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Kalimba che sopresa! - Recensione - Xbox One

Creato il 27 dicembre 2014 da Intrattenimento

Press Play torna a misurarsi con il genere platform e lo fa con un concept intrigante e meno macchinoso

Press Play torna a calcare la scena platform con Kalimba, un piccolo titolo molto colorato che è appena arrivato nel marketplace di Xbox One e che arriverà, a gennaio, anche in versione Windows. La trama, che vede un'isola minacciata da uno sciamano e piccoli personaggi a forma di totem decisi a sconfiggerlo, è un mero pretesto per dare vita a una delle idee formulate dai fratelli Strandby durante lo sviluppo di Max: The Curse of Brotherhood. Ed è la terza volta che il team acquisito da Microsoft nel 2012 affronta il più classico dei generi videoludici cercando di ampliarne gli orizzonti. Ma questo nuovo esperimento non prevede velleità artistiche e pennarelli. Kalimba si gioca con soli due tasti e la diversità rispetto al platform classico sta tutta nella struttura del gioco che ci chiede di controllare contemporaneamente due personaggi. Alcune volte questi si muovono a pochi passi di distanza o sono addirittura l'uno sulle spalle dell'altro, garantendo a quello che sta sopra il doppio salto, mentre in altri casi è necessario sfruttare ostacoli e particolari power-up per "desincronizzare" i movimenti dei due e far si che possano, con l'aiuto delle nostre abili mani, superare gli ostacoli più complessi. Questo è il concept di base ma gli elementi che concorrono ad arricchirlo sono innumerevoli.

Kalimba che sopresa!
Quando i due personaggi si trovano ad affrontare strade differenti i movimenti che devono compiere sono comunque simili, anche perché in caso contrario sarebbe impossibile andare avanti, ma nella stragrande maggioranza dei casi il layout visivo del percorso è differente e questo fattore confonde spesso i sensi. Inoltre i nemici sono spesso posizionati in modo differente e in questo caso è necessario tenere conto di due situazioni differenti con il risultato che i nostri occhi schizzano da una parte all'altra dello schermo nel tentativo di tenere sott'occhio tutto lo schermo. Un compito quasi impossibile quando la velocità dell'azione si intensifica ed ecco che spesso la morte è l'unica soluzione per poter comprendere come cavarsela tra piattaforme che si sgretolano, superfici scivolose, tappeti elastici, nemici che ci corrono incontro a diverse velocità e stanze segrete con sessioni di platforming estremo. L'azione, in sostanza, è piuttosto concitata ma Kalimba è un titolo vario che non ci fa mancare cambi di ritmo, momenti più ragionati e frangenti da superare facendo affidamento sul proprio istinto. Ci sono zone specifiche, evidenziate con colori ben visibili, che possono essere attraversate da uno solo dei due personaggi ed è qui che interviene il secondo tasto che ci consente di scambiare al volo la posizione dei due piccoli totem affidati alle nostre mani. Possiamo dire che questa è la meccanica principale del titolo e genera, in combinazione con il design dei livelli, un'infinità di situazioni.
Kalimba che sopresa!
In alcuni casi siamo chiamati a invertire rapidamente i due personaggi, talvolta mentre questi sono in caduta libera lungo un tunnel pieno di ostacoli, per far si che quello giusto si trovi sempre in corrispondenza della barriera del suo colore. Ma lo scambio dei personaggi ci consente anche di cambiare il funzionamento del power-up che altera la gravità. In una modalità uno dei due totem si ritrova sul soffitto in posizione opposta rispetto al suo compagno. Invertendo i due protagonisti, invece, entrambi vengono risucchiati verso il centro dello schermo e possono svolazzare saltellando l'uno contro i piedi dell'altro. La magia nasce alternando le due modalità nel mezzo dell'azione, cosa che rende possibile compiere balzi immensi a patto di riuscire a controllare l'inerzia. A questo punto ci stiamo facendo un'idea della varietà di Kalimba ma non è finita qui. Anche i momenti più ragionati fanno spesso affidamento su questa meccanica che troviamo spesso combinata con due interruttori ognuno dei quali può essere attivato solo da uno specifico personaggio. E il discorso si articola ulteriormente quando uno dei due personaggi ottiene un power-up che serve in una determinata zona del livello la quale può diventare irraggiungibile proprio a causa delle peculiarità dei power-up. Questi, infatti, possono ingigantire il personaggio, ampliandone la distanza di salto e rendendolo invincibile per i nemici, oppure impedirgli di muoversi liberamente come nel caso delle piume che servono per planare o per lasciare un avatar sospeso in modo che faccia da piattaforma per l'altro. In questi casi l'azione da platform diventa uno degli elementi di una componente puzzle che spesso, grazie all'ottimo design dei livelli, risulta sfiziosa e appagante.
Kalimba che sopresa!

twittalo! Kalimba trasforma in gameplay la classica formula due al prezzo di uno

Two guys one pad

Non tutti i livelli di Kalimba sono realizzati con la medesima maestria ma i momenti memorabili ci sono e includono boss di fine mondo belli grossi e tutti intelligentemente costruiti intorno alle peculiari meccaniche targate Press Play. Meccaniche che includono la cooperativa offline la cui presenza non è assolutamente da sottovalutare. Giocare in due, ognuno con il suo totem, potrebbe sembrare più semplice ma coordinarsi, tenendo conto dell'enorme varietà delle situazioni di Kalimba, è una vera sfida resa ancora più difficile dal fatto che i malus al punteggio sono raddoppiati. Il risultato è esaltante a patto di avere un buon compagno con cui giocare e parecchia pazienza. Anche in solitario, però, la varietà del gameplay rende il titolo Press Play sempre godibile anche quando la complessità della formula genera ampie fluttuazioni in un tasso di difficoltà che talvolta è quasi nullo per poi impennarsi improvvisamente. In ogni caso possiamo dire che complessivamente Kalimba offre un discreto livello di difficoltà. In alcuni punti c'è da comprendere un puzzle, in altri da compiere movimenti rapidissimi e spesso le due cose si mescolano in un caos di teletrasporti da effettuare per fare si che il giusto personaggio col giusto potere sia sul lato giusto dello schermo, magari in mezzo a un salto o in volo, tra voragini letali e nemici in movimento. Non stupisce, quindi, che si muoia spesso ma paradossalmente Kalimba può essere giocato in tranquillità anche da chi ha poca pazienza. A garantirlo sono i generosi checkpoint di una struttura trial and error studiata per lasciare sempre uno spiraglio per passare attraverso le pur non generosissime maglie del gioco. Difficilmente la morte costringe a ripetere lunghe sessioni e riprovando più volte capita di farcela anche per pura fortuna per quanto percorrere un intero livello senza sbagliare garantisca una soddisfazione decisamente maggiore e sia l'unico modo per svettare nelle classifiche a tempo che aggiungono una componente time trial a tutti i livelli del gioco.

Kalimba che sopresa!
Certo, siamo lontani da quei platform calcolati al millimetro e cavarsela per pura fortuna può fare storcere il naso a parecchi giocatori ma pur annotando le imperfezioni dobbiamo ammettere che l'impostazione scelta da Press Play garantisce un giusto equilibrio tra frustrazione e soddisfazione con la possibilità, per chi ha voglia di sudare le fatidiche sette camicie, di puntare al completamento di ogni quadro ottenendo il punteggio massimo con il fine di ottenere il totem d'oro. Ogni livello elargisce infatti una sezione di un grosso totem che deve essere completato per restituire l'isola di Kalimba ai suoi abitanti. Con un punteggio medio si ottiene la classica sezione di legno colorato tipica dei totem tribali ma quando il punteggio è troppo basso, a rimarcare la nostra inettitudine, la sezione del totem corrispondente al livello viene riempita da un misero ciocco di legno. A compensare l'umiliazione, per fortuna, c'è un comparto tecnico decisamente piuttosto ispirato per quanto modesto. Lo stile è quello dei trixel, forme triangolari composte di pixel bidimensionali che ben si adattano ai personaggi la cui natura totemica li priva di braccia e gambe da animare. Sono quindi fondamentali le numerose espressioni di paura, preoccupazione e dubbio che caratterizzano le diverse coppie di protagonisti che cambiano per ogni mondo di gioco. Non cambiano invece i nemici che possono dotarsi di ali, cambiare di colore e dimensione ma restano anonimi e tutti caratterizzati allo stesso modo. Meno anonimi sono invece i livelli e questo anche grazie ai colori vivaci, ma è chiaro alla prima occhiata che sarebbe stato possibile fare qualcosa in più senza alterare nulla dello stile grafico. Il prezzo in ogni caso è commisurato all'offerta che include adattamento dei testi in italiano, un sacco di riferimenti spiritosi alle consuetudini del genere platform, una colonna sonora gradevole e due modalità extra non essenziali ma capaci di aggiungere qualcosa in più all'esperienza. Kalimba - Trailer
Kalimba che sopresa! - Recensione - Xbox One
Kalimba - Trailer

Pro

  • Gameplay sfizioso e divertente
  • Un sacco di situazioni diverse
  • Sfida in quantità...

Contro

  • ...ma non sempre ragionata
  • La caratterizzazione dei nemici è fiacca

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