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“L’odore del sangue” – Goffredo Parise

Creato il 28 ottobre 2011 da Temperamente

“L’odore del sangue” – Goffredo Parise

Nel 1979 Goffredo Parise aveva cinquant’anni ed ebbe un infarto. Ripresosi, scrisse L’odore del sangue, il cui dattiloscritto, come racconta Cesare Garboli, fu avvolto in una custodia, sigillato coi piombini e la ceralacca, e chiuso in un cassetto. Cassetto che fu riaperto poco tempo prima di morire. Parise rilesse il suo lavoro, ma non riscrisse, né ritoccò. Questo romanzo, dunque, è stato scritto di getto e così si presenta, con tutti i suoi pregi e i difetti che ne possono derivare, al suo lettore.

L’odore del sangue è un romanzo postumo che ha come protagonista-narratore un marito che ha passato la cinquantina e che soffre per il tradimento della moglie, Silvia, con la quale per molti anni ha vissuto un amore platonico, dove la componente sessuale non è assente, ma è fortemente limitata. Il Narratore, tuttavia, non è privo di colpe. Vive, infatti, tra Roma e Veneto, amando due donne: sua moglie e una giovane ragazza. Il rapporto coniugale si basa su lunghe telefonate, quindi su un fitto dialogare di cui non si riesce a fare a meno. Quello adultero, invece, è privo di parole, ma permette all’uomo di assaporare la giovinezza, che ormai non gli appartiene più. Silvia, così, finisce per rifugiarsi anche lei nell’amore per un giovane di venticinque anni, fascista, picchiatore borghese dalle idee confuse e che vive con il culto della violenza, della forza fisica e del sesso. Questo adulterio in qualche modo è paragonabile alla relazione extraconiugale del Narratore perché mosso in parte dall’esigenza di assaporare la giovinezza perduta, ma anche dalla solitudine provocata dall’assenza del marito. È proprio quest’ultimo a ribadire a più riprese che le due storie non sono esattamente la stessa cosa. Parla, infatti, di un amore malato, dovuto alla devozione materna della donna, che si dedica fino in fondo al bene del figlio. La gelosia del marito si alimenta di sospetti, di sogni, in cui immagina i possibili rapporti sessuali  tra sua moglie e il giovane, e di continue domande per scoprire la verità, per confermare le sue supposizioni, convinto che così facendo potrà esorcizzare la sua sofferenza. Domande che dipendono anche  dal suo essere medico analista, anche se stavolta lui è prima di tutto marito, poi medico.

Si tratta di un romanzo a tinte forti, una vicenda vorticosa e passionale vista con occhi maschili e che, infatti, si muove attorto al tema della virilità dell’uomo. Vi sono numerose ripetizioni, a volte di interi dialoghi, ma comunque funzionali al testo e inseriti in una scrittura che si mostra sempre coerente, nonostante alcune sviste dovute essenzialmente al fatto che si tratta di una storia scritta di getto, priva di rimaneggiamenti. Ruolo importante è svolto dall’odore del sangue, come si evince dal titolo. Si tratta di un odore infinitamente dolce e lievemente nauseante legato alle origini della vita, quindi alla condizione prenatale, all’inviluppo dei corpi amanti, ma è presagio di malattia, di vizio, di morte. Un odore che accompagnerà il lettore dall’inizio sino alla fine, divenendo sempre più acre man mano che si giunge all’epilogo.

Simona Leo

Goffredo Parise, L’odore del sangue, BUR, pp. 234, euro 8,90.


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