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L’autoproduzione è cultura a rischio estinzione. Intervista ai ragazzi di Inuit

Creato il 16 novembre 2011 da Lospaziobianco.it @lospaziobianco

Ho conosciuto i ragazzi di Inuit alla Self Area di Lucca Comics, dove vincono la Menzione speciale per la migliore autoproduzione Self Area. Mi raccontano che sono un’associazione culturale composta da tredici ragazzi (alcuni di loro vengono dal Gruppo Delebile e da La Trama) e che hanno deciso di inaugurare uno spazio a Bologna dove vendere autoproduzioni e organizzare mini mostre. Decido di intervistarli per farmi raccontare il progetto più nel dettaglio e li vado a trovare, qualche giorno prima dell’inaugurazione, nella libreria-negozio in via Petroni a Bologna.
I ragazzi stanno montando la mostra su una delle pareti del piccolo spazio, “autoprodotto” anch’esso con l’aiuto di amici carpentieri che hanno ideato la struttura flessibile degli scaffali a parete. Il risultato è uno spazio intimo, che trasmette calore, grazie alle poltroncine da salotto di casa, alcuni begli oggetti vintage attentamente selezionati, le ciotole piene di Pastiglie Leone e gli scaffali dalle curve morbide, che accolgono riviste, ma anche gioielli e cd musicali.
Parlo con due di loro, Marco Tavarnesi e Bianca Bagnarelli.

L’autoproduzione è cultura a rischio estinzione. Intervista ai ragazzi di Inuit> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" height="200" width="300" alt="L’autoproduzione è cultura a rischio estinzione. Intervista ai ragazzi di Inuit >> LoSpazioBianco" class="alignleft size-medium wp-image-40751" />Prima di tutto spiegatemi perché questo nome, Inuit?
Il termine significa propriamente “esseri umani” e viene usato, dagli Inuit appunto, per distinguere se stessi dagli altri, in più identifica una popolazione che va via via scomparendo… Che dire? Non potevamo non identificarci.

Come è nata l’idea di Inuit?
Bianca:
L’idea è nata dal fatto che tutti quanti abbiamo esperienze di autoproduzione e ci siamo resi conto che a Bologna mancavano spazi dedicati alle esposizioni, che non fossero anche ristoranti o bar, dove poter curare le mostre dall’inizio alla fine in modo controllato.
Inoltre, l’autoproduzione ha un problema di fondo sostanziale che è la distribuzione, nel senso che di partenza già di per sé ha costi molto alti ed è molto difficile entrare nelle librerie che sono abituate a contovendita molto più elevati. Ci siamo concentrati sul fatto che nelle autoproduzioni per noi al momento ci sono cose molto valide che non trovano spazio nel mercato del fumetto e dell’illustrazione in generale e avevamo voglia di fare conoscere qui in Italia realtà estere che non arrivano in alcun modo, perché l’Italia e Bologna sono un po’ carenti secondo noi dal punto di vista della conoscenza culturale del fumetto e delle autoproduzioni in generale. Ci sono festival come BilBOlbul che nel 2012 porterà Kuš! in mostra, però di fatto se qualcuno vuole comprare Kuš! in Italia non ha possibilità di farlo se non in occasioni come questa o andando ai festival internazionali.
Unendo queste due esigenze è partita l’idea di trovare uno spazio espositivo e di offrire una distribuzione delle autoproduzioni controllata da noi – per cui con i nostri tempi i nostri ritmi e i nostri esborsi di denaro – per far conoscere qui in Italia realtà estere molto belle che non hanno altro modo di essere conosciute. Vogliamo insomma diventare dei diffusori di cultura.

L’autoproduzione è cultura a rischio estinzione. Intervista ai ragazzi di Inuit> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" height="190" width="300" alt="L’autoproduzione è cultura a rischio estinzione. Intervista ai ragazzi di Inuit >> LoSpazioBianco" class="alignright size-medium wp-image-40753" />Come avete selezionato le autoproduzioni che proponete?
Bianca:
Tutti andiamo da due o tre anni a festival come il Fumetto di Lucerna, il Sismics di Sierre, o ad Angoulême. Le cose di qualità le vedi, le acquisti e poi sai che non le troverai in Italia, da qui il desiderio di diffonderle. E alla fine abbiamo capito che chi autoproduce all’estero sono persone come noi, molto giovani. Siamo rimasti molto sorpresi dal ritorno che abbiamo avuto dai ragazzi dei gruppi esteri perché quando li abbiamo contattati sono stati subito molto entusiasti della cosa, anche se ancora la libreria non aveva nemmeno uno spazio fisico, si sono fidati solo sulla base del progetto.

Mentre con gli italiani è stato più difficile?
Marco:
Sì, evidentemente è un fatto culturale. Perché all’estero spazi di questo tipo sono già consolidati, mentre qui no. Questo unito all’idea del contovendita: all’estero è una modalità più conosciuta, anche se anche lì ci sono state delle realtà che hanno deciso di non lasciarci le cose in contovendita e noi al momento non abbiamo la possibilità di investire del denaro, con il tempo faremo una selezione molto accurata di pubblicazioni da acquistare e rivendere.
In Italia ci sono state molte alzate di sopracciglia, una mancanza di fiducia. Ovviamente in molti altri casi ci hanno affidato le loro pubblicazioni senza problemi. Come le ragazze di Uht di Treviso, progetto che ha a che fare più con la grafica che con il fumetto e l’illustrazione. Noi non pensavamo che potesse avere tutto questo successo mentre a Lucca Comics è andata a ruba.

L’autoproduzione è cultura a rischio estinzione. Intervista ai ragazzi di Inuit> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" height="200" width="300" alt="L’autoproduzione è cultura a rischio estinzione. Intervista ai ragazzi di Inuit >> LoSpazioBianco" class="alignleft size-medium wp-image-40755" />La dimostrazione che il problema è la mancanza di conoscenza di determinate realtà…
Marco:
Ed è anche la dimostrazione che a volte osare un po’… noi li abbiamo portati a Lucca domandandoci “chissà se il pubblico apprezzerà?” e anzi ancora prima ci chiedevamo “il pubblico di Lucca apprezzerà il fumetto autoprodotto europeo e questi prodotti di grafica sperimentale?” e invece hanno gradito sia l’uno che l’altro e la targa che abbiamo ricevuto a Lucca lo dimostra.
Anche i ragazzi di Studio Fludd di Venezia sono venuti apposta qui a Bologna per conoscerci e vedere lo spazio e capire se era lo spazio giusto dove lasciare le loro cose, e questo è stato un esempio di ritorno positivo.
C’è interesse. E questo interesse lo testiamo su di noi. Se noi abbiamo una necessità, un desiderio, pensiamo che possa essere condiviso.

E questi progetti italiani come li avete scoperti…?
Marco:
Su internet.
Bianca:
O attraverso occasioni di incontro tipo lo Swap di Giulia Sagramola a Fabriano quest’estate. Ma io già da prima ero una fan del negozio Etsy di Studio Fludd. E quando abbiamo pensato a Inuit loro ci sono subito venuti in mente perché hanno dietro un progetto curato e coraggioso; sono pochissimi e hanno ideato le loro prime collezioni che hanno avuto subito molto successo scontrandosi però immediatamente con un problema di distribuzione. Ci siamo chiesti se autoproduzioni di successo come queste che funzionavano online, avrebbero potuto funzionare anche in un negozio fisico. Lo scopriremo a breve.

L’autoproduzione è cultura a rischio estinzione. Intervista ai ragazzi di Inuit> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" height="200" width="300" alt="L’autoproduzione è cultura a rischio estinzione. Intervista ai ragazzi di Inuit >> LoSpazioBianco" class="alignright size-medium wp-image-40761" />Per quanto riguarda le mostre, invece, come le gestirete?
Bianca:
Abbiamo questa idea folle, di farle due o tre volte al mese, lo spazio è abbastanza piccolo, per cui non possiamo esporre molti pezzi, ma abbiamo già un progetto editoriale per i prossimi mesi. Siamo in trattativa con Laura Camelli e con Alice Milani per una mostra di incisioni. Vorremmo contattare anche autori stranieri, ma per il momento non ci sbilanciamo…
La mostra che stiamo montando ora è di Ernest, che è un gruppo eclettico che ha fatto la prima antologia ormai tre anni fa e questa è un po’ una panoramica di quello che ha fatto ognuno di loro. Abbiamo cercato di dare un po’ di spazio a tutti.
Marco:
Abbiamo fatto una scelta ben precisa di non inaugurare con una nostra mostra, pur venendo anche noi dal mondo dell’autoproduzione, ognuno di noi ha i suoi prodotti, ma ci siamo detti che dovevamo dare spazio agli altri.
Bianca:
Abbiamo fatto anche richiesta per essere spazio espositivo alle mostre off di Bilbolbul e speriamo ci prendano.
E poi vorremo riuscire a interagire con il territorio e altre associazioni culturali per organizzare in spazi più grandi dei workshop formativi; abbiamo in progetto di aprire a breve uno spazio serigrafico, dove fare workshop di serigrafia con artisti giovani con cui sarebbe interessante avere un confronto di un paio di giorni alla portata economica degli studenti, e anche offrire la possibilità di uno studio di stampa serigrafica meno costoso di quelli presenti al momento.
A dicembre faremo il primo workshop con Lucia Biagi e Ylenia, se è a Bologna ci sarà anche Giulia Sagramola… ma attendiamo conferma. Stiamo preparando una due giorni sulla realizzazione di pupazzi fatti a mano (stoffa, uncinetto, gli Amigurumi per intenderci).

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Marco:
Sì, avremo anche la musica. Ci siamo detti “non chiudiamoci del tutto” e anche se non siamo degli esperti in ambito musicale ognuno di noi ha amici che ricercano gruppi emergenti. Siamo stati al Miami di Milano e già lì se ne parlava e abbiamo pensato di iniziare a selezionare i progetti di autoproduzione musicale migliori. Avremo un iPod e una piccola postazione d’ascolto, perché, mentre la rivista puoi sfogliarla prima di acquistarla, ovviamente non si può comprare il cd a scatola chiusa.

Alcuni di voi vengono dall’accademia, mi interessava sapere che riscontro c’è su questo progetto in questo ambiente un po’ più “istituzionale”…
Bianca:
Sì, parte dei ragazzi dell’associazione fa parte del gruppo Delebile che viene dall’accademia ma poi si stacca e va in altre direzioni.
Spero che troveremo dei punti di contatto, nel senso che essendoci il corso di fumetto e illustrazione si spera che quando inizierà a muoversi qualcosa a livello di autoproduzione, fumetto, presentazioni, mostre ma soprattutto a livello formativo con workshop di serigrafia e xilografia… si spera che i ragazzi dell’accademia si muovano un po’. Nell’ambito dell’accademia c’è molta fissità, ci lavorano professionisti molto validi che fanno grandissimo lavoro di insegnamento ma che rischia di rimanere molto astratto. C’è poco l’approccio col mondo del lavoro, cosa, secondo me, molto sbagliata perché già facciamo un lavoro “da pagliacci”… con i fumetti è difficile viverci e guadagnarci, soprattutto in Italia, per cui cercare di fare queste cose, mettersi in gioco, aprire questo tipo d’attività, autoprodursi è difficile. Spero che ci sarà dialogo, che i ragazzi vengano a confrontarsi con noi perché sarebbe interessante.

E poi avrete anche lo shop online.

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Marco: Esatto,dopo l’inaugurazione cercheremo di avere il sito attivo con il blog e tutte le informazioni necessarie: chi siamo cosa facciamo, i corsi… Ci sono state molto persone a Lucca che hanno dimostrato molto interesse ma ci dicevano: “Non sono di Bologna” e noi avevamo pensato anche a questo, cioè a diventare distributori veri e propri, a spedire nelle altre regioni italiane.
Speriamo anche attraverso tutti questi canali di collaborazione che si sono creati con i gruppi stranieri di riuscire a far partire una pubblicazione che coinvolga i gruppi esteri e gli autori di Inuit. Vorremmo creare una piccola etichetta, fare questo ulteriore esperimento…
Insomma di carne al fuoco ce n’è fin troppa ora bisogna vedere se funziona… Altrimenti diventeremo un negozio che vende oggetti vintage visto che abbiamo selezionato un po’ di cose e tutti ci chiedono “questo quanto costa? E questo?” e in realtà non sono in vendita.
Girando per le fiere estere ci siamo resi conto che questo tipo di negozio funzionava molto ma erano spesso luoghi molto minimal. Ecco secondo noi in Italia spazi del genere non sarebbero stati capiti, qui c’è bisogno di crearci attorno un’atmosfera, ma pensiamo che anche questo sia fare cultura, cioè capire come far funzionare un progetto come questo nel mercato italiano. Per quanto piccolo sia lo spazio cerchiamo di renderlo il più accogliente possibile. Abbiamo anche riviste e libri che non possiamo vendere e li lasciamo in consultazione. Non è il guadagno che ci deriva dalla vendita che ci interessa ma è proprio la volontà di far conoscere e diffondere cultura.
Bianca:
Anche perché saremmo pazzi se fosse il guadagno la leva…
Marco:
No, anche perché il nostro contovendita è così basso e il prezzo della maggior parte dei nostri prodotti così basso anche quello che il guadagno è davvero irrisorio, quindi sappiamo benissimo che almeno in un primo periodo non rientreremo assolutamente delle spese…

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Marco:
Sì, anche a Lucca molte persone si sono fermate per portarci le loro fanzine che purtroppo ancora non abbiamo avuto il tempo di guardare, perché noi comunque facciamo una selezione e leggiamo tutto quello che teniamo in negozio. Vogliamo essere sicuri di averlo capito per poterlo spiegare a chi entra e magari dà un’occhiata veloce e potrebbe non cogliere subito l’importanza delle proposte che facciamo. Vogliamo sapere raccontare quello che proponiamo…
E poi continueremo con lo “scouting” ai festival, cosa che abbiamo fatto anche al Crack di Roma il giugno scorso. Proprio lì abbiamo avuto le prime reazioni davvero positive a un progetto che ancora non aveva niente di concreto, soprattutto i francesi ci hanno lasciato le loro cose, pubblicazioni completamente serigrafate anche di un certo valore. Bastava raccontare l’idea, “abbiamo questo progetto, ma non abbiamo un sito, non abbiamo foto, non abbiamo biglietto da visita…”

Ma vi hanno creduto.
Marco:
Sì, ci hanno creduto e allora ci siamo detti: facciamolo davvero!


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