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La Banda Stern di Enoch e Stassi: il sottile confine fra terrorismo e patriottismo

Creato il 11 dicembre 2012 da Lospaziobianco.it @lospaziobianco

La cura nella ricerca alla base del progetto e la consapevolezza della delicatezza del tema trattato sono evidenti dalla struttura stessa del volume, che incornicia il racconto fra una accurata introduzione di Claudio Vercelli, La Banda Stern di Enoch e Stassi: il sottile confine fra terrorismo e patriottismo> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" height="372" width="270" alt="La Banda Stern di Enoch e Stassi: il sottile confine fra terrorismo e patriottismo >> LoSpazioBianco" class="alignleft size-full wp-image-62301" />che delinea il contesto storico della vicenda e la sua complessità storiografica e politica, e una postfazione dello stesso Luca Enoch, che chiarisce le proprie motivazioni (su cui vedi anche la nostra anteprima).

La vicenda è quella della cosiddetta “Banda Stern”, nome che nei mezzi di comunicazione del tempo identificava il gruppo armato IZL, poi Lehi. Il Lehi era una piccola associazione in perenne conflitto politico con gli altri gruppi che lottavano per la creazione di uno Stato ebraico in Palestina (territorio sotto occupazione britannica), autrice di clamorose e sanguinose azioni contro la popolazione araba, le forze di occupazione britanniche e, in ultimo, contro le Nazioni Unite (assassinio di Bernadotte).

Il punto centrale della ricostruzione di Enoch, al di là dell’obiettivo primario di portare a conoscenza del grande pubblico la vicenda in sé, è l’intreccio e il conflitto di tattiche e visioni politiche. E sono proprio queste a rendere la scena del decennio precedente la nascita dello Stato di Israele un rompicapo, in cui a disorientare non è tanto l’assenza di fili e possibili punti di riferimento [1] , ma la loro molteplicità dissonante.
Per questo, la narrazione di Enoch non può né vuole essere ricostruzione (per quanto divulgativa) di quella temperie storica nella sua totalità, bensì, responsabilmente e direi umilmente, l’estrazione e la ricapitolazione di uno di quei tanti fili dalla vasta miniera storiografica e memorialistica. In quasi ogni tavola sono presenti punti di contatto con le altre trame e visioni possibili (l’Irgun, l’Haganah, i britannici, le popolazioni arabe, le loro associazioni, la II Guerra Mondiale, il nazismo, la Shoah, la guerra fredda, eccetera), che rimangono porte aperte, ma non attraversate.
Che cosa avrebbe implicato seguire quelle trame, in nome della ricerca di una qualche (formale) completezza? L’arenarsi del progetto narrativo o la sua esplosione enciclopedica. Piuttosto, Enoch cerca visibilmente un punto di equilibrio fra la resa della complessità politica degli eventi e la resa dei percorsi umani di alcuni individui, che, da una posizione specifica, quella complessità hanno vissuto, contribuito a costruire ma certo non risolto.

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In altre parole, Enoch non pretende di fornire attraverso la storia del Lehi una chiave per capire la vicenda storico-politica, ma solo di definire una tessera di quel mosaico; una tessera importante, perché esemplare della complessità di quella vicenda e dell’assurdità di qualsiasi sua banalizzazione. Val la pena ribadire: una chiave importante e non esaustiva.
Il rifiuto della banalizzazione emerge dalla scelta di percorrere le vicende storiche senza sfruttare meccanismi (ad esempio, romanticizzazione, drammatizzazione sentimentale) che potrebbero metterle in ombra: anche Avner, il protagonista che ci guida attraverso le pagine, è sostanzialmente basato sul personaggio reale di Yehoshua Cohen, su cui Enoch ha innestato dettagli comunque tratti dalla documentazione usata.

In questa visione, inoltre, è significativa la relazione fra svolgimento e finale.
Nel primo, abbiamo la messa in scena delle azioni (omicidi e stragi) compiute/perpetrate (da notare il diverso impatto dei due termini) dal Lehi e delle tensioni fra i gruppi politici e paramilitari ebraici.
Nel secondo vediamo Avner e Ben Gourion, antichi nemici, amichevolmente a passeggio nel kibbutz dove entrambi si sono ritirati.
Fra cuore dell’intreccio e finale troviamo un salto temporale e narrativo, durante il quale avviene da parte di Israele la definizione di se stesso, attraverso la (ri)costruzione selettiva del proprio passato. In quell’intervallo, che Enoch non ci mostra, sono avvenute molte cose: la guerra del 1948, il conflitto del Canale del 1956, il processo Eichmann. La sanguinosa vicenda della Banda Stern, infatti, si svolge in Palestina, ma si chiude in Israele con la sua riabilitazione.

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L’intenzione di Enoch di mantenere/proporre la massima aderenza della narrazione alle vicende storiche emerge dal fatto che il fuoco del racconto è mantenuto costantemente sul Lehi: se pure alcune scene sono frutto di drammatizzazione, sono sempre e comunque scene verosimili, usate per mostrare caratteristiche della formazione. Enoch ci tiene dentro l’atmosfera oppressiva del piccolo gruppo armato, mettendone in risalto la consapevolezza del proprio estremismo e del proprio isolamento, vissuto come conseguenza del proprio essere avanguardia politica.
La densità dei dialoghi, che si fanno carico di dettagliare contesto ed eventi, l’assenza di pause nella narrazione rendono la lettura farraginosa, aumentando il senso di viscosità delle vicende
. Il compiacimento che i personaggi dimostrano per la propria intransigenza aggiunge sfumature paranoiche al loro agire, col risultato di creare una netta cesura fra lettore e personaggi.
Come peraltro dichiarato dallo stesso Enoch, l’apparente distacco narrativo è associato a una decisa posizione di condanna del Lehi. Da questo punto di vista, la scena più significativa è quella dell’assalto al villaggio arabo di Deir Yassin, dove Enoch mostra il Lehi, formazione paramilitare armata, uccidere senza scrupoli famiglie indifese, applicando la visione dell’arabo come nemico inevitabile e con la consapevolezza dell’utilità politica della strage, in grado di fomentare l’odio arabo e quindi rafforzare le posizioni arabe intransigenti, secondo una banale ma efficace visione di oggettiva collaborazione degli opposti estremismi.

Claudio Stassi illustra la vicenda con un tratto scabro che di per sé ben evoca durezza e rigidità dei caratteri, decisamente evidente anche dalle mimiche facciali, e il caldo torrido e l’aridità che marchia sia il contesto geografico sia quello emozionale.

Abbiamo parlato di:
La Banda Stern
Luca Enoch, Claudio Stassi
Rizzoli Lizard, 2012
136 pagine, brossurato, bianco e nero – 16,00 €
ISBN: 9788817055734

Note:

  1. In questo contesto, anche un errore di revisione, come la didascalia della prima vignetta a pagina 18, aggiunge difficoltà di lettura. Comunque, la didascalia corretta è, come si evince dal seguito: “Haifa Luglio 1938” [↩]

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