Magazine Cultura

LA CITTÀ INVISIBILE (12) - Ma chi è Qwerty?

Creato il 20 aprile 2013 da Ciro_pastore

LA CITTÀ INVISIBILE (12) -  Ma chi è Qwerty? LA CITTÀ INVISIBILE - 12 Ma chi è Qwerty?
Qualcuno di voi si sarà chiesto chi sia mai questo fantomatico Qwerty, nuovo personaggio di questo strano romanzo d’appendice che sta diventando “La città invisibile”. Per fugare le vostre giustificate perplessità e per soddisfare la lecita curiosità del mio amato pubblico, mi vedo costretto a rivelare che gli episodi fin qui narrati non sono altro che una semplice traduzione dal diarcopolese. Il vostro umile scrivano si è limitato, cioè, a convertire in italiano moderno il testo di un manoscritto rinvenuto su una bancarella di un mercatino d’antiquariato.
L’autore di quel piccolo librettino è proprio questo fantomatico Qwerty – di cui non sono riuscito a reperire nessuna nota biografica – autore che, peraltro, pare non abbia prodotto nessun’altra opera letteraria degna di nota. È molto probabile, a questo punto, che Qwerty sia uno pseudonimo dietro il quale si celava un uomo famoso ai suoi tempi.
Per tornare alla mia opportuna “confessione”, voglio precisare che quanto pubblicato finora è frutto della semplice traduzione e di qualche piccolo adattamento/rimaneggiamento a cui mi obbliga la consapevolezza che non posso abusare troppo della pazienza e, soprattutto, del tempo di voi miei amati lettori. Quindi, lo confesso, io ci metto poco, anzi pochissimo, di mio. Quello che avete finora letto, e che spero continuerete a voler leggere in futuro, è quindi valente opera di Qwerty, al quale io rivolgo tutta la mia incondizionata stima ed ammirazione.
È tale l’ammirazione per questo fantomatico scrittore che, con l’intento di rendergli doveroso omaggio, ho provato – per quanto mi è stato possibile – ad estrapolare  dalle pagine del manoscritto tutte le parti che potessero in qualche modo svelarne, non tanto il suo vero nome, ma soprattutto a ricostruirne la vita e quanto di autobiografico ci possa essere stato nel suo fascinoso e surreale resoconto sulla vita di Diarcopolis.
Dopo qualche settimana passata a compulsare attentamente, e da cima a fondo, il suo manoscritto, alla disperata ricerca di qualche indizio che me ne potesse svelare la sua vera storia, penso di essere ora in grado di poter tentare di riassumere anche a voi quello che mi pare di aver compreso (direi intuito)della sua vita.
Innanzitutto, posso con assoluta certezza affermare che Qwerty non fosse uno scrittore “professionista”, nonostante il suo stile raffinato e la sua prosa coinvolgente possano spingere a crederlo un letterato paludato e pomposo. Sembrerebbe, dico sembrerebbe, che nella sua vita avesse svolto molteplici occupazioni, non ricavandone, però, le meritate soddisfazioni. Pare, infatti, che fosse rincorso da una immeritata fama di “scansafatiche”, fatto di cui egli se ne doleva amaramente ma a cui non era mai riuscito a porre rimedio.
Nel corso della sua vita di anomalo abitante di Diarcopolis e di frequentatore di Palazzo Versoil, aveva ricoperto anche incarichi che lo avevano portato a stretto contatto con uomini di potere della Confederazione di Felixia. Per almeno un lustro, infatti, era stato ascoltato e riverito consigliere di un’eminente statista di Felixia, Sommasaurus, rinomato per la sua acuta capacità di individuare precocemente con chi schierarsi per meglio posizionarsi nelle battaglie politiche per la conquista del potere confederale. In quegli anni, Sommasaurus non apriva bocca in pubblico se prima non riceveva le giuste imbeccate del salace e mordace Qwerty. Ma come sempre, anche in politica come in amore, anche i migliori sodalizi e le coppie più affiatate sono destinate alla separazione. Nel loro caso fu una separazione “consensuale”, priva di acredine, ma ovviamente Qwerty ne uscì molto ridimensionato e venne presto colpito dalla mannaia della vendetta.
La considerazione generale di cui fino ad allora aveva goduto, calò bruscamente ai minimi termini. Perfino la Papessa in Nero che per oltre tre anni, quando Qwerty era in pieno fulgore, gli aveva concesso ampiamente e gioiosamente le “sue grazie”, quando si diffuse la notizia del suo ridimensionamento non si fece alcuno scrupolo a rinnegare qualsiasi rapporto con lui. Anzi, per punirlo di aver approfittato del suo corpo per anni senza restituirle alcuna prebenda (così come la furbetta sperava) si premunì di trovare qualcuno a cui concedersi che le garantisse che Qwerty venisse gettato in un buio pozzo senza fondo da cui non potesse mai più riemergere.
Ecco che allora, il povero tapino Qwerty, soprattutto per sfuggire alla immeritata “nullafacenza” a cui lo avevano costretto, aveva preso a narrare quanto accadeva a Diarcopolis, nel disperato tentativo di non perdere il senno e, soprattutto, con la volontà di condividere il più possibile il suo bagaglio di ricordi, documenti, registrazioni ed intuizioni.
Volendo mettere in atto un maldestro tentativo di individuare il profilo psicologico del nostro oscuro scrittore, potremmo dire che sicuramente Qwerty aveva trovato nella scrittura una tecnica per elaborare il proprio lutto ed un facile sistema catartico per liberarsi dal suo passato. Qwerty, probabilmente, era incappato in quel raro fenomeno di “conversione” che talvolta può cogliere chi, avendo vissuto per qualche tempo nel male assoluto della politica e tra le braccia lussuriose e prive di dignità di donne come la Papessa in Nero, decide di averne abbastanza e di provare a vivere e lottare per la verità.
 (Continua??? Voi che ne dite?) Il Signore degli Agnelli seguimi anche su http://golf-gentlemenonlyladiesforbidden.blogspot.it/

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog