La Chiesa è un mistero per il mondo e per la storia

Creato il 24 marzo 2013 da Uccronline

 

di Giampaolo Rossi
da Il Tempo, 19/03/13

«Quante divisioni ha il papa?». Fu la domanda che Stalin rivolse sprezzante al primo ministro francese Laval che, in visita ufficiale a Mosca nel 1935, si appellava al leader sovietico affinché addolcisse la persecuzione dei cristiani in Russia. L’episodio, raccontato da Winston Churchill, ha in sé un tono misto d’ironia e tragedia che rende chiaro cosa è stato il ’900 per la Chiesa di Roma.

In fondo, per il capo del comunismo mondiale, nel pieno trionfo della modernità relativista, la leadership spirituale di un papa era un rigurgito della storia, un’ombra oscurantista che il Sol dell’avvenire avrebbe spazzato via, un virus letale da debellare con una massiccia dose di ateismo di Stato e di materialismo sociale. Ma ancora più in profondità, la domanda del dittatore sovietico racchiudeva l’idea, diffusa ancora oggi, che la dimensione temporale della Chiesa (lo stato Vaticano) prevalesse sulla sua auctoritas spirituale. Le ragioni sono ovvie: difficile quantificare un potere spirituale, soprattutto se si è convinti che le forze che muovono la storia siano solo materiali.

Su Stratfor, la più importante rivista di studi geopolitici del mondo, Gracjan Cimek ha spiegato come sia sbagliato parlare di una “geopolitica della religione”, definizione che considera erroneamente la religione come parte della politica. La religione è esterna alla politica, ma condiziona lo spazio della polis, l’ambito all’interno del quale la politica si muove. Lo condiziona attraverso dinamiche difficili da inquadrare dentro i flussi demografici, gli sviluppi socio-economici, l’evoluzione tecnologica o l’equilibrio delle forze in campo; in effetti è così. La sua sfera d’influenza interessa una dimensione immateriale e simbolica, i cui effetti sono meno palpabili ma più dirompenti. Stalin non avrebbe mai potuto immaginare che 50 anni dopo la sua infelice battuta, sarebbe stato proprio un papa senza armate (Giovanni Paolo II) a contribuire alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

È ovvio che la salita al soglio pontificio di Francesco si leghi a nuovi orizzonti storici della Chiesa di Roma. Le mappe demografiche del National Geographic spiegano come, nel 1900, i cattolici nel mondo fossero circa 270 mila ed il 70% vivesse in Europa. Oggi, i cattolici nel mondo sono quasi 1,2 miliardi, ma l’Europa rappresenta solo il 24% di loro; la maggioranza (il 41%) è in Sud America, in quella «fine del mondo» da cui è stato preso papa Francesco. E non è un caso che al suo fianco, al momento di mostrarsi al mondo, ci fosse il cardinale brasiliano Hummes, suo infaticabile sponsor e personale amico, a dimostrazione della centralità strategica del continente latino-americano. E può avere una spiegazione storica anche l’appartenenza del nuovo papa ai Gesuiti, l’ordine religioso che più d’ogni altro si è contraddistinto nei secoli per la sua attività politica, tanto da scontrarsi apertamente con monarchie, governi e regimi.

Ma, sotto questi aspetti apparentemente leggibili, la Chiesa rimane un mistero per il mondo, come lo fu per Stalin; sfida le forze del divenire storico, come Gesù sfidava le forze della natura. Cammina sull’acqua della storia e risorge dopo ogni tempesta ciclica, laddove le altre costruzioni storiche (nazioni, regni, imperi, uomini, ideologie) affogano e muoiono inesorabilmente. La Chiesa non è un mistero teologico, ma storico. Rimane un enigma il modo e la velocità con cui il cristianesimo si affermò e come la Chiesa riesca ancora a sopravvivere alle convulsioni di questo tempo.

Nel conclave non si svolge una semplice elezione politica, ma si genera una metamorfosi della storia. Nella formula arcana e inspiegabile, per la coscienza moderna, con cui i cardinali decretano il loro voto, s’infila l’insondabile, ciò che il cristiano chiama Spirito. Il giuramento che ogni singolo cardinale è obbligato a fare al momento di infilare la scheda nell’urna, sfida l’incomprensibile: «Il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto». L’abbraccio tra libero arbitrio e disegno divino è forse il vero orizzonte storico dentro cui capire la Chiesa.


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