La sensazione che si ha in merito all’Ucraina è che ancora una volta – come accaduto in Georgia, ma in forma ben più grave – alcuni vertici decisionali statunitensi abbiano messo in moto processi che ora sfuggono loro di mano. Se avevano deciso di prendersi una sorta di rivincita rispetto a quanto accaduto in Siria, e che chiaramente non era di soddisfazione per tali vertici, l’errore di calcolo sembra piuttosto grave e tale da dover far parlare di un loro autentico avventurismo. Tuttavia, è più facile pensare che alcuni settori ucraini (come giù alcuni georgiani all’epoca) abbiano creduto di poter andare avanti e ottenere risultati che adesso si rivelano impossibili.
In ogni caso, mi sembra che l’estrema sicurezza, unita a senso di responsabilità (che non è mai “innato”, ma dettato dalle condizioni oggettive esistenti in quella data congiuntura), manifestata dalle autorità russe dimostri come stavolta gli Usa riceveranno un colpo non del tutto irrilevante alla loro credibilità internazionale, alla loro pretesa di essere considerati i garanti dei vari gruppi estremisti che operano nei paesi su cui i predominanti d’oltreatlantico vorrebbero esercitare la loro influenza determinante. Il fallimento della dirigenza obamiana, cioè dei centri strategici che hanno agito negli ultimi anni, dovrà far pensare ad altri gruppi decisionali statunitensi il possibile cambio di direzione di una politica effettivamente troppo caotica e, a questo punto, poco lucida.
Mi pare si riveli abbastanza sensato quanto ho scritto in Conflitti e Strategie con il pezzo “Basta indugi, ecc.”. Dopo un primo periodo (seguito al crollo dell’URSS) in cui si è proceduto ad aggressioni dirette, si è avuto il cambio di strategia con l’uso di metodi violenti condotti però da sicari di varia origine. Nemmeno questi metodi si stanno rivelando proprio soddisfacenti, soprattutto quando ci si allontani troppo dalla sfera d’influenza tradizionalmente americana e ci si avvicini a quelle di altre potenze in crescita. Per il momento, non sembra di veder emergere nella potenza ancora preminente nuovi centri decisionali, capaci di meglio valutare i rapporti di forza concretamente esistenti in diverse aree d’intervento. Tuttavia, dovrebbe alla fine potersi fare strada una politica piuttosto diversa e più prudente, perché non mi sembra che attualmente sia possibile pensare a scontri maggiori del tipo delle due guerre mondiale del XX secolo.
Se si continua a non considerare la possibile presenza di settori statunitensi preoccupati di evitare al momento simili evenienze, penso che si commetta un errore abbastanza grave. Si tratta di settori che mi sembrano ancora deboli; ma lo sono anche per l’arretratezza di coloro che, soprattutto in questa serva Europa, non sanno portare avanti con qualche visione d’insieme una politica di autentico affrancamento rispetto ai più avventuristi fra i centri decisionali statunitensi. Siamo tra una maggioranza di servi sciocchi ed una minoranza di “indipendentisti”, sinceri ma non più acuti dei loro antagonisti. Vedremo se il successo che otterrà, io credo, la Russia in Ucraina – pur se forse non totale e non scevro da compromessi e cautele varie – riuscirà a mettere in moto forze più elastiche e “brillanti” nel nostro continente.
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