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Into the wild, il viaggio, la natura e Jack London

Creato il 07 giugno 2014 da Nicola933

Into the wild – Nelle Terre selvagge (Into the wild)
Genere: Drammatico/Biografico
Regia: Sean Penn
Cast: Emile Hirsch, William Hurt, Marcia Gay Harden: Billie McCandless, Jena Malone, Hal Holbrook, Catherine Keener, Brian Dierker, Kristen Stewart, Vince Vaughn
2007
140 min

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Tratto dal bestseller di Jon Krakauer, Nelle Terre Estreme, Into the wild è la storia di Christopher McCandless, un giovane ragazzo di famiglia benestante cresciuto in un ricco sobborgo di Washington D.C. che, appena laureatosi, sceglie di abbandonare la vita agiata per ritrovare se stesso, lontano dal suo mondo e dalla sua famiglia, “nelle terre selvagge”.

Sean Penn, divo indiscusso di Hollywood, ha sempre dimostrato di avere grandi qualità artistiche anche in fatto di regia, prendiamo ad esempio il suo film d’esordio dietro la macchina da presa, Lupo solitario del 1991, o l’interessantissimo La promessa con Jack Nicholson. Penn, dopo aver letto il libro di Krakauer negli anni novanta, viene totalmente fulminato dalla storia di Chris e fa di tutto per ottenerne i diritti cinematografici dopo una contrattazione lunga dieci anni con la famiglia McCandless.

Il film si suddivide in cinque capitoli che rappresentano la nuova vita di Christopher McCandless:

  • Capitolo 1 – La mia nascita
  • Capitolo 2 – L’adolescenza
  • Capitolo 3 – La maturità
  • Capitolo 4 – La famiglia
  • Capitolo 5 – La conquista della saggezza

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Opera intimistica e al tempo stesso lirica, quella che travolge lo spettatore è la storia di chi cerca in tutti i modi di trovare quei valori perduti, valori autentici che danno un senso alle esistenze degli uomini. Penn riesce a convertire tutto questo in 140 minuti di lungometraggio, tra spontaneità, semplicità e il potere di stimolare i sensi di tutti noi; si fa carico di una struttura narrativa solida (lodata dai critici) piena di flash back che si alternano nelle diverse tappe del viaggio. Passato, presente e futuro si uniscono come pezzi di un mosaico per dar vita a qualcosa di così ”illogico”: abbandonare una vita agiata per vivere nella natura, sotto un cielo diverso.

”L’essenza dello spirito dell’uomo sta nelle nuove esperienze.”

La fuga di Chris dalla semplicità arrogante della vita moderna per sentirsi libero, privo di ogni vincolo socio-etico-morale, per creare una barriera tra lui e le standardizzate abitudini di tutti i giorni, in cerca delle difficoltà disconosciute dalla gran parte degli uomini è un’avventura ad immersione in paesaggi immaginifici. Penn gioca sul tema della libertà abbozzando prima una serie di immagini del protagonista accompagnato dalla sua famiglia durante l’infanzia o dopo il conseguimento della laurea. Il rapporto coi genitori, quello col padre severo e strutturalmente omologato nella società consumistica che lo porta a regalare una nuova auto a suo figlio, il quale stringe i denti ed espelle tutto il suo malessere nei confronti di questi gesti vuoti. Perché una vita di successi e ricchezze non è una vita felice.

”Parafrasando Thoreau«Non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità!»

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Into the wild è un film di formazione, un film su Christopher McCandless, un ragazzo non proprio perfetto forse, ma molto profondo, utopico, vulnerabile, altruista, idealista, solitario e ribelle che nel 1990, dopo essere stato forgiato dall’Emory University, sceglie di privarsi delle sicurezze, donando i suoi risparmi a chi realmente ne necessita e bruciando simbolicamente i restanti spiccioli abbandonando la vita agiata per catapultarsi nella natura ostile delle “terre estreme”. Attenzione però a definirlo un eroe anticonformista.

Il film dona un’esperienza cinematografica senza pari perché fonde i concetti e gli ideali del giovane Chris, che si ribattezza Alexander Supertramp, insieme ai paesaggi incontaminati, che rimandano alle distese di natura venerata dai nativi americani. A questo proposito la messa in scena è molto potente. Non c’è una vera e propria logica nella regia di Sean Penn, il quale passa dai primi piani ai campi larghi paesaggistici di uno splendore disarmante, troppo veri da sentirsi parte del tutto. Compone immagini, gioca con lo split-screen e col ralenty, ma nell’insieme la sua mano è sempre funzionale al racconto e mai presuntuosa.

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La magnifica fotografia è un aspetto intenso del film, la natura dei paesaggi è parte integrante della storia e i due elementi sono imprescindibili: i grandi laghi, gli interminabili boschi, gli infiniti cieli azzurri che si fondono con gli occhi meravigliati di Chris e le montagne con addosso il cappotto più bianco dell’Alaska. Éric Gautier, che aveva lavorato con Walter Salles per I diari della motocicletta, non cerca l’immagine da cartolina o la foto da incorniciare, il suo è uno sguardo commosso alle meraviglia del mondo.

Lo sguardo di Chris è quello commosso di chi vuole succhiare il midollo della vita (per citare L’attimo fuggente), della nuova vita da sempre spiata dall’esterno con le letture di Tolstoj, Thoreau, Walden e soprattutto Jack London, lo scrittore a cui attinge di più e che gli farà compagnia nel suo cammino esistenziale, rapportandolo alla natura e agli animali selvaggi, tra scorci di civiltà e paesaggi incontaminati. L’impatto forte di dover scegliere da solo il prossimo passo nella strada dell’involuzione che ha percorso per tutto il viaggio fino alla piena realizzazione.

« Nel cuore della foresta risuonava un richiamo emozionante, misterioso e attraente; tutte le volte che lo udiva si sentiva costretto a voltare le spalle al fuoco e alla terra battuta che lo circondava per addentrarsi nella foresta, sempre più avanti… » Jack London – Il richiamo della foresta.

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Chris ci insegna tutto attraverso la sua voce e quella della sorella è un ulteriore contributo affettivo ma al tempo stesso drammatico; l’unica che è riuscita veramente a capire Christopher e che ha potuto dare una spiegazione ad un gesto apparentemente inspiegabile. Tutti si innamorano del viaggiatore solitario, tanti personaggi che vivono ai margini della società americana che aiuteranno materialmente e fisicamente Chris e che lui a sua volta aiuterà in maniera prettamente esistenziale. Da Wayne (Vince Vaughn), il proprietario di un silos nel South Dakota, alla coppia hippie Jan e Rainey (Catherine Keener e Brian Dierker) che vedono in lui il figlio che ha deciso di abbandonarli e proprio per questo Chris scappa ancora, fino ad arrivare da Ron (uno strepitoso e toccante Hal Holbrook) che rivede un po’ di se stesso nel giovane avventuriero, ma soprattutto suo figlio morto tragicamente.

E poi la strada.

«Si può sempre andare oltre, oltre -non si finisce mai.» Jack Kerouac – Sulla strada.

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Paragonato proprio al Sal Paradise protagonista del romanzo beat di Kerouac o ad un moderno Holden Caufield di Salinger, Chris sembra srotolare sulla strada le pagine di due dei più rappresentativi libri americani del ventesimo secolo, ma Into the wild è più di un film on the road o di formazione, fuori da qualsiasi catalogazione si affaccia indirettamente al cinema di Herzog o a quello di Malick per la natura delle immagini. Sean Penn conduce il giovane Emile Hirsch, magnifico interprete protagonista, in un crescendo di emozioni limpide e suggestive.

La messa in scena viene esaltata dalla voce inconfondibile del frontman dei Pearl Jam Eddie Vedder, che con l’aiuto delle note acustiche compone i brani-racconto della vita di Chris, percorrendo il sentiero dell’America dalla natura selvaggia (Long Nights, The Wolf, Setting Forth) e dalla società ostile (Rise, Society) chiudendo con l’inno che racconta di un ragazzo che ha chiuso il suo viaggio interiore e fisico all’interno di un bus abbandonato, in Alaska, nel grande Nord, imparando la dura lezione che lo avrebbe portato a vivere felice (La felicità è reale solo se condivisa), ma insegnando a tutti i limiti estremi dell’uomo nell’ultima inoppugnabile verità che scuote l’anima e si scioglie insieme ai ghiacciai dell’Alaska, mai così lontana, mai così bella, mai così selvaggia.

”Leave it to me as I find a way to be, consider me a satelite for ever orbiting, I knew all the rules but the rules did not know me
guaranteed…”


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