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Karatedo (13): cambia secondo il tuo avversario

Da Stefano Bresciani @senseistefano
Data: 9 aprile 2013  Autore: Stefano Bresciani

L’esercito dovrebbe imitare la forma dell’acqua. L’acqua lascia l’alto e scorre verso il basso; così i soldati devono evitare di fronteggiare la forza degli avversari attaccando i punti deboli dell’esercito nemico. L’acqua regola il proprio flusso adattandosi alla forma del terreno; un esercito raggiunge la vittoria quando è in grado di rispondere adeguatamente alle azioni del nemico. Così possiamo affermare che non c’è un comportamento prestabilito nelle operazioni militari, così come non esiste una forma predefinita per l’acqua. Chi riesce a vincere adattandosi con abilità alla forza e alla debolezza del nemico è uno stratega di alto livello.

(Sun Tzu ne “il Pieno e il Vuoto”, tratto da “L’Arte della Guerra”)

Sun Tzu paragona la gestione delle proprie forze all’acqua. Colui che comanda, imitando il modo in cui l’acqua fluisce naturalmente dall’alto verso il basso, cerca di evitare la forza del nemico e di colpire i suoi punti deboli. E proprio come l’acqua cambia la forma del suo flusso a seconda dei contorni del terreno – diventando quieta e lenta sulla terra piana o scorrendo rapidamente lungo i pendii scoscesi e diventando cascata sui bordi dei precipizi – così un esercito dovrebbe adattarsi ai movimenti del nemico e al terreno in modo da assicurarsi la vittoria.

Idem per il praticante di arti marziali, la cui strategia, i movimenti e le tecniche devono essere fluidi come l’acqua: la flessibilità mentale ancor prima di quella fisica è ciò che derermina le sorti di uno scontro o di un pacifico confronto tra simili. Muoversi liberamente senza rigidità psicologiche o corporee, adattandosi in continuazione ai cambiamenti del compagno di pratica, è il non plus ultra per l’artista marziale, che in questo modo può ottenere la vittoria su se stesso, ovvero sui suoi limiti.

La strategia in combattimento è fondamentale ed è in funzione di chi abbiamo di fronte e soprattutto di cosa fa, paragonabile all’arte di comandare grandi eserciti ma più comprensibile ai giorni nostri in seno alle competizioni di kumite nel Karate. Lo stesso principio è attuabile nello judo, nella scherma occidentale o nel kendo, in parte anche nell’aikido, anche se spesso si ha la tendenza (non essendoci l’aspetto competitivo in senso stretto) a creare situazioni codificate, seguendo degli schemi ben precisi. Questo è indubbiamente utile nella fase di apprendimento iniziale, poi l’aikidoka deve iniziare a pensare come l’acqua, a muoversi come essa, sul tatami ma non solo…

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