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Juventus, DesChamps: "...se mi chiamano...chissà...!"

Creato il 10 marzo 2011 da Juveincampo

Se mi chiasmano...:«...Nell’estate 2006 accettai la panchina del­la Juve senza sapere se avrei allenato in C, in B e con quale penalizzazione. Si par­lava di -30,-18... Fu un modo per sdebitar­mi con chi mi aveva dato tantissimo nei 5 anni vissuti a Torino da giocatore. Otte­nendo la promozione in A penso di avere saldato il mio debito, di essermi messo in pari. Quanto al futuro, chissà...».

Perchè la Juve non vince più...:«Dirlo dall’esterno è difficile. La mia posi­zione all’epoca era chiara: meglio prende­re tre giocatori fortissimi all’anno, piutto­sto che sei o sette di medio valore. Per es­sere all’altezza del proprio passato e delle aspettative che la circondano, la Juve ha bisogno di un continuo ricambio di cam­pioni. Certo la qualità ha un prezzo, ma in quell’anno in B riuscii a lanciare giovani come Marchisio e De Ceglie, quindi pote­vamo concentrarci su pochi rinforzi di al­to livello. E il discorso regge anche se par­liamo di due grandi rinforzi, piuttosto che cinque arrivi di medio valore».

Il divorzio dalla Juve:


«...Sul momento mi sembrò una decisione giusta, coerente. Invece fu un errore tutto mio. Con il passare del tempo ho realizza­to che la gente del calcio non aveva colto le ragioni di quella mia scelta. Le faccio un esempio: l’estate scorsa venni contattato dal Liverpool e la prima cosa che i miei in­terlocutori mi chiesero durante la riunio­ne fu:“Perché se ne andò dalla Juve?”»....«Io e la società avevamo visioni diverse sul futuro e devo dire che anche chi mi stava vicino, come il mio agente, non mi consigliò al meglio. In pratica nulla fece per ricom­porre la frattura. Fatto sta che venivamo da un’annata psicologicamente difficile, in cui ci ritrovammo in città e stadi mai visi­tati prima dalla Juve. Ogni partita era una battaglia. Consumammo davvero molte energie e sapevo che le aspettative l’anno successivo sarebbero state ancora più al­te. Ma non si poteva pretendere di vince­re subito lo scudetto, bisognava andare per gradi. Ricostruire».

 


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