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L’Italia, il paese europeo più vulnerabile alla Jihad

Creato il 21 agosto 2014 da Blogaccio @blogaccioBlog

DiBattista,Pannella,Vauro,Massimo Fini,Giannulli e 99Posse per il dialogo col IsA Di Battista, Pannella, Vauro, Massimo Fini, Giannulli, si sono aggiunti anche i 99 Posse. Sono tanti tra di noi gli indefessi del dialogo ad ogni costo con il califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Mai domi ripudiano la guerra, non si arrendono, non si smentiscono, sono disposti a dialogare anche con satana convinti di poterlo redimere con le parole. Tutto, purché non ci si difenda dall’orrore. Linkiesta.it ha tradotto le parole pronunciate dal giornalista americano James Foley sgozzato in video e quelle del jihadista assassino che gli esperti classificano come un londinese dall’accento. Perché il fanatismo purtroppo si è confuso tra di noi in occidente e fa proseliti nell’Europa dei diritti disumani dove l’Italia è il paese più vulnerabile e penetrabile secondo Veryan Khan, direttrice editoriale del Trac, il consorzio di ricerca e analisi sul terrorismo con sede negli Usa. Prima delle immagini, vogliamo offrirvi alla lettura la traduzione del messaggio vendicativo dello Stato Islamico per Obama e l’appello del giornalista James Foley che prossimo alla decapitazione ne avalla la delirante filosofia: James Foley: «Chiedo ai miei amici, alla mia famiglia e alle persone care di prendere una posizione e di rivoltarsi contro i miei veri assassini: il governo degli Stati Uniti. Perché quello che mi sta per succedere è soltanto il risultato della loro vanità e del loro comportamento criminale.
Il mio messaggio per i miei amati genitori è di riconoscermi ancora un po’ di dignità e di non accettare una così magra consolazione per la mia morte, dagli stessi che hanno infilato l’ultimo chiodo nel coperchio della mia bara, con i loro recenti attacchi aerei in Iraq. Mi rivolgo a mio fratello John, membro della Us Air Force. Pensa a quello che stiamo facendo, pensa alle vite che distruggi, incluse quelle dei tuoi familiari. Mi rivolgo a te, John, pensa a chi ha preso la decisione di bombardare l’Iraq e uccidere quelle persone, chiunque siano. Pensa, John, chi hanno ucciso? E hanno pensato a me, a te alla nostra famiglia quando hanno preso quella decisione?
Sono morto quel giorno, John, quello in cui i tuoi colleghi hanno sganciato la bomba su quelle persone, quel giorno hanno firmato la mia condanna. Vorrei avere più tempo. Vorrei avere la speranza di essere liberato e rivedere la mia famiglia, solo un’altra volta. Ma quell’occasione è sfumata. Dopotutto, vorrei non essere americano».
Carnefice: «Questo è James Wright Foley, un cittadino americano, del vostro Paese. Come governo, siete stati in prima linea nelle aggressioni contro lo Stato Islamico. Avete complottato contro di noi e siete andati ben oltre il tollerabile nella ricerca di ragioni per interferire con i nostri affari. Oggi, le vostre forze armate ci attaccano giorno dopo giorno in Iraq e i vostri raid hanno causato numerosi danni tra i musulmani. Non state più combattendo una rivolta, siamo un esercito e uno Stato riconosciuto da un gran numero di musulmani in tutto il mondo, quindi, in effetti, ogni aggressione nei confronti dello Stato Islamico è un’aggressione ai danni di ogni musulmano sulla Terra che abbia accettato il Califfato come propria guida, quindi ogni tentativo da parte tua, Obama, di negare ai musulmani il loro diritto di vivere sicuri sotto il Califfato, avrà come conseguenza lo spargimento del sangue della tua gente». L’analista americana esperta di terrorismo Veryan Khan definisce l’Italia il “bersaglio più facile rispetto a Regno Unito, Germania e Francia”, per i terroristi. Non c’è bisogno di essere degli esperti per comprendere quali siano i canali di accesso al nostro paese che fertilizzano la terra della penisola con laboratori di accoglienza ed integrazione dai quali escono “mostri”, sempre più spesso. Laboratori di gente culturalmente starata, la stessa gente indefessa che per settanta lunghi anni ha sostenuto che nei laboratori sovietici si produceva la felicità. Gli indefessi del dialogo evidentemente non credono nemmeno alle prove statistiche dei rapporti di polizia che hanno registrato nel 2013: tre soggetti provenienti dal Nord Africa accusati di favoreggiamento nei confronti di al Qaeda sono stati messi sotto processo a Milano. Due di questi lavoravano presso il Centro culturale islamico di Milano; un gruppo di marocchini è stato arrestato con l’accusa di aver tramato per attaccare l’ambasciata americana di Roma; quattro tunisini sono stati dichiarati colpevoli di appartenere a una cellula italiana di al Qaeda. Forse sarebbe il caso prima di aprire questi interessanti laboratori accertarsi della materia prima che vi si lavora finché abbiamo ancora noi la chiave per chiudere la porta.


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