Magazine Diario personale

L -25

Da Icalamari @frperinelli

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Riposati

L -25

 

Sul bagnasciuga sfilano i bikini

Disposti fianco a fianco sui lettini.

Con le chiacchiere a vuoto

Sembra inutile il nuoto,

Si sta in spiaggia per sentirsi più vicini.

 

A me questi limerick servono per mantenere una qualche periodicità all’interno di un blog che di periodico non ha nulla. Un’attività leggerina, che prende poco tempo ed è di poche pretese. Ma, beh. Oggi non avvertite un po’ di angoscia tra le righe? La verità è che la giornata trascorsa, così ordinaria e tranquilla, è stata punteggiata dal pensiero della morte.

La morte di Valter Binaghi, che torna a intervalli irregolari a farmi tap tap sulla spalla. Non lo conoscevo di persona, avevo letto di suo un po’ di cose, prima tramite Vibrisse, e in seguito, per breve tempo perché l’ha chiuso a ridosso della mia iscrizione, sul suo blog. Qualcuno che a me piaceva stroncato a mezza via, così . Con tutto che con me non aveva molto a che fare, per la convinta fede cattolica, o per certi suoi modi bruschi, mi piaceva. Per la ricchezza e la semplicità congiunte in quello stesso spirito agitato. Mi piaceva che dichiarasse di amare la sua famiglia e mi piaceva che avesse un lato ribelle, che si ritrovava nei suoi personaggi. Mi piaceva che praticasse la musicaccia, il blues, per intenderci. Se n’è andato e io non ero preparata. Sono colpita. Non eravamo amici e domani forse avrò scordato questa amarezza. Ora c’è e non posso che tenermela.

Imperscrutabili disegni? Destino? Casualità feroce, forse. Binaghi mi passerebbe l’accostamento che sto per fare, sarebbe d’accordo sul fatto che davanti a lei siamo proprio tutti uguali? Di certo non intendo sminuire il suo ricordo, ma solo tranquillizzare me, adesso.

Si cammina sempre a fianco della morte. Che a volte ha l’aspetto del tuo migliore amico.

Stamane un ciclista ha portato il proprio cane dalla città alla spiaggia, tenendolo al guinzaglio sotto il solleone. A qualche decina di metri dall’arrivo il cane è morto. Accanto all’ambulanza la gente parlottava e scuoteva la testa. Un fatto come un altro, tiriamo dritto và.

Bisogna ricordarsi di lei, tenerla presente. La vita si fa meno pesante, le questioni, tutte, si ridimensionano. Avevo un prozio di campagna che dopo la guerra arrotondava le entrate da muratore dando una mano nel camposanto del paese. D’estate, se faceva troppo caldo e aveva voglia di riposare un quarto d’ora, si infilava in un loculo non ancora occupato, un posticino veramente quieto.

A un tipo come lui l’idea di andare a stendersi in spiaggia, fianco a fianco con i vocianti vivi, semplicemente non interessava.


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