota una perizia tecnico-stilistica davvero rara in autori così giovani. Hai studiato con dei manuali? E se sì, con quali?

Intanto ti ringrazio. Non sono proprio degna del complimento che mi fai, e la strada è ancora lunga. Ma fa piacere vedere apprezzato il proprio lavoro.Ho studiato su manuali di tecnica narrativa. Qualche esempio: “Characters and viewpoint” di Scott Card, “Self-Editing for Fiction Writers” di Renni Browne e Dave King, “On Writing” di Stephen King. L’ultimo, invero, di scarsa utilità pratica.

“A me piace Alice nel Paese delle Meraviglie. E anche un certo Michael Swanwick, se lo conosci… uh! E tantissimo Facebook!”: da queste parole di Mercurio si nota il tuo amore per Swanwick. Cosa ti ha conquistato di “Cuore d’Acciaio” o “La Figlia del Drago di Ferro” che dir si voglia? Hai letto anche “I Draghi di Babele”?

Ho letto solo “Cuore d’Acciaio”, e ho adorato quel mondo di Elfi imprenditori bellici e Fate capricciose avide di lusso. La storia di Jane e la fine tragica del suo drago poi mi sono piaciute moltissimo. Lo stile non è superbo, ma i personaggi (Fata Incolore, Gagliante, Gwen) sono affascinanti e certe scene così divertenti (ricordo quella in cui Jane parla con il grifone sul tetto della scuola) che si soprassiede volentieri sulle imperfezioni. “I Draghi di Babele” è rimasto sul comodino. Non ho apprezzato l’incipit e non so quando lo riprenderò.

Oltre Swanwick, quali altri autori fantasy apprezzi e quali non sopporti?

È un periodaccio. Ho ripreso in mano autori che leggevo con passione quando ero più piccola e sono rimasta disgustata dalla sciatteria dello stile e dei contenuti. Ora come ora è difficile trovare un romanzo che mi soddisfi, fantasy o meno. Due letture recenti che ricordo con piacere sono “La fabbrica delle mogli” di Ira Levin e “Fiori per Algernon” di Daniel Keyes. “Dracula” di Stoker e “Il maestro e Margherita” di Bulgakov invece li ho letti qualche tempo fa, ma ancora mi colpiscono.

Fuori dalla letteratura fantastica, quali opere ti hanno colpito?

Non posso parlare con sicurezza, perché sono letture di qualche anno fa. Così di getto ricordo alcuni romanzi che mi sono rimasti impressi, come “Olive Kitteridge” della Strout e “L’armata perduta” di Massimo Manfredi. Mi piacevano molto i romanzi storici come “Il mago e l’imperatrice. Il volto nascosto di Messalina.” della Salvatori.

Approssimativamente, quanti libri leggi in un anno? E qual è l’ultimo libro che hai letto?

Ci sono anni disgraziati e anni in cui leggo di più, non sono in grado di fare una media. L’ultimo libro che ho letto è “L’isola del Dottor Moreau” di H. G. Wells. Adesso sto leggendo “Uno studio in rosso” di Conan Doyle.

Cosa ne pensi delle nuove avanguardie fantasy (new weird, bizarro fiction, steamfantasy…)?

Ho letto pochissimo dei generi da te citati. Nella mia scarsa esperienza, preferisco il new weird e la bizarro fiction, almeno finché c’è ancora un minimo di logica, per quanto distorta. Lo steamfantasy non mi entusiasma. Anche se uno dei miei libri preferiti appartiene a uno dei suoi sottogeneri.

Ultimamente si parla tanto di “sboom” del fantasy italiano. In che modo, secondo te, si potrà sbloccare la situazione? Cosa prevedi per il futuro del fantasy italiano?

Non mi intendo abbastanza di andamenti di mercato per fare pronostici. Di certo le librerie sono piene di cartacce fantasy, in questo momento. Cartacce straniere e italiane. È un’agonia del fantasy. Speranze? Che gli editori decidano di fare spazio per romanzieri validi, a prescindere dalla moda del momento. Non accade spesso.

Cosa ne pensi degli ebook?

Da un anno ormai leggo romanzi solo sul mio Reader. Spendo meno, in camera c’è più spazio, potrei tenere 4700 titoli di romanzi e manuali a portata di indice per un peso inferiore a quello di un unico romanzo cartaceo. Inoltre (nota professionale) come autrice la mia percentuale è maggiore quando il lettore acquista il libro in formato digitale. Dunque sono di parte. Ma spero che la novità si diffonda in fretta, perché il Reader facilita la voglia di leggere con buona pace delle foreste.

“Numero Sconosciuto” ha un finale aperto che lascia supporre un seguito. Ci daresti qualche piccola anticipazione? E quando approderà in libreria?

Non so quando uscirà, purtroppo, perché non è ancora scritto. Spero di completare la prima stesura entro la fine dell’estate. Mi spiace per il “ritardo”, ma sono sicura che chi mi legge sarà più felice se prima di concludere la storia di Sara (il secondo romanzo è conclusivo) sarò diventata una scrittrice migliore.

Anticipazioni: Monica sarà coprotagonista insieme con Sara. I loro pov si alterneranno durante il viaggio per recuperare Marco dalle grinfie di Atena. Fra gli Dei che incontreranno: Esculapio, Afrodite e… qualche vecchia conoscenza.

Hai altri progetti letterari in corso?

Ho concluso un romanzo che sto revisionando, non fantasy. Sono in lavorazione altri due romanzi fantasy. Fra poco uscirà un mio racconto per l’antologia horror/erotica di Cordero Editore, intitolata “Horror Lovers”. Tanto sangue. 

Che consigli daresti a uno scrittore in erba?

Studia manuali di tecnica narrativa ed esercitati giornalmente. Scrivi più che puoi, seguendo le regole di autori che sanno ciò che fanno. Leggi i libri che hanno fatto la storia del genere in cui ti cimenti. Sii consapevole: niente dev’essere fatto “per caso” o “a naso”. Se vuoi essere contento quando il tuo romanzo arriva in libreria, fai in modo che sia almeno buono. Meglio ancora: ottimo. Non dare soldi all’editoria a pagamento. Se mi vuoi bene, non farlo.

Hai altri interessi oltre la scrittura?

Ho suonato il pianoforte per quattro anni. Per lo stesso periodo ho fatto karate. Purtroppo non ho più possibilità di portare avanti tutto: il diritto e la narrativa mi prendono l’intera giornata. Quando ho qualche ora, mi piace ascoltare musica, andare ai concerti e offrire qualcosa agli amici.

Grazie mille per questa intervista e in bocca al lupo! 

Viva il lupo. E sono io che ringrazio te e la Redazione per la piacevole intervista.

Intervista a Giulia Besa

Giulia Besa e Michele Greco



Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :