24 APRILE – Sempre più spesso si paventa una possibile uscita dell’Italia dall’area euro, per ragioni legate alla crisi economica. In effetti; gli organismi internazionali, tra tutti la BCE, continuano ad imporre l’osservanza della regola dell’austerità, anche se il Paese ha un saldo attivo ancora apprezzabile -per quanto tempo questo potrà dirsi vero, non è dato saperlo- e può contare sul risparmio dei privati. L’economia reale subisce però ogni giorno gravi perdite e, in Italia soprattutto, ormai solo il settore turistico sembra attrarre ancora qualche investitore straniero.
Secondo uno studio presentato a metà dello scorso anno dalla banca americana Merrill Lynch; se l’Italia uscisse dall’euro prima che siano i mercati a emarginarla, essa potrebbe beneficiare di alcuni vantaggi. Questo, almeno, in termini di competitività. In particolare, svalutando la moneta in circolazione, gli esperti prevedono la possibilità che il settore dell’export torni a crescere, senza contare il fatto che dall’estero si ricomincerebbe a vedere favorevolmente la possibilità di collocare i capitali nel Paese, perché la stabilità del mercato verrebbe assicurata da un lento e progressivo ritorno alla moneta nazionale (fattibile in non meno di dieci anni, secondo le stime).


È chiaro che quella attuale é una situazione drammatica, il cui esito finale si avvicina ogni giorno di più a quello prodottosi in Grecia, sempre che non si provveda a correre ai ripari prima che si verifichi l’irrimediabile. Ma per far ciò occorrerebbe una politica forte che in Italia non esiste, almeno allo stato attuale. Certamente l’uscita dall’euro rappresenterebbe un salto nel buio per le economie locali, ma non si può ignorare neppure la voce di chi lamenta che restare nell’eurozona rappresenti un binario a senso unico verso il crollo totale del sistema economico nel suo complesso.
Oggi il Financial Times titolava Italy must prepare for new elections, and fast. Purtroppo non é così scontato che si abbia davvero il coraggio di chiederle.
Silvia Dal Maso






