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L' editoriale di Luisa Ruggio: "L'aria che tira"

Creato il 15 maggio 2010 da Patriziacaffiero

firmato da Luisa Ruggio, L'aria che tira (pubblicato sul mensile Il tacco d'Italia)

"La questione è tacitamente impostata. Per forza, i salentini accoglienti si preoccupano molto poco di cosa deriva da cosa e per quali vie.
Si limitano a percorrere chilometri su e giù sbarcando il lunario nella penisola, scorgendo di tanto in tanto una ragazza discinta sul ciglio della strada, vicino al guard rail oltre il quale comincia l'erba alta. Da dove vengono quelle ragazze che appaiono di tanto in tanto, dall'aria tropicale in equilibrio su tacchi di vernice a spillo, non se lo chiedono più di tanto.

Chi le ha accompagnate e lasciate lì ad attendere, nell'anticamera del mattino, chi si sentirà in diritto di andarle a ripescare a una certa ora per fargli i conti in tasca, non hanno fiato di chiederselo i salentini accoglienti.

Devono affrettarsi a racimolare il minimo per bilanciare il mese, sono schiavi di uno stipendio, di una cassa integrazione, di un'aspettativa di lavoro, di un contratto a progetto, di un part-time forzato che gli toglie il vigore di riflettere su altre forme di schiavitù fuorché la propria.

La faccenda del mestiere, della sua origine, della sua clientela, di tutte le adolescenze in affitto in cantiere dietro l'angolo, intorno e dentro le città, non rovina il sonno ai salentini accoglienti alle prese con la povertà.

Distinti, colti, ammodo, di buona famiglia, in gara con la fortuna e la casualità assistono a schiavitù che gemmano.

Che si tratti di lavoro nei campi, sfruttamento sessuale indoor o all'aria aperta, rischio di vita nell'edilizia o servizi nell'ambito della cura, non fa differenza.

La miseria del giorno prima è la mancanza di etica per oggi, un humus fastidioso che soddisfa le muffe, è una realtà rozza, enorme, incapace di scoprire inflessioni sentimentali nella lotta, spenta dalla paura felina di cadere nell'acqua.

Chi ne paga le spese? I termini dell'accordo si limitano al prezzo della marchetta, me l'ha spiegato una volta una trans salentina che ha tirato avanti facendosi schiava tra le schiave, non riuscendo a ottenere un lavoro dai compaesani accoglienti.

La mattina che ha incamerato un prezzario si è controllata la lingua davanti allo specchio, ha cambiato nome, ha eseguito esercizi respiratori."

blog di Luisa Ruggio

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