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La città perduta (La cité des enfants perdus)

Creato il 18 marzo 2011 da Messersottile @messersottile

“La cité des enfants perdus” è un film fantasy, stando alla custodia del DVD, ma è anche un film di fantascienza, stando a wikipedia. Se chiamiamo in causa anche IMDB, scopriamo che è  un film adventure/comedy/drama e cadiamo dalla padella alla proverbiale brace.  Volendo si possono buttare nel calderone altre etichette, per chi ama le classificazioni: sicuramente è un film distopico, con qualche accenno di steampunk, forse dieselpunk, è un film retrofuturista, e chi più ne ha più ne metta.

La città perduta (La cité des enfants perdus)

Lasciando perdere la tassonomia filmica “La città perduta” (nel titolo italiano i bambini si sono… perduti) vede alla voce registi la coppia Jean Pierre Jeunet e Marc Caro. La crew del film vanta anche altri nomi eccellenti: Pitof agli effetti speciali, Khondji (Se7en, The Beach) alla fotografia, Angelo Badalamenti (il compositore di fiducia di David Lynch) per la colonna sonora, Jean Paul Gaultier ai costumi. Questi signori hanno saputo generare un’ambientazione originale e suggestiva, curata nei minimi dettagli. La regia estrosa di Jeunet è assistita dalla guida artistica di Caro (che nasce come grafico e disegnatore di fumetti). Il film mostra l’atmosfera cupa e retrò di una città portuale, in cui la vicenda si svolge con i ritmi e i personaggi della fiaba (i bambini rapiti, il gigante buono, una moderna – e doppia – strega cattiva). Ecco un breve riassunto della trama, direttamente da wikipedia:

Un uomo, concepito da uno scienziato con l’ambizione di creare l’essere più intelligente del mondo, invecchia prematuramente per via di un grosso problema: non riesce a sognare. Aiutato dai suoi fratelli, concepiti anche questi in provetta (sono infatti dei cloni), rapisce i bambini della città portuale per poterne rubare i sogni e trovare la cura alla sua malattia prima di morire. Il problema con i bambini che rapisce è che fanno sempre e solo incubi, fondamentalmente perché hanno paura proprio di lui, e in questo modo non c’è modo di trovare una soluzione.

Ma un giorno rapisce Denrée, il fratello di One, il ragazzo che fa dimostrazioni di forza per strada per guadagnarsi da vivere. One ha soltanto Denrée al mondo e si mette subito alla sua ricerca. Durante il suo pellegrinaggio incontra Miette, un’orfana di nove anni a capo di una baby gang di ladri. Miette vede in One la famiglia che non ha mai avuto (e probabilmente se ne innamora) e decide di aiutarlo nella ricerca, vivendo mille peripezie.

La città perduta (La cité des enfants perdus)

Il film è ricco di simbolismi e si presta a molteplici chiavi di lettura. Su tutti spicca, a mio modesto parere, una lucida interpretazione delle questioni etiche legate alla scienza. La tematica della creazione della vita artificiale è vecchia come il mondo e unisce la scienza alla letteratura, alla religione, al misticismo. In questo film l’argomento è il pretesto per mostrare cosa accade quando la scienza raggiunge un “punto di singolarità”, cioè quando la creatura diventa indipendente e sfugge al controllo del suo creatore. Tra tutti i variopinti personaggi, spicca la figura commovente dello scienziato deluso dal proprio fallimento: uno scienziato romantico e vero, come non se ne trovano molti nei film e nei romanzi.

Questa avventura contorta di bambini con un cinismo da adulti, forzuti ingenui, fenomeni da baraccone, sfruttatori alcolizzati di fenomeni da baraccone, creature mostruose e cervelli con l’emicrania sa divertire, sa commuovere e sa far riflettere. “La cité des enfants perdus” merita di esser visto e riserva sorprese anche ad una seconda visione.


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