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“L’inganno della memoria” di Gianluca Arrighi

Da Vivianap @vpicchiarelli

1947555_10201795469351976_1449655135_nIl cadavere di una giovane donna viene ritrovato in un appartamento del centro di Roma. Il corpo presenta orribili mutilazioni, ma è stato ricomposto come per un macabro rituale. Elia Preziosi, enigmatico e scostante pubblico ministero, viene chiamato a indagare sul caso, ma ben presto quello che sembrava essere l’isolato gesto di un folle si rivelerà il primo di una serie di inquietanti omicidi collegati tra loro da una misteriosa e indecifrabile logica. Sullo sfondo di una Capitale assolata e distratta, Preziosi dovrà affrontare i demoni del suo passato prima di poter giungere alla scoperta della sconvolgente verità. Con “L’inganno della memoria” Arrighi si conferma uno scrittore di trame nerissime da cui trapela la sua profonda conoscenza del sistema giudiziario e dell’indagine penale.

Il legal thriller di Arrighi mi ha piacevolmente coinvolta, senza necessariamente gettarmi addosso quell’inquietudine tipica dei romanzi dello stesso filone. Non so se questo sia un bene o un male, di certo è un qualcosa di differente che spiazza e che incuriosisce. La sensazione più forte che ho avuto è stata quella di una storia che procede in maniera piuttosto lineare (passatemi il termine, nonostante i colpi di scena legati al macabro ritrovamento dei cadaveri) per poi sconvolgere il lettore quando, alla resa dei fatti, si scopre il colpevole di tanta bestialità. E come sempre accade, il colpevole è l’ultima persona che ci si aspetterebbe di vedere nei panni del serial killer. Mi piace di Arrighi il suo modo “semplice” e “diretto” di scrivere per andare al nocciolo della questione, consentendo al lettore di entrare “da solo” nella storia, per farsi una propria idea e, perché no, di condividere con Preziosi tutta la malinconia che l’attanaglia da tempo… Suppongo ci sarà un seguito: sono ancora troppe le questioni rimaste in sospeso tra Elia e la sua compagna, troppe le spiegazioni da fornire per un passato glorioso da avvocato e per una macchia indelebile sul suo cammino professionale, ma soprattutto umano…


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