« Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare. »
(Sigmund Freud, Il perturbante, 1919.)
“Ognuno di noi è seguito da un’ombra. Meno questa è incorporata nella vita conscia dell’individuo tanto più è nera e densa”.
Così lo psicologo svizzero Carl Gustav Jung, allievo eretico di Freud,
descrive il lato oscuro della vita cosciente dell’uomo. Questo mondo che
sta sotto e dietro la maschera della persona e dell’agire sociale Jung
lo ha chiamato, con un’espressione che ricorda Dostoevskij, “sotterranei dell’anima”.
È il luogo demonico o infero del mito e della rappresentazione
religiosa. Vi abitano i mostri e i morti. È la notte della coscienza, ma
anche fertile limo terrestre, sottosuolo da cui si risorge. Dunque
l’ombra non cela solo il male. È piuttosto qualcosa di primitivo,
infantile e goffo, che renderebbe l’esistenza umana più vivace e bella,
se non urtasse contro le regole della società e la consapevolezza
dell’io. In quanto tale l’ombra va guardata in faccia, va conosciuta
anche nei suoi tratti penosi e conturbanti. Dobbiamo accoglierla come la
nostra parte notturna e darle voce. Solo così non agirà
inconsapevolmente e pericolosamente, come appare nel popolare racconto
di Stevenson: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde,
in cui il protagonista, rispettabile uomo di scienza, vive la propria
dimensione d’ombra come fosse un’altra persona sfuggita al governo
dell’io. Talvolta l’ombra viene proiettata sugli altri, per evitare
l’incontro penoso e duro con noi stessi, con il proprio doppio. In
realtà, solo integrando la nostra parte umbratile, l’energia sotterranea
che essa nasconde e assorbe diviene disponibile all’io. “Talvolta si deve essere indegni, per riuscire a vivere pienamente”,
afferma Jung. Dunque, secondo Jung, ma anche per Sigmund Freud, la
nostra psiche nasconde un mondo complicato e vasto, con cui
difficilmente entriamo in contatto. Forse ne abbiamo paura perché
scopriamo che l’io non è padrone a casa propria.Questa esplorazione
dell’inconscio apre prospettive assolutamente nuove e naturalmente pone
interrogativi. Se il male è l’altra faccia del bene, come l’ombra è
l’altra faccia della luce, che senso ha giudicare le azioni degli uomini
in termini di responsabilità? Se la parte negativa dell’uomo sfugge al
controllo dell’io, la psicologia distrugge la morale?
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