All’inizio del 2014, in America iniziò ad essere commercializzato il Soylent: un sostitutivo di pasto che avrebbe rivoluzionato il mondo del cibo. Pieni di fondi acquisiti attraverso il crowdfunding e di buona volontà, Rob Rhinehart, il creatore, e i suoi collaboratori, avevano in mente l’idea di pensionare i tradizionali pasti che accompagnano l’uomo da che esiste in favore di un connubio di ingredienti in polvere. Essi, uniti all’acqua, avrebbero dato origine ad un “beverone” contenente il 100% della razione giornaliera consigliata di ogni singolo elemento: dai carboidrati ai minerali, passando per proteine, fibre, grassi e così via.
L’idea e la realizzazione fu un successo clamoroso, soprattutto in un paese in cui il culto del cibo è praticamente inesistente, e viene associato alle catene dei fast food, all’obesità, e al mangiare malsano ed esagerato. Al costo di 2 dollari soltanto a pasto, per tre pasti al giorno (con una spesa giornaliera dunque di circa 6 dollari), chiunque avrebbe potuto assimilare tutto ciò che gli serve per vivere, senza remore di ingrassare né di avere una dieta disequilibrata. Proprio questa è la parte geniale dell’idea: è pur vero che con 6 dollari, o poco più di 5 euro, si possono comprare pacchi di pastasciutta e mangiare per una settimana: ma cosa si assimila, se non una marea di carboidrati? Quanto può essere sana una dieta normale, pagando la stessa cifra del Soylent? La risposta è una, e una soltanto: non può esserlo.
In Europa, dove giustamente la cultura del cibo è più radicata e resistente, e dove i casi di malnutrizione in senso eccessivo sono decisamente meno che negli Stati Uniti, il Soylent non è ancora arrivato. In compenso, però, esiste l’alternativa: Joylent.
Ed è proprio Joylent che è stato provato per i nostri lettori, pagando 32€ per quindici pasti provenienti direttamente dall’Olanda, più spese di spedizione. Con tanto di shaker compreso nel prezzo.
L’acquisto, esclusivamente attuabile online, permette di avere un mix di “gusti” molto americanizzati: banana, fragola, cioccolato, per fare qualche esempio, a riprova del fatto che anche nel pasto principale, tipicamente salato, per una questione di pura ignoranza si predilige invece il dolce.

I valori nutrizionali del Joylent, così come appaiono sul retro delle confezioni.
L’ASPETTO
La mistura del Joylent si presenta come una polvere di color beige, in pacchetti da 550g, da dividere per tre, come tre sono i pasti della giornata, e contiene poco più del 100% della razione giornaliera raccomandata, per un computo di circa 2000 calorie.
Essa va diluita in abbondante acqua (il sito ufficiale consiglia 400ml, peccato che così sembri di bere piombo fuso: sarebbe senz’altro meglio mezzo litro) e shakerata nell’apposito strumento che è compreso nel prezzo dell’acquisto. La brodaglia che ne deriva, o meglio, il Beverone, ha un aspetto abbastanza nauseabondo, ma fa benissimo.

La mistura è pronta per essere bevuta.
IL GUSTO
I gusti del Joylent sono abbastanza neutri, nella misura in cui si nota un rimando al “flavour” pubblicizzato, ma poco altro. Non è cattivo, ma non è neppure buono. La cosiddetta texture cambia molto a seconda del quantitativo di acqua con la quale si diluisce il polverone, e va da una sensazione di lava granulosa appena eruttata ad una di un soft drink non frizzante molto più facile da bere e meno pesante sullo stomaco.
PERCHE’ BERLO
In realtà è abbastanza inutile puntare sul gusto quando si cerca una motivazione sul bere il Joylent: la vera innovazione sta nel controllo totale delle calorie e dei valori nutrizionali assunti, molto più agevole rispetto al cibo “solido” tradizionale. Bevendo questo benedetto beverone si ha la certezza di alimentarsi bene e la consapevolezza totale di ciò che si sta ingerendo. A chi dice che una cosa del genere non può essere sana non può che dedicarsi una riga: sono discorsi stupidi da reazionari del cibo anche quando non si dovrebbe esserlo. La mistura infatti è prodotta da ingredienti “veri”, e non certo in laboratorio come qualcuno in giro per l’internet suggerisce. Semplicemente, è strana l’idea di sostituire un intero pasto con una brodaglia – ma non è poi così diverso dal nostro tipico minestrone passato.
Altri vantaggi, più o meno condivisibili, stanno nel prezzo e nella comodità: il Joylent si prepara in due minuti, e non va cotto. Si risparmia sul tempo e sulle bollette, e se è vero che il tempo è denaro, allora il risparmio è doppio.
SENSAZIONI POST ASSUNZIONE
La digestione del Joylent è abbastanza rapida, a meno che non si seguano le dosi da siccità prescritte dagli ideatori: 400ml d’acqua per 150g di prodotto circa rendono la mistura qualcosa che ricorda il piombo fuso, e risulta indigesta. L’inevitabile conclusione della digestione non mostra problemi di sorta, forte anche del fatto che, comprese nel beverone, ci sono anche un bel po’ di fibre. Il 100% della razione giornaliera, per essere precisi.
Il computo calorico è alto e dà una certa soddisfazione post-pranzo, e sicuramente crea meno stordimento rispetto ad un quantitativo calorico eguale assunto attraverso i cibi solidi.
Il Joylent dunque supera una difficile prova e stupisce: può in effetti essere un valido sostitutivo ai pasti. Non a tutti i pasti, però: il consiglio è quello di assumerlo saltuariamente, quando si è di fretta o si ha bisogno di ingerire più calorie del normale, o se è necessario fare attenzione alla propria linea. La possibilità di avere un pasto pronto ogni tanto con tutto ciò che serve è molto allettante, ma vivere di solo Joylent è impossibile, soprattutto per noi italiani. Perchè vivere non è solo sopravvivere.
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