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L’ispettore Coliandro: un buffone con il distintivo

Creato il 12 febbraio 2012 da Postscriptum

L’ispettore Coliandro: un buffone con il distintivo

Giampaolo Morelli (foto in alto) veste i panni dell’ispettore Coliandro, un personaggio nato dalla fervida mente di Carlo Lucarelli (autore del libro Non Ho Sonno e delle trasmissioni tv Misteri Italiani e Blue Notte) e diretto, sul piccolo schermo, dai geniali Manetti Brothers (Zora la Vampira e alcuni episodi della serie tv Crimini).

Coliandro è un giovane e maldestro ispettore della Questura di Bologna, una specie di pasticcione fanatico di personaggi da cinema come Clint Eastwood, che si trova coinvolto suo malgrado in storie sempre più complicate e pericolose. Spesso si ritrova nei guai a causa di una bella ragazza,co-protagonista della storia, per la quale puntualmente perderà la testa e la lucidità lasciandosi trascinare in una concatenazione di eventi di cui quasi mai riesce a venire a capo. In pratica il suo acume investigativo è assente quando non è fortemente limitato dal suo modo di pensare un pò bigotto ed ingessato, cosa che la bella di turno non mancherà di fargli notare con cattiveria.

L’ispettore Coliandro: un buffone con il distintivo

Altro personaggio chiave della serie è il povero agente Gargiulo, interpretato da Giuseppe Soleri (foto a sinistra), in forza allo spaccio della polizia (nel senso che si occupa delle forniture della mensa) che verrà trascinato di qua e di la dal nostro ispettore seguendo la più assurda delle piste e il più contorto dei ragionamenti deduttivi. Quasi sempre all’insaputa dei superiori.
Sono divertentissime le figure barbine che Coliandro colleziona importunando questa o quella persona all’interno degli uffici della questura così come sono frequenti i richiami disciplinari che riceverà per non aver rispettato le normali procedure della polizia.

Il punto di forza della serie, che conta quattro stagioni per un totale di 14 episodi indipendenti l’uno dall’altro, è sicuramente la regia dei Manetti Bros, precisa, coinvolgente e dinamica.  La trama di Lucarelli, spesso contorta e poco prevedibile conferisce profondità ai personaggi e perfino alla superficialità di Coliandro, che sembra avere un ruolo ben definito ed essenziale per lo svolgimento dei fatti. Lucarelli è un maestro nel mischiare le carte per confondere la storia e renderla più interessante ma non stupitevi se arrivate alla soluzione dell’enigma prima di Coliandro: non siete dei novelli Sherlok Holmes, è solo Coliandro che è cretino.

La colonna sonora della serie è stata affidata a Pivio e Aldo De Scalzi (Il bagno turco, Viola bacia tutti e Qualunquemente) e oscilla dal funky tipico delle serie poliziesche degli anni 70 alla moderna elettronica con alcune partecipazioni interessanti come quella del rapper G-Max o di Neffa, che scrive i brani per il primo episodio ed appare con un piccolo cammeo così come Lucarelli; sono particolarmente belli alcuni brani, inseriti quà e là nei vari episodi come ad esempio Feel Panic, interpretato da Barbara Eramo che ricorda un pò le sonorità di Give Me A Reason To Love You dei Portishead, da segnalare anche  il funk-jazz melodico e un po malinconico di The Winner e di Memories entrambe interpretate dal cantante Vittorio De Scalzi, storico fondatore dei Trolls  e autore del tormentone romantico-popolare Quella Carezza Della Sera.

Nonostante la qualità del prodotto, la serie è stata segata nel 2010 dal palinsesto di RaiDue provocando non poca indignazione tra i fan più accaniti: da questi fatti è partita una protesta contro i tagli economici che hanno causato l’annullamento della quinta stagione de L’ispettore Coliandro. Tale protesta continua sul sito ufficiale. Per la cronaca le puntate della serie stanno andando in onda in queste settimane su RaiDue il martedi in seconda serata. Diverse sono state anche le controversie che ha dovuto fronteggiare lo staff della serie a causa del linguaggio usato e dei temi trattati. Bisogna dire che trattandosi di una serie tv girata a Bologna e dintorni spesso in mezzo ai più giovani il linguaggio utilizzato non poteva che essere quello della strada, anche per una scelta di verosimiglianza: è difficile che sia credibile un personaggio che sbuffa dicendo Perdincibacco o Acciderbolina. Manco fosse un Teletubbie. Per cui la scurrilità spicciola ci può anche stare anche se a mio avviso non è mai offensiva e certamente se avessi un figlio di dieci anni non gli farei vedere queste cose in tv, ma questa è un’altra polemica.
Dicevamo le controversie di Coliandro. Ebbene la serie ha ricevuto violente critiche dalla comunità cinese di Bologna per un episodio in cui venivano sottolineati alcuni luoghi comuni imputati agli orientali, vale a dire riciclaggio di denaro sporco e traffico di organi; anche i movimenti sinistroidi bolognesi si sono lagnati poichè in un altro episodio sono stati ingaggiati ragazzi appartenenti a gruppi di estrema destra della zona che però si autoimpersonavano nella storia e in particolare l’ex calciatore Marco Materazzi è stato parecchio aggressivo nei confronti di una battuta che secondo il suo parere avrebbe rovinato la sua immagine pubblica.
In tutte queste diatribe sono sempre intervenuti i registi a chiarire la loro posizione in merito alle proprie scelte professionali, dalla rappresentazione della nuda e cruda realtà al carattere lievemente accentuato di alcuni argomenti, sostenendo che alla fine si tratta sempre e solo di fiction. Oppure no?

Vi lascio, sperando di avervi incuriosito, con la sigla della serie

avanti


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