La crisi e il circuito perverso “commesse pubbliche-Equitalia”

Da Deianaste

Nel corso degli incontri con imprenditori e dirigenti CNA Gallura ci ha colpito un fatto inquietante riscontrato anche altrove. Il fatto è questo: diverse piccole imprese delle costruzioni, dell’impiantistica, delle manutenzioni o dei servizi svolgono lavori per enti pubblici del territorio che in molti casi compongono la maggior parte del loro fatturato. I lavori vengono terminati in modo conforme ma l’incasso tarda per 6, 12 o anche 18 mesi e più.

Nel frattempo l’impresa ha poco lavoro, le risorse si esauriscono, mentre costi fiscali come Inps, tributi comunali o Irap continuano ad avanzare e prima o poi diventa impossibile farvi fronte. Equitalia fa il proprio ruvido dovere: manda cartelle e impone di pagare. Così, l’impresa creditrice verso un ente pubblico si trova suo malgrado debitrice morosa verso il fisco, che è pur sempre ente pubblico (sic). Scattano sanzioni, molte volte si arriva al pignoramento di beni, mezzi e conti correnti.
Questi episodi aggravano la situazione finanziaria già provata delle piccole imprese e inoltre impediscono l’accesso a nuove possibilità di lavoro. Insomma, un circuito perverso che porta al collasso e del quale si discute pochissimo in pubblico e rispetto al quale istituzioni, associazioni e sindacati sembrano assenti.
Le vostre aziende sono coinvolte in vicende di questo tipo? Che ne dite se proviamo a raccontare esperienze ed episodi come questi?
Sarebbe importante ad esempio per chiedere la convocazione di un “tavolo con Equitalia”. Nessuno ce l’ha con Equitalia né tantomeno si cercano scorciatoie fiscali.
Però: sarebbe così strano compensare il credito verso un ente pubblico con un debito verso il fisco ed evitare quelle conseguenze così dannose? Il saldo sarebbe equo e uscire dalla crisi molto meno complicato.»


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