Dopo più di duemila anni il popolo greco si riunisce ancora una volta in democrazia per decidere le sorti del proprio paese
Democrazia, dal greco δῆμος ( démos), popolo, e κράτος ( kràtos), potere, ovvero il " governo del popolo". Oggi si parla tanto del referendum greco, di come il popolo di questo disperato paese abbia deciso di affrontare a testa alta la crisi e i propri creditori, di come non abbia avuto paura di chinare il capo di fronte alle decisioni dell'Europa di Francia e Germania, così come non ebbe paura di chinare il capo ai Persiani, quando Dario e Serse ne pretesero la sottomissione. Sebbene l'esito di questo referendum possa aver turbato i capi di stato e aver scombussolato i mercati europei, bisogna dare atto alla Grecia di aver reso onore al concetto di democrazia.
La democrazia, d'altronde, nacque proprio ad Atene. Ma una forma di governo così nobile non poté essere ideata e applicata in un solo giorno, soprattutto quando gli interessi di potenti singolarità si opponevano a quelle della comunità. Ad Atene la democrazia ci mise più di un secolo a prendere forma: Solone, intorno al 594 a.C., ne gettò le fondamenta con una riforma timocratica, ma dalle ampie vedute, in cui la ( boulé), un'assemblea di quattrocento persone, era il principale organo legislativo della città. Clistene, nel 508/7 a.C., rifinì l'opera limando i maggiori aspetti timocratici della riforma di Solone, eliminando le prerogative di ricchezza e nobiltà dal diritto di voto e dando così maggiore potere al popolo. Efialte, infine, nel 462/1 a.C., sottrasse la maggior parte delle funzioni all' Areopago, il collegio delle supreme magistrature dello Stato, presieduto da individui che ricevevano questo posizione a vita, ultimando l'opera di decentramento del potere decisionale a favore della βουλή.
Sebbene la democrazia ateniese abbia causato alla città anche grandi problemi, soprattutto a causa di corruzione e facilità di manipolazione le masse, essa ha dimostrato di essere la forma di governo ideale per i principi filosofici ed etici su cui si basa il pensiero occidentale. La stessa Roma repubblicana ha preso molti spunti dalla democrazia ateniese, all'interno del proprio statuto, pur macchiandola di elementi aristocratici e pseudo-monarchici. Il primo luogo, però, in cui si può parlare di vera e propria democrazia documentata, dopo la scomparsa dell'Impero Romano d'Occidente, è l' Islanda, dove con l', intorno al 930 d.C., si ha la più antica istituzione parlamentare ancora esistente. È difficile stabilire se questa democrazia abbia preso in qualche modo spunto da quella ateniese, soprattutto perché era abbastanza tipico delle tribù scandinave decidere in comunità, ma non è da escludere che la mentalità dei locali fosse stata indirettamente influenzata dalla filosofia greca.
Nel 2008, l'Islanda ha di nuovo dimostrato un grande attaccamento alla democrazia con il referendum che ha portato alla decisione di rifiutare di pagare il proprio debito. Referendum oggi è una parola chiave, è l'apice del sistema democratico, cruda e pura democrazia diretta. In Italia, con i referendum abrogativi del 2011, si è raggiunto un livello di democrazia ormai quasi dimenticato nel nostro paese. Oggi accade in Grecia e, così come è successo in Islanda, una decisione presa dal popolo di un paese in crisi potrebbe veramente mutare l'inclinazione della bilancia di un'economia che riguarda anche i cittadini del resto dell'Europa. D'altronde sono anche questi i rischi dello stare in una comunità di Stati che, almeno in teoria, dovrebbero aiutarsi a vicenda.

