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Intervista a ilaria goffredo

Creato il 18 aprile 2014 da Linda Bertasi @lindabertasi

INTERVISTA A ILARIA GOFFREDOCiao Ilaria, è un grande piacere ospitarti nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te.
Ciao Linda, grazie per l’ospitalità e un saluto ai followers del blog. Che dire di me? Ho 27 anni, sono sposata e ho due bambini. Di giorno sono una mamma a tempo pieno, mentre di notte, quando i piccoli dormono e il mondo è silenzioso, mi dedico a due delle mie passioni più grandi: leggere e scrivere. Non riesco difatti a concentrarmi se ci sono distrazioni e chiasso. Mi piace cucinare e provare sempre nuove ricette, oltretutto l’apprezzamento dei piatti da parte dei bambini è un fattore incoraggiante. Sono un po’ solitaria e piuttosto introversa, preferisco stare dietro le quinte che sotto i riflettori.
La laurea in ‘Scienze della formazione’ e la passione per l'astronomia, l’arte a 360° e la ricerca storica. Come coniughi questi interessi con la tua quotidianità?
Ho conseguito la laurea nel 2010 con l’intento di diventare un’educatrice nel campo dell’immigrazione o del disagio minorile. Prima che potessi intraprendere una carriera sono diventata madre e così ho deciso di mettere momentaneamente da parte il lavoro per dedicarmi totalmente ai primi anni di vita dei miei figli. Tuttavia non ho smesso di tenermi informata sulle tematiche che ho incontrato e approfondito durante la formazione accademica: amo particolarmente studiare psicologia e, come dicevo prima, trovo di notte il tempo per farlo. La passione per l’astronomia è qualcosa che mi porto dietro sin da bambina, quando seguivo con interesse i programmi televisivi dedicati all’argomento. A otto anni pregai mio padre di comprare l’Enciclopedia dell’Universo – avendo già letto le informazioni sullo spazio presenti nell’enciclopedia tradizionale. Un evento significativo per me fu l’osservazione della cometa Hale-Bopp. Ora, nonostante gli impegni e la vita a volte frenetica, trovo sempre il tempo di fermarmi a osservare il cielo: quali che siano le mie preoccupazioni, mi tranquillizza e come sempre mi affascina. L’amore per l’arte è qualcosa di forte che è venuto fuori durante le scuole superiori, attraverso lo studio della storia dell’arte. Amo la pittura, soprattutto la corrente impressionista, e la scultura. C’è da dire che vivendo a Martina Franca, il cui centro storico è un inno all’arte barocca e rococò, non si può rimanere indifferenti, soprattutto se già si apprezzano l’arte e la storia di per sé. Appena mi è possibile faccio una passeggiata nel centro storico, fotografo i palazzotti del Settecento e le antiche porte della città. Visitare il Palazzo Ducale è ormai una consuetudine.
La ricerca storica è collegata all’amore per il mio paese. Non si tratta infatti di ricercare un argomento particolare e basta, ma di trovare, lentamente e con pazienza, pezzi di un passato lontano anche nella quotidianità moderna. Si può dire che la mia ricerca è sempre in atto, mai completa o definitiva: quando mi viene in mente qualcosa, un dubbio, cerco libri a riguardo, visito la biblioteca o interpello le persone anziane, che sono sempre ben disposte a sottoporsi ai miei piccoli interrogatori sulla loro gioventù.
“Amo trascorrere del tempo in biblioteca, sfogliando vecchi giornali, la sento quasi come una necessità.” Approfondiamo questa definizione.
La biblioteca è uno dei luoghi che amo di più. La biblioteca di Martina Franca si trova nel Palazzo Ducale, in una sala che di per sé è un’opera d’arte; è davvero ben fornita, tra l’altro vanta tra i suoi scaffali l’archivio storico dei duchi Caracciolo e l’archivio Grassi, contenente una miscellanea di articoli di giornale, riviste, manoscritti e manifesti dei primi decenni del Novecento. Non ricordo più quante ore ho trascorso sfogliando la carta ingiallita e friabile dei quotidiani degli anni Venti, Trenta e Quaranta, registrando i modi di pensare, di vestire e di vivere dell’epoca in generale e della mia città in particolare, per dipingere il quadro di una società lontana che però, non so bene per quale ragione, avverto incredibilmente vicina.
Sei una ‘ricercatrice indipendente’. Che ruolo occupa la storia nella tua vita e quale il romanzo storico che consideri con la R maiuscola?
La storia è in tutto ciò che facciamo, in tutto ciò che siamo, nel progresso che tanto vantiamo. Conoscere la storia è un modo per conoscere meglio la società attuale e le sue dinamiche, per progettare quelle future e agire in maniera adatta, senza ripetere gli errori che in passato hanno causato catastrofi e tragedie. Credo anche che la storia abbia un ruolo importante nell’educazione delle nuove generazioni, parlando in grande, e nella crescita di ogni bambino, nello specifico. Studiare la storia aiuta a sviluppare capacità diverse, da quelle mnemoniche a quelle di sintesi; incoraggia la creazione di un proprio senso critico; allarga gli orizzonti; insegna a essere tolleranti e comprensivi. 
I romanzi storici che ho apprezzato di più e che secondo me costituiscono le pietre miliari del genere sono "I promessi sposi" di Manzoni, "Guerra e pace" di Tolstoj, "Il nome della rosa" di Eco, "La storia" di Elsa Morante. 
Parlando di autori contemporanei, ho amato molto "Il cavaliere d’inverno" di Paullina Simons.
Gestisci personalmente il blog “Ispirazione” dedicato all’arte, alla storia e alla letteratura. Di cosa si tratta nello specifico? Offri anche servizi per gli emergenti?
Sul blog curo diverse rubriche che trattano di letteratura, in particolare di premi Nobel, letteratura italiana tra Ottocento e Novecento, classici, recensioni di libri contemporanei; storia, con personaggi storici e curiosità; arte, nello specifico l’arte barocca e rococò che si esplica nelle costruzioni della mia città; articoli vari che riguardano astronomia o psicologia. Essendo una sostenitrice dei giovani autori esordienti ed emergenti, mi offro per recensire romanzi e intervistare scrittori. Sono un’avida lettrice e devo ammettere che spesso ho trovato di maggior qualità gli scritti di autori sconosciuti che quelli pubblicati da grandi case editrici.
Partecipi e vinci diversi premi letterari per racconti e diari di viaggio. Qual è il premio che è rimasto nella tua memoria e perché?
Nel 2006 ho ricevuto il premio Pizzigallo, indetto nella mia città, per i miei diari di viaggio in Kenya. Non è stato il premio in sé a rendermi particolarmente felice, quanto il valore attribuito all’esperienza che avevo descritto e cioè il lavoro come volontaria in un Paese del Terzo Mondo.
Nel 2005, dopo vari impieghi in agenzie di viaggi e villaggi turistici che ti hanno portata a viaggiare per tutta l’Europa, ti rechi in Kenya dove lavori come volontaria in una scuola professionale di Malindi. Raccontaci di questa particolare esperienza di vita.
È stata l’esperienza più bella e sconvolgente che io abbia mai vissuto. Ho lavorato come insegnante di in una scuola professionale, ho visitato orfanotrofi e fabbriche, ho instaurato amicizie sincere che durano ancora oggi. Non è facile descrivere a parole ciò che ho provato quando sono stata in Africa perché è stato un processo talmente intimo e profondo da cambiarmi. La persona che ero prima – una ragazza normale, senza stravaganze né ambizioni eccessive – mi sembra ora molto lontana, diversa. Prima di andare in Kenya non avevo davvero compreso il valore dell’esistenza e delle piccole e semplici gioie quotidiane che in realtà costituiscono la vera essenza della vita. Ciò che vediamo in televisione – ciò che i media vogliono mostrarci – sui Paesi poveri non è minimamente paragonabile a ciò che si vede e si avverte sulla pelle andando in Africa. Se tutti compissero un viaggio del genere, il mondo sarebbe senz’altro un posto migliore. Il razzismo, i pregiudizi, l’intolleranza, l’indifferenza non possono convivere con la nostra civiltà “civile” poiché non esistono, non hanno base per essere e sta a noi tutti non dar loro motivi per vivere e prosperare.
Sei stata anche giurato ufficiale del concorso “Casa Sanremo Writers Edizione 2013”. Cosa ricordi di questo prestigioso incarico?
È stata una bella esperienza. Anch’io in passato ho partecipato a concorsi letterari, quindi stare per una volta dall’altra parte della barricata mi ha fatto un grande effetto. Tra le righe dei numerosi romanzi che ho letto e valutato, leggevo ansie e speranze, aspettative, ma anche determinazione e voglia di riuscire, di migliorare, di vincere. Avere la responsabilità di mandare avanti un romanzo o, all’opposto, scartarlo dalla competizione, è stata una cosa a cui ho dato massima importanza poiché, essendo anch’io autrice, so bene quanto impegno e forza di volontà siano necessari per scrivere un romanzo e quanto coraggio invece per sottoporlo al giudizio imparziale di sconosciuti.
Nel 2012, partecipi al Concorso Nazionale “Il mio esordio”, indetto dalla Feltrinelli e ti classifichi tra i finalisti con il romanzo “Tregua”. Raccontaci quest’esperienza. La consiglieresti agli emergenti?
Il primo premio del concorso "Il mio esordio" è la pubblicazione con Feltrinelli, che senz’altro fa gola a qualsiasi autore emergente. Si tratta di una buona opportunità ma la concorrenza è davvero numerosa: in media ogni anno partecipano al concorso tremila opere. Il sito ilmiolibro.it, su cui è necessario pubblicare l’opera per partecipare al concorso, è affollatissimo e per riuscire a farsi notare bisogna mettersi davvero d’impegno. La prima fase del concorso infatti viene superata solo dai libri che hanno ricevuto molti commenti positivi dagli utenti del sito. Nella seconda fase, in cui le opere rimaste in gara sono duecento, è la scuola di scrittura Scuola Holden a leggere per intero le opere ed esprimere il proprio giudizio selezionando trenta finalisti. Infine Feltrinelli legge le trenta opere rimaste e sceglie quale pubblicare. Uscire vincitori da una competizione come questa non è una passeggiata ma, come tutte le esperienze, porta con sé una buona lezione.
Il romanzo, ora, è disponibile in ebook per l’acquisto. Cosa troveranno i lettori al suo interno?
"Tregua" è un romanzo storico ambientato in Puglia durante la seconda guerra mondiale. La protagonista è una ragazza di diciotto anni che vive un’esistenza senza aspettative, piegata dalla volontà maschile e dalla dittatura fascista. Tuttavia, come l’esperienza ci insegna, i cambiamenti più importanti non sono quasi mai annunciati. La vita di Elisa, assieme alle sue convinzioni, viene sconvolta dall’incontro con un uomo particolare. È una storia di privazioni ma anche di coraggio, d’amore, il percorso di una giovane donna e di un Paese verso la libertà.
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Quali tematiche affronti nel tuo libro e quale il messaggio che hai voluto lanciare?
Nel libro ho trattato con attenzione e impegno un argomento importante, ossia la vita del popolo sotto la dittatura fascista: ancora oggi infatti ci sono persone che smentiscono le crudeltà del fascismo e del nazismo. Si parla delle donne e del ruolo marginale cui la società dell’epoca le relegava. Si racconta con dovizia di particolari la vita delle gente del sud all’inizio degli anni Quaranta, le privazioni in periodo di guerra e, di conseguenza, l’immediatezza delle sensazioni nei rapporti umani. In tempo di guerra non c’era spazio per incertezze e tentennamenti poiché ogni occasione poteva non tornare più. E tuttavia la protagonista, giovane e inesperta della vita, cerca e trova sempre la determinazione per andare avanti, combattere, sperare, persino innamorarsi ed amare, perché nonostante le sofferenze l’animo umano è forte, immortale.
Qual è stato l’input per “Tregua”?
L’amore per la storia e per la mia terra, un connubio che mi spinge sempre a cercare e ricercare, approfondire le tracce di un passato che non deve sparire sommerso dal tanto decantato progresso e le sue conseguenze.
L’ambientazione del tuo romanzo è la Puglia del 1943, è il ricordo di un’Italia che non c’è più. Un’Italia governata dalla dittatura e dalle Camicie Nere. Perché questa scelta particolare e di grande impegno sociale?
Gli spettri della povertà, della fame e della paura condizionavano la vita della popolazione e suscitavano reazioni anche molto differenti tra loro: tra tutti c’era chi aveva l’ardire di sfidare il regime e le sue brutture. Si legge spesso degli atti di coraggio di antifascisti o partigiani famosi, ma non bisogna dimenticare che gli eroi, gli uomini che si armavano di puro coraggio e buona volontà, ci sono stati dappertutto, anche nei centri minori. Un piccolo atto di ribellione gettava le basi per la speranza e, nonostante molti antifascisti non siano ricordati nei libri di storia, trovo giusto serbare loro riconoscenza. "Tregua" è anche questo.
Qual è il tuo pensiero in merito all’autopubblicazione e quale quello verso l’editoria.
L’autopubblicazione e la pubblicazione tradizionale, hanno entrambe pro e contro. Personalmente ho avuto modo di provare tutte e due. La questione non è semplice e trasparente, soprattutto qui in Italia. Esistono moltissimi editori che chiedono denaro agli autori per pubblicare il loro libro e questo è assolutamente un controsenso: è l’editore che deve sobbarcarsi il rischio d’impresa, e non l’autore che, anzi, deve essere pagato per il suo lavoro. Gli editori a pagamento sono quindi, a mio parere, assolutamente da evitare. Ci sono poi editori onesti ma piccoli, che non concedono nessun anticipo per i diritti d’autore ma assicurano una percentuale sulle copie vendute. Moltissimi esordienti si affidano a questa categoria di editori, il cui difetto principale è in genere l’incapacità di distribuire e promuovere l’opera a livello nazionale. I grandi editori invece sono il sogno di tutti gli scrittori, ma non è facile assicurarsi un contratto con uno di loro: se da una parte è comprensibile che essi non accettino proposte da autori sconosciuti, poiché ne arriverebbero troppe, dall’altra però in questo modo si privano dell’occasione di conoscere diversi autori che valgono come, se non di più, quelli famosi. Ci si può avvalere dell’intermediazione delle agenzie letterarie, ma anche qui non è facile incontrare le grazie degli agenti, senza contare che in genere sono richiesti quattrini. 
Ritengo il self publishing una buona opportunità per gli scrittori che vogliono disporre pienamente dei diritti della propria opera, che vogliono sondare il mercato e vedere come va o semplicemente fare un po’ d’esperienza prima di cercare la pubblicazione con un grande editore. Personalmente preferisco gestire da me i miei scritti e impostare il prezzo, le offerte e quant’altro, e avere la facoltà di cambiare percorso quando quello non mi soddisfa.
Hai qualche progetto in cantiere di cui vuoi metterci al corrente?
Per il momento impegno le energie per far conoscere "Tregua" a un ampio numero di lettori. Ho in mente diverse idee per nuovi romanzi ma sono ancora in fase di ricerca storica.
E’ stato un grande piacere ospitarti nel mio blog. In bocca al lupo per tutto!
Il piacere è stato mio. Crepi il lupo!
Per seguire Ilaria   ILARIA GOFFREDO - SCRITTRICE

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