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Italiani all'estero in attesa di giudizio, come i Marò

Da Vim News @viviilmondo
Italiani all'estero in attesa di giudizio, come i Marò
3.100 I nostri connazionali detenuti all'estero.

Non solo i marò. Tra processi farsa, abusi di potere e maltrattamenti sono oltre tremila gli italiani detenuti all’estero, 2.300 dei quali in attesa di giudizio. Quell’attesa che da ormai due anni accompagna i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori del Kerala, in India, nel febbraio del 2012. A breve – la settimana prossima – i due marò potrebbero finalmente conoscere i capi d’accusa formulati a loro carico: omicidio o violazione della legge antiterrorismo. Nel secondo caso rischierebbero la pena di morte. Spetterà alla Corte Suprema di New Delhi chiarire questo aspetto e rispondere anche alle pressioni messe in atto dal governo italiano nelle ultime settimane, con l’obiettivo di liberare Latorre e Girone e riportarli in Italia.
L’India è uno degli 85 Paesi del mondo che ospitano nostri connazionali nelle proprie carceri. Secondo l’ultima relazione del Ministero degli Affari Esteri, relativa al 2012, sono 17 gli italiani nelle prigioni indiane. Amnesty International considera l’India un Paese ancora indietro sul piano della tutela dei detenuti: “Persistono torture e altri tipi di maltrattamenti, esecuzioni extragiudiziali, morti in custodia delle forze dell’ordine e detenzioni arbitrarie”. Una situazione comune ad oltre la metà degli Stati in cui si trovano imprigionati gli italiani. Comprese, ovviamente, le carceri nazionali, per le quali a maggio 2014 l’Italia sarà sanzionata dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo. 
2.393 Gli italiani in galera in attesa di unprocesso. La maggior parte si trova in Europa

Le situazioni peggiori per i detenuti italiani all’estero si riscontrano in Sud America, Medio Oriente e Africa. Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico sono reclusi 494 italiani, la maggior parte dei quali in Brasile, Venezuela e Perù. Il traffico di droga è la principale causa degli arresti e dei relativi processi: un terzo finisce in galera in Sud America, poco più della metà in Europa. Ma anche il tasso di reclusi per omicidio è alto: 28,6% nel nuovo continente, il 59,2% in Europa.
Le prigioni e i posti di polizia più pericolosi, dove si rischia la vita, si trovano in Venezuela, dove 591 persone morirono nel 2012 proprio a causa di violenze, torture o scontri in carcere, in Brasile, dove le Nazioni Unite rilevarono un eccessivo uso della forza da parte delle autorità, e, infine, negli Stati Uniti. Qui le organizzazioni per i diritti umani, Amnesty in testa, hanno denunciato l’abuso dei Taser da parte della polizia, che nel 2012 provocò la morte di 42 persone. Si stima che dal 2001 la pistola a scariche elettriche abbia ucciso 540 cittadini.
1.115 Un terzo degli oltre tremila italiani detenuti all'estero si trova nelle carceri della Germania

Anche in Europa, dove si concentra la stragrande maggioranza degli italiani detenuti all’estero, una simile denuncia ha riguardato le carceri del Portogallo, dove il Taser sarebbe stato utilizzato a Pacos de Ferreira nel 2010. Nel vecchio continente i problemi di sovraffollamento, maltrattamenti e cattiva gestione dei detenuti con problemi psichiatrici, sono comuni a diversi Stati, tra cui Belgio, Irlanda, Grecia, Romania e Spagna.
Sul fronte asiatico e africano gli arresti arbitrari e i processi lampo, spesso in assenza di prove, sono piuttosto frequenti. Israele, Siria, Libia, Marocco, Sudan, Kazakistan e Sri Lanka sono le nazioni sotto la lente di Amnesty International.
Ci sono, poi, Paesi con rigide norme contro l’immigrazione clandestina, dove gli italiani non solo rischiano di essere espulsi, ma rischiano l’incriminazione proprio come avviene nei nostri confini in esecuzione della legge 94 del 2009. La metà degliitaliani reclusi per immigrazione clandestina si trova in carceri europee, il 25% in America e il 22% in Asia e Oceania.
Fonte: WIRED

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