Quando ho preso questo romanzo ero consapevole che non sarebbe stato facile da affrontare. Narrativa nipponica dei primi anni del novecento, mi capite? Eppure il titolo mi incuriosiva, e così mi sono lasciato sedurre da questo libro.
La storia è semplice. Un gattino appena svezzato si ritrova abbandonato sulla strada. Viene raccolto da uno studente, più per curiosità che altro, e poi lanciato in mezzo a un parco. Incapace di orientarsi, il gatto vaga per il quartiere, fino a che non viene attratto dall'odore di una cucina. È la casa di un professore, e la sua governante sta preparando da mangiare. Il gatto si avvicina, miagola, ma viene scacciato. Lui non demorde. Ritenta. E viene scacciato di nuovo. Al terzo tentativo è presente anche il professore, che ordina alla serva di accoglierlo e di dargli del cibo. Da quel momento il gatto diventa l'animale del professore, e il testimone della vita di quest'uomo, che si rivelerà piuttosto bizzarra...
Dunque. All'inizio il romanzo cattura profondamente. Il gatto parla in prima persona. È perduto. Non sa neppure come fare per sopravvivere. Il romanzo trasmette tenerezza per questo animale. Poi c'è il momento della scoperta. Il gatto, accolto a casa del professore, si inoltra per il quartiere, fa amicizia con altri gatti, comincia a capire "come va il mondo". Segue il terzo momento, quello in cui il gatto non è più al centro dell'attenzione. Lui diventa la scusa per raccontare le vicende del professore, le sue paranoie, i suoi strani amici e visitatori, e una strana storia d'amore, senza capo ne coda, tra la figlia di un ricco possidente che abita vicino a lui, e un suo amico. L'epilogo, ovviamente, non ve lo svelo, ma si torna alla fase iniziale, senza però suscitare l'effetto che invece l'incipit otteneva con successo. Il problema di questo romanzo è il distacco netto tra ciò che avviene nelle prime due fasi e la successiva terza. Le vicende sono interessanti ma... non hanno lo stesso grip; per di più non hanno né capo, né coda. E ci si interroga dove l'autore voglia andare a parare. Anche il finale avviene in maniera forzata, improvvisa, staccata dal contesto che la terza fase aveva, suo malgrado, costruito.Insomma... il romanzo ha lati positivi e lati negativi. Ha comunque abbastanza ingredienti per mantenere viva la curiosità e il desiderio di arrivare fino in fondo. Il problema è che, quando ci si arriva, ci si arriva con l'amaro in bocca.
Il libro è solido, ben fatto, con pagine dal colore della panna. La copertina non rivela granché del contenuto... giusto si limita a rappresentare un gatto. È comunque una confezione gradevole, il ché è sicuramente buona cosa, specie per un libro.
