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L’ADOLESCENZA… Conflitto tra indipendenza e dipendenza… una storia clinica! 1 parte

Da Psychomer
By
Maurizio Mazzani
giugno 10, 2010Posted in: psicologia clinicaL’ADOLESCENZA… Conflitto tra indipendenza e dipendenza… una storia clinica! 1 parte

Perché un articolo dedicato esclusivamente al periodo adolescenziale?
Il motivo è abbastanza semplice, voglio onorare quel periodo di vita indefinito, quanto perturbato, dedicandogli dell’attenzione.
L’adolescente vive il classico conflitto dell’età che consiste nell’impossibilità di potersi collocare in una dimensione ben precisa, quella adulta o ancora quella infantile.
Pensate all’adolescente come quel bambino che viaggia verso l’età adulta, e che in tutto quel viaggio non riesce ad identificarsi in nessuna dimensione in particolare, ma semplicemente essere un viaggiatore.
Egli dunque, non può essere definito bambino ma nemmeno adulto.
Usualmente a questo “povero” essere in balia spesso delle incongruenze degli adulti, viene chiesto di comportarsi come bambino delle volte: “queste cose sono da grandi, non hai ancora l’età per farle… ecc.”; e invece altre dover saltare all’età adulta con un jet supersonico per comportarsi in modo che, giustamente, ancora potrebbe non appartenergli: “ormai sei adulto e devi capire che… ecc., ecc.”.
La realtà adolescenziale purtroppo è proprio questa, una specie di mancanza d’identità, e chi è adolescente non sa proprio dove collocarsi. Una realtà conflittuale per eccellenza, che va dal sociale allo psicologico per soggiacere nel fisiologico. Infatti, l’adolescente ha appena vissuto il trambusto ormonale che ha prodotto il disagio conseguente alla perturbazione caratteristica della pubertà. Essa si presenta invasiva cambiando il fisico, ma senza che la psiche abbia avuto il tempo di adeguarsi opportunatamente. Si, il bambino si trova ad avere un corpo adulto, ma desidera inizialmente ancora giocare ai soldatini o alle bambole.
Un passaggio veloce che va dalla preadolescenza alla adolescenza, un momento caratterizzato dalla accellerazione della crescita fisiologica e somatica.
Anche lo sviluppo della sua intelligenza è segnata da un iter complesso.
Spiegandolo, posso dire che l’individuo sviluppa la sua intelligenza con la maturazione biologica del suo cervello da una parte, e l’interazione di quest’ultimo con l’ambiente dall’altra. Appare, dunque, ovvio pensare, che l’ambiente debba essere sufficientemente stimolante per permettere che la sua intelligenza si sviluppi adeguatamente, altrimenti si potrebbe avere facilmente un ritardo mentale, e questo anche di fronte sia ad una ereditarietà priva d’anomalie, sia davanti ad uno sviluppo biologico sano.
Tale sviluppo psicogenetico dell’intelligenza raggiunge la maturità proprio con l’adolescenza.
Ma che significa ciò?
Semplicemente che l’individuo percorre diversi stadi psicogenetici di sviluppo intellettivo. Egli inizia, infatti, con una primaria intelligenza chiamata senso/motoria, tipica del lattante con la quale inizia a conoscere l’ambiente toccandolo, palpandolo o succhiando gli oggetti con la sua bocca. Secondariamente attraversa dei stadi dove compare il linguaggio, l’intelligenza intuitiva e le emozioni interindividuali spontanee. Poi si vive la comparsa della primaria logica, che però è su fatti concreti, e sarà presente per tutto il periodo preadolescenziale. Infine, con l’adolescenza come detto, arriva la maturazione intellettiva completa, con la comparsa del pensiero astratto e simbolico e con la formazione della personalità e del desiderio dell’inserimento affettivo ed intellettuale nel mondo degli adulti.
Quello che è importante comprendere è che lo sviluppo intellettivo, come qualsiasi acquisizione di nuova conoscenza, avviene non per sovrapposizione di nuovi dati, ma attraverso un vero e proprio dinamismo che utilizza due fondamentali meccanismi di acquisizione conoscitiva: l’assimilazione e l’accomodamento.
Con il primo meccanismo si assimila la nuova conoscenza, mentre con il secondo, che è successivo al primo, si accomoda questa nuova nella vecchia conoscenza, per ritornare ad un equilibrio che si trova ad un livello superiore.
Dunque, l’adolescente possiede tutte le caratteristiche del pensiero anticipatorio, quello che ha la caratteristica del “possibile”, il quale gli permette di iniziare a pensare al futuro e a tutto ciò che lo caratterizza, di stendere teorie su se stessi e sul mondo, ecc.
Egli possedendo tutte le caratteristiche del pensiero adulto desidera anche metterle in pratica. Ma questo non gli risulta facile perché, anche se possiede un’intelligenza ben sviluppata, nello stesso tempo non possiede una simile maturità nella sua intelligenza emotiva. Per cui ciò è di ostacolo ad esistere in modo ben definito.
L’adolescente dalla dipendenza deve raggiungere l’autonomia, e per tale scopo deve elaborare costruttivamente i vecchi schemi di pensiero infantili, per rompere gli obsoleti legami che tali schemi rappresentano. Ecco qui del perché del bisogno di legami al di fuori della famiglia, un esempio è l’amico intimo, conquista iniziale che poi porterà alla ricerca di un partner d’amore.

…continua… (2, 3 parte)

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L’ADOLESCENZA… Conflitto tra indipendenza e dipendenza… una storia clinica! 1 parte
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