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Intervista a Paola Alberti

Creato il 13 giugno 2012 da Pamelaserafino

Intervista a Paola Alberti Intervista a Paola AlbertiScrivere una breve presentazione introduttiva alla scrittrice Paola Alberti ,che ho avuto il piacere di intervistare, non è facile dal momento che con la sua personalità, espressa in vario modo attraverso i suoi lavori, è l'emblema di un fare letterario che oggi più che mai accoglie le ' suggestioni' provenienti da altri linguaggi, non necessariamente solo artistici . Ma soprattutto emerge in lei, oltre alla forza della parola scritta, il piacere di ciò che fa, un fare concreto, corposo, che produce effetti dalla ricaduta sociale: scrittrice di gialli, giornalista, regista teatrale, fondatrice del movimento "Penne arrabbiate": un dirompere di iniziative di cui è protagonista e creatrice, un' artista da cui si ha molto da imparare. Per questo motivo vi invito a leggere la sua intervista.
1) Nel tuo profilo facebook affermi che è difficile fare capire agli uomini la parola "scrittrice" , implicitamente affermi quindi che anche oggi nel campo letterario permane se non discriminazione almeno un certo scetticismo nei riguardi della creatività femminile?
Sì, penso anche che in qualche modo siano ancora valide le parole di Virginia Wolfe in Una stanza tutta per sè: "Se Tolstoj fosse stato costretto a vivere in un presbiterio, oppure rinchiuso in una casa con una signora sposata e tagliato fuori da ciò che si chiama il mondo, per quanto edificante fosse la sua lezione morale, difficilmente avrebbe potuto scrivere Guerra e pace". Le donne ancora oggi sono costrette a dover giustificare la loro necessità di spazio privato per scrivere, come se così facendo sottraessero qualcosa al marito, al compagno, all'amante, alla madre e ai figli. E tanto peggio se si parla di una scrittura, come quella thriller, che è considerata in Italia di appannaggio maschile.
Quando si parla di giallo oggi in Italia, infatti, si intende un mondo tutto al maschile, basta pensare ai nomi degli autori che sono sempre nelle classifiche dei libri più venduti, Andrea Cammilleri, Carlo Lucarelli, Giorgio Faletti e via dicendo.
Non possiamo, comunque, non chiederci perchè in Italia il genere giallo, o forse sarebbe più esatto definirlo "noir" dal momento che per lo più di questo si tratta nel nostro paese, è una vera e propria roccaforte maschile. La risposta va cercata sicuramente in un background culturale che vede le scrittrici italiane spesso ancora - ahimè - relegate ad una scrittura più privata che pubblica, ovverosia più dedita al romanzo sentimentale, al diario, all'autobiografia e alla lettera che poi si è spesso trasformata in letteratura erotica. E' chiaro che in questi generi letterari c'è un immediato ed evidente riferimento ad una scrittura femminile abituata "alla penombra, all'interno della propria dimora, al riparo delle pareti domestiche (la casa del padre, prima, poi quella del marito, e via via di chi per loro...) non vedrà mai lo splendore del sole, non uscirà mai alla luce accecante del sociale" per dirla con Caramore.
Ma tant'è che oggi in Italia il panorama della letteratura di genere giallo è sicuramente quasi esclusivamente di appannaggio maschile e la figura del detective, anzi meglio del poliziotto, è quella di un duro, alla Philippe Marlowe, per intenderci, che è un po' il padre anche di Montalbano, rude, dannato, con problemi familiari, ma pur sempre desiderato, anzi bramato, da donne che comunque amano essere strapazzate.
Ed è per questo che ci tengo a sottolineare che dopo aver pubblicato il mio primo libro di racconti gialli nel dicembre 2002 (seconda edizione aprile 2003) per la Jaca Book di Milano Il delitto si addice a Eva, che ironizzava sulla mancata solidarietà femminile delineando figure di donne al contempo vittime e assassine, ho introdotto nella mia seconda raccolta di racconti gialli Lezioni di cattiveria (Laurum, giugno 2006) un'investigatrice, Carmela Cinquemani, pranoterapeuta e sensitiva liberamente ispirata ad una persona reale.

2) Nella tua attività letteraria è molto intenso il rapporto tra la scrittura e il teatro, infatti scrivi anche i testi teatrali per la Compagnia del delitto, in che modo questa intersezione tra le arti ha arricchito la tua esperienza di scrittrice?
Nel settembre del 2004 ho fondato la Compagnia del Delitto (www.cattivabambina.it) insieme con mio marito, il giornalista Franco De Rossi, ed è stato subito "amore", per così dire. Scrivere testi per le mie cene con delitto (dove recito anche) ha conciliato la mia grande passione per il teatro con l'amore per la letteratura di genere. Una combinazione perfetta, che fino ad ora mi ha consentito di soddisfare la parte di me che ha bisogno inevitabilmente di un palcoscenico con la passione per la parola scritta e parlata e con le storie che da sempre si agitano nella mia testa e prima ancora nel mio cuore. D'altra parte anche la grande Agatha Christie - uno dei miei riferimenti di genere, per certi versi ancora insuperata - organizzava per i suoi amici, negli anni Venti, ad Harrogate, delle divertenti cene con delitto ed era una grande amante del teatro (adoro il suo delizioso Mouse trap !).

3) In libreria conservi vecchie edizioni dei libri di Agatha Christie, se fosse possibile e avessi a disposizione una sola domanda da farle che cosa le chiederesti?
Ah!...Le chiederei se veramente, come ha ipotizzato più di qualche critico, L'ospite invisibile della coppia di giornalisti americani Bristow e Manning sia stato scopiazzato da lei per il suo capolavoro Dieci piccoli indiani e se in quegli undici giorni in cui sparì da casa ed ebbe un'amnesia (subito dopo che il terribile colonnello Archibald, suo marito, le comunicò l'intenzione di andarsene con la solita mediocre e immancabilmente giovane segretaria) tentò veramente di uccidere la sua rivale...

4) Cosa consiglieresti ad un aspirante scrittore di gialli?
Innanzi tutto consiglierei di leggere, leggere e ancora leggere. E sia ben chiaro non gialli contemporanei, ma per iniziare una buona dose di classici delle letteratura tradizionale. E solo quando si sarà in grado di dominare quell'istinto fuorviante che suggerisce di saper scivere qualcosa di uguale o addirittura migliore dei maestri, solo e soltanto allora chiedersi che cosa vorrei leggere. Ed allora iniziare con la massima umiltà ad ascoltare il cuore, la pancia e solo alla fine ricordarsi di ascoltare la testa.
Il tutto condito da un robusto armamentario grammaticale, da una solida cultura che però bisogna sapersi dimenticare. Scriveva la Woolf nel suo prezioso Lettera a un giovane poeta: "L'arte dello scrivere, che forse è quello che il mio scontento intende con la bellezza, l'arte di avere a disposizione ogni parola della lingua, di conoscerne il peso, i colori, i suoni, le associazioni, e quindi di riuscire a fare evocare alle parole più di quanto esse possano affermare". Nella letteratura thriller più che mai è necessario saper raccontare una storia che abbia tutti i meccanismi dell'avventura e della paura (attesa, impresa, suspance, evento precipitante, scontro protagonista-antagonista e risoluzione del caso con finale e finalissimo). E il tutto facendo un passo indietro, lasciando parlare i personaggi e la storia, come solo un vero tusitala sa fare (come chiamavano gli indigeni delle isole Samoa il grande Stevenson, ovvero "raccontatore di storie").
E per chi volesse saperne di più proprio in questi giorni parte un corso di scrittura creativa per thriller tenuto da me al Teatro Lux di Pisa (info Piazza Martiri della Libertà, 6 - Pisa, tel. 050 830943,[email protected]).

5) Tra le varie attività che svolgi, giornalista, scrittrice ecc, sei anche presidente della giuria di un premio letterario, quali sono gli aspetti positivi di questo tipo di concorsi?

Voglio subito precisare che il Premio Europa non è un concorso autocelebrativo nè un balzello per gli aspiranti scrittori, infatti, è a partecipazione gratuita e ha lo scopo di mettere in contatto gli scrittori in erba con i professionisti del settore, dagli editor agli agenti letterari. Sono ormai nove anni che il Premio, di cui sono felice di essere la presidente, seleziona tramite un regolare concorso gratuito, racconti gialli e noir inediti scritti da donne. Non a caso il Premio Europa è l'unico di questo genere esistente in Italia. Il Premio, oltre a promuovere autrici di racconti gialli, ospita ogni anno donne che nel mondo della letteratura di genere si sono distinte per la loro attività e che possono dare dei consigli per orientarsi al meglio nel complicato mondo dell'editoria italiana, dall'agente letterario internazionale Kylee Doust, alla scrittrice inglese Magdalen Nabb, scomparsa alcuni anni fa, fino a Margherita Oggero, la curatrice dell'opera di Arthur Conan Doyle per Einaudi e la creatrice della investigatrice "profia" Camilla Baudino, interpretata in tv da Veronica Pivetti. Abbiamo ospitato anche l'anatomopatologa Cristina Cattaneo, direttrice del Laboratorio di Antropologia forense dell'Università di Milano, la specialista che si è occupata dell'autopsia di Yara Gambirasio e del caso Orlandi solo per citarne un paio.

6) Da scrittrice come è stato il tuo rapporto con le case editrici? Secondo te oggi come si presenta il panorama editoriale?
Il rapporto con gli editori per uno scrittore in Italia è sempre un tasto dolente. La grande editoria a distribuzione nazionale rimane spesso un sogno lontano e i piccoli editori seri, quelli che dovrebbero fare un reale scouting letterario, sono pochi. Per quanto mi riguarda non ho mai pagato per pubblicare un mio scritto e consiglio di fare lo stesso a qualsiasi aspirante scrittore. Il mio esordio letterario è stato con una casa editrice di medie dimensioni, serissima, con cui mi sono trovata molto bene, la Jaca Book di Milano. In seguito ho avuto contatti con alcuni editori locali e devo dire che mi sono trovata bene, mi hanno pagato regolarmente i diritti, seppur poco. Attualmente dirigo la collana gialli per la Felici Editore di Pisa, per cui ho curato sei antologie Toscana tra crimini e misteri a cui hanno partecipato con i loro racconti anche Marco Vichi e Claudia Salvatori.
D'altra parte nel giugno del 1996 ho fondato a Pisa un movimento letterario, "Penne Arrabbiate", che rivendicava l'autonomia dello "scrittor giovane", lontano dagli stereotipi e dall'abuso dei gerghi e che metteva in guardia dagli editori che lucrano sugli autori A.P.S.(a proprie spese), come li definisce Umberto Eco. E nell'antologia del movimento Penne Arrabbiate, La Consistenza (Jaca Book, giugno 1999) sono stati pubblicati alcuni dei miei primi racconti gialli.

7) I tuoi prossimi progetti?
Presto pubblicherò il mio primo romanzo con protagonista l'investigatrice pranoterapeuta Carmela Cinquemani. Sull'editore e sul titolo preferisco mantenere per ora il massimo riserbo. Posso però dire che il romanzo sarà interamente ambientato tra Lucca e la Villa dove Puccini scrisse La Boheme, sul lago di Massaciuccoli, in Versilia. La mia investigartrice, che sente l'alito dell'Aldilà, si troverà a risolvere tre omicidi legati ad una cena con delitto. Al suo fianco Laura, una sua amica-paziente, la figlia di una strega, un insolito Watson in gonnella che fa da tramite tra il reale e il metafisico. Non mancano fantasmi, esorcismi e "liberazioni".
Quello che mi interessa è dare il messaggio che ci sono dei segnali dai cosiddetti "territtori di confine" sull'esistenza dell'Aldilà e degli Spiriti. Questo romanzo è il primo di una lunga serie che ho già in cantiere.

Intervista a Paola Alberti

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