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Intrappolati: Jobs e Prisoners

Creato il 14 novembre 2013 da Pianosequenza
Intrappolati: Jobs e Prisoners Intrappolati: Jobs e Prisoners

Jobs
(jOBS)
Joshua Michael Stern, 2013 (USA), 128’
uscita italiana: 14 novembre 2013
voto su C.C. Intrappolati: Jobs e Prisoners

Prisoners
(Prisoners)
Denis Villeneuve, 2013 (USA), 153’
uscita italiana: 7 novembre 2013
voto su C.C. Intrappolati: Jobs e Prisoners

Jobs lascerà l’amaro in bocca a tutti i fanatics della mela morsicata che erano in attesa di una pellicola-agiografia per il loro personalissimo guru: il film di Joshua Michael Stern racconta infatti le disavventure della carriera da entrepreneur di Steve Jobs con piglio tutt’altro che indulgente, soprattutto per quanto riguardo la sua complessa personalità. Più che grande innovatore o genio idealista, il fondatore della Apple appare un egomaniaco con pochissimo rispetto verso il prossimo, a meno che non si tratti di un cliente al quale proporre l’ennesimo giocattolino tecnologico.
Sin dai primi passi nel mondo del business, a colpire di Jobs non sono tanto le capacità da artista del byte (è un amico, archetipo del nerd, a fare tutto il lavoro) quanto le sue abilità da imbonitore; anche le competenze manageriali sembrano essere poi messe in discussione, con i suoi numerosi “capricci” diventati problemi economicamente rilevanti una volta che il (primo) successo mondiale dei prodotti ideati lo spinge tra le vette di Wall Street. Non basta quindi l’accento finale, smaccatamente in salsa “vissero tutti felici e contenti”, per recuperare l’entusiasmo dei numerosi accoliti di Mr. iPod.
Come tutte le biopic, Jobs propone un profilo (per quanto opinabile) che lo spettatore “occasionale” accetta passivamente, finendo inevitabilmente con lo sposare il punto di vista degli autori. Si tratta però di un ritratto che getta luce solo su una parte della vita di Jobs, evidenziandone strumentalmente debolezze ed incomprensibili idiosincrasie. La riuscita del film non è poi aiutata da una recitazione piuttosto mediocre: tra tutti svetta Ashton Kutcher, che risulta troppo spesso sopra le righe, poco convincente e più in generale non all’altezza di un ruolo così complesso. Come il suo personaggio, resta intrappolato in una caratterizzazione quasi caricaturale.

Anche ai protagonisti di Prisoners sono affidati ruoli estremamente complessi, ma con risultati ben diversi. L’ultima opera dell’interessante regista canadese Denis Villeneuve (Incendies) è un intenso thriller psicologico che valorizza in modo eccellente un soggetto abbastanza originale e l’ottima scrittura col quale sono tratteggiati i personaggi.
Ambientato nei suburbs americani (fotografati con maestria da Roger Deakins, fedelissimo dei Coen), il film mette in scena le vicissitudini di due uomini tormentati: sono Keller (Hugh Jackman) che deve confrontarsi col rapimento della sua bambina apparentemente scomparsa nel nulla ed il detective Loki (Jake Gyllenhaal) agente affidato al caso – riguardo la trama si può dire poco di più per non svelare i particolari di un intreccio ad orologeria che merita di essere scoperto dallo spettatore poco per volta.
Con stile asciutto ma non per questo banale, Villeneuve ci fa entrare nell’anima dei suoi protagonisti, in profondità, dimostrando come sia semplice in situazioni estreme superare i confini sfocati di legge e morale.
Jackman e Gyllenhaal offrono due prestazioni magistrali, dando vita a personaggi credibili e pieni di umanità, che garantiscono alla storia invidiabile pathos: la suspense è infatti da ricercare nel loro tormento piuttosto che in plateali scene d’azione – delle quali il film è pressoché privo. Alla lunga questa (coraggiosa) scelta stilistica paga, perché nonostante la durata significativa Prisoners non perde mai la sua presa sullo spettatore; al contrario si resta quasi interdetti quando un brusco taglio porta ai titoli di coda. Come ogni film riuscito diventa un viaggio, un’esperienza, che si lascia con dispiacere.


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