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L'oscar "veneziano"...

Creato il 24 febbraio 2015 da Kelvin

L'OSCAR

Il cast di 'Birdman', miglior film dell'anno

Alla fine vince Birdman, e va benissimo così. E forse il più contento di tutti è proprio Alberto Barbera, il curatore della Mostra di Venezia, che vede trionfare il film da lui fortemente voluto per inaugurare l'ultima rassegna lidense (anche se poi non ha vinto nulla...). Adesso tutto si potrà rimproverare al buon Barbera tranne di non riuscire a portare al Lido i grandi film di spessore artistico e commerciale: sette oscar l'anno scorso con Gravity, quattro quest'anno (i più importanti) con Birdman. Nessuno degli altri grandi festival ha fatto meglio: un bel biglietto da visita per la Mostra, e ci fa immensamente piacere.
Vince Birdman, dicevamo, e in un certo senso il sottoscritto lo aveva previsto: il film di Alejandro Gonzalez Inarritu aveva tutte le carte in regola per vincere (pellicola molto 'autoriale', colta, elegante, stilisticamente perfetta, alla quale manca forse l'ultimo tassello per ergersi a capolavoro, ma comunque meritevole di vittoria). Peccato che lo faccia a spese di un film altrettanto bello e particolare, quel Boyhood di Richard Linklater che fin dalla prima visione ci aveva decisamente emozionato, colpendoci al cuore molto più di Birdman (ma va detto che Birdman, dal canto suo, è tecnicamente molto più valido). Ma agli Oscar, lo sappiamo, vince solo uno: e nel momento in cui Boyhood  è stato clamorosamente (e inopinatamente, direi) battuto per il miglior montaggio, si è capito subito che per Inarritu (premiato anche per la regia) la strada sarebbe stata in discesa.

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Alejandro G. Inarritu e Michel Keaton


Una sola nota stonata, a mio modestissimo parere, nel trionfo di Birdman: il premio per il miglior attore protagonista, finito nelle mani di Eddie Redmayne e letteralmente scippato al 'povero' Michael Keaton, che era in corsa con il ruolo della vita (oltre che dichiaratamente autobiografico). La logica (e la coerenza) imponevano la statuetta a Keaton, che di Birdman è il mattatore indiscusso: tutto il film gira intorno alla sua interpretazione, e solo la testardaggine dell'Academy nel premiare (oggi come in passato) ruoli 'borderline', estremi, personaggi malati o portatori di handicap, oltre che fisicamente imbruttiti a dismisura, ha permesso un risultato del genere. Intendiamoci, niente di personale contro Redmayne (che è pure bravino), solo che viene premiato per un film orrendo. E di questo ce ne dispiace.
Il 'debole' dell'Academy verso la malattia è confermato anche dal successo (scontato) di Julianne Moore tra le attrici, che in Still Alice interpreta una donna di mezza età colpita da Alzheimer precoce... però va detto che la Moore sfoggia una prestazione molto meno manieristica e ben più rispettosa e misurata del dolore rispetto al tremendo La teoria del tutto. Oltretutto, per la splendida 'rossa' ultracinquantenne è il primo oscar di una lunghissima carriera, e ne siamo contenti.

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gli attori premiati: J.K. Simmons, Patricia Arquette, Julianne Moore, Eddie Redmayne


Patricia Arquette conquista invece la statuetta come non protagonista (l'unica vinta da Boyhood), e anche qui il premio è assolutamente meritato: bel personaggio la Arquette, donna vera, che anche sul palcoscenico del Dolby Theatre si è presentata in un look spontaneo e naturale, che non nascondeva affatto un fisico un po' appesantito dagli anni... Vittoria strameritata anche per J.K. Simmons tra gli uomini, una delle tre statuette ottenute dal sorprendente Whiplash, piccolo film indie che ha incantato l'Academy (e che lo ha premiato forse anche oltre il dovuto, ma va bene così: il film è bello e godibilissimo). A Whiplash vanno anche gli oscar per il sonoro e il montaggio, mentre The Imitation Game conquista quello per la sceneggiatura adattata: bellissimo il discorso di ringraziamento del giovane Graham Moore, che si è commosso ricordando Alan Turing (il protagonista del film), omosessuale come lui, costretto al suicidio proprio per la sua 'diversità'.

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Milena Canonero, quarto oscar

Non possiamo poi non rimarcare poi i quattro premi vinti da Grand Budapest Hotel di Wes Anderson: si sapeva che un titolo del genere, dallo stile delicato e un po' elitario, difficilmente avrebbe convinto le giurie per i premi principali. Tuttavia le quattro statuette vinte nelle categorie tecniche testimoniano se non altro la grande attenzione dell'Academy per un film dalla confezione perfetta: una di queste tra l'altro è italiana, e se l'è aggiudicata la sessantanovenne Milena Canonero, arrivata addirittura al quarto Oscar (il primo vinto addirittura per Barry Lindon, ben 39 anni fa!).
Una cerimonia molto 'ecumenica', dunque, che ha distribuito i premi un po' 'a pioggia' e ha cercato di non scontentare nessuno, fermo restando che, come abbiamo sempre ripetuto, quest'anno la qualità dei film in gara era decisamente alta e quindi non sarebbero state commesse gaffes clamorose (come infatti poi è accaduto). Qui sotto trovate, molto sinteticamente, l'elenco dei vincitori: a voi, se volete, lascio lo spazio per commenti e considerazioni.
E congli oscar... appuntamento al prossimo anno!
TUTTI I VINCITORI:
MIGLIOR FILM: BIRDMAN di Alejandro Gonzalez Inarritu
MIGLIOR REGIA: ALEJANDRO GONZALEZ INARRITU (BIRDMAN)
MIGLIOR ATTORE: EDDIE REDMAYNE (LA TEORIA DEL TUTTO)
MIGLIOR ATTRICE: JULIANNE MOORE (STILL ALICE)
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: J.K. SIMMONS (WHIPLASH)
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: PATRICIA ARQUETTE (BOYHOOD)
MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE: BIRDMAN
MIGLIOR SCENEGGIATURA ADATTATA: THE IMITATION GAME
MIGLIOR FOTOGRAFIA: BIRDMAN
MIGLIOR SCENOGRAFIA: GRAND BUDAPEST HOTEL
MIGLIOR MONTAGGIO: WHIPLASH
MIGLIOR COLONNA SONORA: GRAND BUDAPEST HOTEL
MIGLIOR CANZONE: "GLORY" (SELMA)
MIGLIOR SUONO: WHIPLASH
MIGLIORI EFFETTI SONORI: AMERICAN SNIPER
MIGLIORI EFFETTI VISIVI: INTERSTELLAR
MIGLIORI COSTUMI: GRAND BUDAPEST HOTEL
MIGLIOR TRUCCO: GRAND BUDAPEST HOTEL
MIGLIOR FILM ANIMATO: BIG HERO 6
MIGLIOR FILM STRANIERO: IDA (POLONIA)
MIGLIOR DOCUMENTARIO: CITIZENFOUR

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