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Ispirazione n. 5: successo e fama

Creato il 20 settembre 2011 da Sulromanzo

Aforismi sulla saggezza del vivere di Arthur SchopenhauerSe tuttavia uno riesce da vivo a conseguire la fama che diverrà gloria postuma, ciò avverrà raramente prima della tarda età: tra gli artisti e i poeti comunque ci sono eccezioni a questa regola, ma pochissime tra i filosofi. Ne danno conferma i ritratti di uomini illustri per le loro opere, eseguiti per lo più solo dopo che erano divenuti celebri; in genere sono rappresentati come vecchi canuti, soprattutto i filosofi. Del resto, dal punto di vista eudemonologico è giustissimo. Avere fama e gioventù insieme è troppo per un mortale. La nostra vita è così povera che i suoi beni devono essere distribuiti con parsimonia. La gioventù ha in sé una tale ricchezza che può esserne appagata. Ma in vecchiaia, quando tutti i godimenti e le gioie, come gli alberi d’inverno, si estinguono, allora è il momento più giusto perché germogli l’albero della fama come una vera e propria pianta sempreverde; la fama può anche essere paragonata alle pere d’inverno che crescono in estate, ma si mangiano nei mesi invernali. Nella vecchiaia non c’è consolazione più bella che aver incorporato tutta la forza della giovinezza in opere che non invecchieranno con noi.

Aforismi sulla saggezza del vivere di Arthur Schopenhauer

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Teologia e natura di Ralph Waldo Emerson
Se il migliore ingegno negli studi in una delle nostre università non è assunto entro un anno nella città o nei sobborghi di Boston o di New York, crede insieme ai suoi amici di aver ragione nell’essere scoraggiato e nel lamentarsi per il resto della sua vita. Un robusto giovanotto del New Hampshire o del Vermont, che a volta a volta tenta tutte le professioni, che attacca i cavalli, coltiva, fa il venditore ambulante, si occupa di una scuola, predica, stampa un giornale, va al Congresso, acquista una cittadinanza, e così via, anno dopo anno, e cade sempre in piedi come un gatto, vale cento di questi pupazzi di città. Egli cammina fianco a fianco con i suoi giorni e non prova vergogna nel non «studiare da», perché non pospone la sua vita ma vive già. Non ha una possibilità ma centinaia di possibilità. Si presenti uno stoico a spiegare le risorse dell’uomo e a dire agli uomini che non sono salici piangenti, ma che possono elevarsi; che con l’esercizio della fiducia in se stessi nuovi poteri appariranno; che l’uomo è il verbo fatto carne, nato per diffondere il benessere tra le nazioni; che si deve vergognare della compassione, e che nel momento in cui agirà per se stesso, gettando le leggi, i libri, le idolatrie e i costumi fuori della finestra, non lo commisereremo più, al contrario lo ringrazieremo e lo riveriremo: un tal maestro ricondurrà la vita dell’uomo allo splendore e renderà il suo nome caro a tutta la storia.

Teologia e natura di Ralph Waldo Emerson

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