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ISIS, tremano Giordania e Libano, piccolo dossier sul ‘Califfato’

Creato il 14 agosto 2014 da Candidonews @Candidonews

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Il 22 giugno i militanti di ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) si impadronivano del valico di frontiera di Turabil, l’unico punto di passaggio ufficiale tra Iraq e Giordania. Da allora, la possibilità che l’avanzata dei ribelli sunniti in Iraq sfociasse anche nel vicino Regno hascemita – considerato una sorta di oasi di pace in un Medio Oriente devastato da conflitti endemici e rivalità confessionali ed etniche – si è fatta più tangibile.

Crescono le adesioni ‘giordane’ all’esercito dello Stato Islamico (ex ISIS, ora IS):

A differenza dei Paesi limitrofi, la Giordania vanta una popolazione quasi interamente sunnita ed è quindi meno soggetta al settarismo e alle tensioni interreligiose che stanno soffocando altri Stati arabi della regione. Ciononostante, il malcontento popolare nei confronti della monarchia potrebbe essere il veicolo per consentire alla retorica di ISIS di attecchire anche nel Regno. Sembra infatti che il numero di giordani che si sono finora uniti alla causa jihadista in Siria superi di gran lunga quello di qualsiasi altra nazionalità

Giordania e Libano hanno paura:

AMMAN, 13 AGO – Il ministro degli Esteri libanese, Gibran Bassil, ha avuto oggi ad Amman un colloquio con il re Abdallah di Giordania sulle minacce dello Stato islamico (Isis) per i due Paesi e sulle sfide economiche portate dal massiccio arrivo di rifugiati siriani[....]I due ministri hanno fatto appello alla comunita’ internazionale perche’ aiuti i Paesi confinanti della Siria nell’affrontare il flusso dei profughi e hanno sottolineato l’esigenza di arrivare ad una soluzione politica del conflitto siriano che garantisca la sicurezza e l’integrita’ territoriale del Paese, ha aggiunto la Petra

In Giordania iniziano le manifestazioni a sostegno dell’ISIS, represse dalle forze dell’ordine locali:

servizi d’intelligence giordani hanno arrestato 20 uomini accusati di aver preso parte a una manifestazione in favore dello Stato islamico (Isis), ha detto il loro avvocato, citato dalla stampa. Gli arresti sono avvenuti ad Amman e Zarqa, una città 20 chilometri a est della capitale dove nei giorni scorsi vi è stato un raduno di fondamentalisti che hanno sventolato bandiere dell’Isis e inneggiato al suo leader, Abu Bakr al Baghdadi. Amman teme che il contagio jihadista si diffonda al suo territorio.

L’avanzata inarrestabile anche in Libano:

nei giorni scorsi le milizie jihadiste dell’Isis hanno attaccato anche la città libanese di Arsal, cittadina a 120 km a nord-est di Beirut e vicina al confine siriano. Il 5 agosto, dopo quattro giorni di combattimenti, è stato concordato un cessate il fuoco umanitario tra miliziani ed esercito libanese. Ma la tregua è stata violata già nella mattina del 6 agosto. Secondo ufficiali libanesi, sarebbero stati miliziani del Fronte al-Nusra, ritenuto legato ad al-Qaeda, e dello ’Stato islamicò a violarla per primi.

A causa dei combattimenti, iniziati sabato scorso, sono rimaste intrappolati nell’area -nota per il sostegno alle opposizioni siriane- 40mila libanesi e 120mila rifugiati siriani. Le famiglie che sono riuscite a fuggire da Arsal denunciano che nella zona mancano cibo e medicine. Almeno 17 soldati libanesi sono morti negli scontri, in cui sono stati uccisi – stando ai media locali – almeno 50 uomini armati. Secondo le stesse fonti 22 militari e 16 poliziotti risultano dispersi e si teme siano stati rapiti. Fonti della sicurezza locale citate dal sito web del giornale libanese The Daily Star hanno confermato che 12 civili sono rimasti uccisi a causa degli scontri.

Sviluppo veloce per le milizie:

L’Isis, insomma, ha potuto approfittare dell’appoggio di sceicchi integralisti come dell’ondata di indignazione provocata nel Golfo dalle stragi del regime di Assad, delle tensioni crescenti tra Lega Araba e Stati Uniti e della complicità del Kuwait, Paese che più aveva in odio l’Iraq di Saddam Hussein. Poi è venuta la stagione delle razzie, dei sequestri e della conquista dei pozzi petroliferi.

Come si finanziano? Qatar, Arabia Saudita e commercio di petrolio e gas:

Ora il ricchissimo Stato Islamico di Baghdadi si finanzia principalmente con attività illegali e contrabbando. Il petrolio, prima di tutto: ISIS si è assicurato nel 2012 il controllo dei giacimenti nell’est della Siria che vende al nemico, il regime di Assad. Lo stesso vale per il gas – secondo alcuni analisti il giacimento di Deir Ezzor, in Siria, da solo frutta decine di migliaia di dollari a settimana – e per l’energia, dato che controlla numerose centrali elettriche. Ugualmente in Iraq: dopo la presa di Mosul, ISIS avrebbe sottratto 430 milioni di dollari alla Banca Centrale, oltre a numerosi lingotti d’oro. E poi ci sono i donatori: il premier iracheno al Maliki ha accusato sia i sauditi sia il Qatar di finanziare l’armata di al Baghdadi. Ultima fonte di rastrellamento di denaro, essendo costituito come uno stato, una sorta di raccolta parallela di tasse dalla popolazione dei territori che man mano conquista.
Chi sono, nascita e sviluppo:
Fondato da Abu Musab al Zarqawi, il movimento inizia ad operare con una serie di attentati nel 2003, dopo l’invasione americana dell’Iraq allora guidato da Saddam Hussein. Un anno dopo viene sancita l’affiliazione ad al Qaeda Il divorzio tra al Qaeda e ISIS si consuma nel febbraio del 2014 e scrive la parola fine ad un matrimonio di interesse più che ad una storia di ideologia condivisa. Lo scontro tra “casa-madre” e affiliata ha come teatro la Siria: al Baghdadi disobbedisce ad al Zawahiri – leader di al Qaeda dopo l’uccisione di bin Laden ad Abbottabad il 2 maggio 2011 – che gli imponeva di lasciare il Paese ad al Nustra per focalizzarsi sull’Iraq. Il no di ISIS – che ha come progetto il Califfato dell’Iraq e del Levante e quindi vuole includere la Siria – segna la spaccatura.
Chi è al Baghdadi (il capo)
Awwad Ibrahim Ali al-Badri al-Samarrai è il vero nome di Abu Bakr al Baghdadi, il leader assoluto di ISIS dal 2010. Dal 2005 al 2009 al Baghdadi è in carcere a Camp Bucca, in mani americane, con l’accusa di terrorismo. Poi, nel 2009, come parte del passaggio di consegne, il governo iracheno prende il controllo della base e decide di liberarlo. Entrato a pieno titolo nella lista dei terroristi delle Nazioni Unite, secondo alcuni al Baghdadi ha radicalizzato il proprio pensiero a Camp Bucca. La taglia sulla sua testa è di 10 milioni di dollari.
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/isis-stato-islamico-iraq-al-baghdadi-79d74ed1-9d09-4731-9486-40f8d43e032a.html#sthash.6kQRgB68.dpufhttp://www.lettera43.it/economia/affari/isis-i-finanziatori-del-califfato_43675137788.htmhttp://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2014/08/13/giordania-libano-colloqui-ad-amman-su-pericolo-isis_7c79847a-0483-4aa3-b073-2fa633cc1bbb.htmlhttp://www.lookoutnews.it/giordania-isis-iraq-maan-al-zarqawi/#.U-zzEmO4Olchttp://www.linkiesta.it/isis-nord-iraq-libano

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