Investire nelle banche sta diventando sempre più conveniente, soprattutto se si punta ad assumere un atteggiamento da "discreto" cassettista, cercando dunque di lucrare sui copiosi dividendi che sono stati erogati dagli istituti di credito italiani. Dividendi talmente copiosi che nel corso dell'ultim oesercizio sono cresciuti di ben un terzo, secondo quanto dichiara l'ufficio studi del Sole 24 Ore.
Investire nelle banche, cosa accadrà in futuro
Gli occhi degli investitori sono dunque ora concentrati su ciò che accadrà nel prossimo futuro. La prossima campagna assembleare, per la quale i consigli di amministrazione e le assemblee dei soci stanno scaldando i motori, potrebbe infatti distribuire un monte dividendi complessivi di ben 2,4 miliardi di euro, contro 1,8 miliardi di euro nel 2013. Dunque, per i tanti piccoli risparmiatori che attendono con ansia lo stacco del dividendo, si prospettano potenziali buone notizie, considerando che si prevede un incremento medio di un terzo.
Ad ogni modo, attenzione alle facili illusioni. Le cifre proposte dall'ufficio studi del quotidiano economico finanziario sono infatti delle cifre correggibili, visto e considerato che fino alla data delle assemblee non sarà possibile calcolare il numero delle azioni proprie possedute dagli istituti di credito, che non percepiscono dividendo.
In secondo luogo, al 2014 non è ancora possibile aggregare il bilancio di Mediobanca, il cui esercizio termina il 30 giugno (e che l'anno scorso aveva distribuito ben il 7% del monte dividendi complessivo). Come se quanto sopra non bastasse, lo stesso quotidiano ricordava come alcuni istituti offrano ancora l'alternativa tra dividendo cash (cioè, in contanti) o in azioni (seppur sia una scelta scarsamente optata).
Infine, si tenga conto anche di un altro elemento: gli istituti di credito, spesso, anche se sono in perdita scelgono di distribuire un dividendo attingendo alle proprie riserve, accantonate negli esercizi precedenti. Una politica che però nel 2015 dovrebbe riguardare unicamente Ubi Banca, mentre lo scorso anno il gruppo degli istituti in perdita che avevano comunque scelto di remunerare gli azionisti era ben più nutrito e comprendeva anche Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Desio.
Nel 2014 però la situazione delle banche italiane è migliorata, e la perdita netta (non si conta Mediobanca) è di circa 3,57 miliardi di euro, con una riduzione drastica rispetto a 21,14 miliardi di euro del 2013. Insomma, la situazione si sta leggermente schiarendo, e gli azionisti potrebbero ottenere ampie soddisfazioni, pur senza illudersi nell'ottenimento di straordinari risultati. Staremo a vedere!
