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La “deviazione” di Freud dell’Uomo dei lupi (seconda parte)

Da Bruno Corino @CorinoBruno

La “deviazione” di Freud dell’Uomo dei lupi (seconda parte)

Sergei con la sorella Anna



Parte prima: L'antefattoLa famiglia di Sergei Pankeieff viveva in una tenuta di campagna non distante da Odessa. D’estate si trasferivano in un’altra casa di campagna. Il luogo di questa seconda residenza servirà a Sergei come punto di riferimento per fissare i suoi ricordi, poiché era sicuro che all’età di cinque anni i suoi genitori vendettero questa tenuta per trasferirsi in città. Insieme ai genitori, oltre alla sorella Anna, di due anni più grande di lui, viveva la sua bambinaia, la “nanja”, «un’anziana contadina ignorante, che nutriva per lui un inesauribile affetto». I genitori si erano sposati piuttosto giovani. Purtroppo la madre soffriva di disturbi pelvici, accompagnati da emorragie e dolori, e ciò le impediva di occuparsi dei bambini. Il padre, invece, era soggetto a frequenti attacchi depressivi. Quando la famiglia di Pankeieff risiedeva in questa seconda tenuta, d’estate venivano a far visita, per lunghi periodi, parenti prossimi: «fratelli del padre, le sorelle della madre con i loro bambini, i nonni materni» [p. 20]. In estate, i genitori erano solito assentarsi per qualche settimana.

Sergei sembra che nei primi anni «fosse stato un bambino dolcissimo, docile e piuttosto tranquillo, tanto che in casa si era soliti dire che avrebbe dovuto lui nascer femmina e la sorella maschio»; ma, una volta, i genitori, al ritorno delle vacanze estive, trovarono il bambino completamente trasformato: Sergei «era diventato scontento, irritabile, violento; per un nonnulla si offendeva e, preso dall’ira, si metteva a strepitare selvaggiamente» [p. 21].Dalla ricostruzione fatta, pare che il bambino, quando subì questo radicale cambiamento nel comportamento, doveva avere circa tre anni e mezzo. «La perspicace nonna» – annota Freud – che aveva trascorso l’estate con i nipoti, credeva che «l’irritabilità del bambino fosse stata provocata dai dissapori che si erano verificati tra [la governante] inglese (che avevano assunto proprio in quella estate) e la nanja». Anche la figlia, ossia la madre del bambino, era «propensa ad attribuire il cambiamento di carattere del figlioletto all’influenza di costei». Questa governante inglese si era rivelata persona balzana, intrattabile e per giunta dedita al bere.Freud, a quanto pare, sostanzialmente concorda con la versione delle due donne e non ritiene opportuno approfondire questo lato della questione. Tuttavia, nonostante che la governante fosse stata subito licenziata, il comportamento del bambino non migliorò affatto, anzi cominciò ad avere forti disturbi intestinali, sotto forma di incontinenza. Praticamente, il bambino cominciò ad accusare degli stessi sintomi di cui soffriva la madre.Di fronte a questo radicale cambiamento del comportamento, il Freud dell’Etiologia dell’isteria (1896) avrebbe senza dubbio indagato in tutt’altra direzione. Il Freud, autore dei Tre saggi sulla teoria della sessualità(1905), ha radicalmente cambiato oggetto e metodo di investigazione. Egli sa già in anticipo in quale direzione investigare. Credo che lo sapesse fin da quando Sergei ha messo piede nel suo studio. Freud ha in mente lo schema interpretativo attraverso il quale esaminerà la storia del caso paziente. Qualunque indizio Sergei gli fornirà, Freud sa in anticipo quale pista occorrerà inseguire. Si tratta di far emergere dai ricordi remoti una fantomatica “scena primaria”, individuare il luogo e il tempo in cui il “misfatto” è avvenuto, dopodiché, indizio dopo indizio, occorre metterla in relazione con gli episodi dell’infanzia del paziente, risalendo così la corrente energetica ed emotiva che conduce alle prime manifestazioni patologiche.Sotto questo profilo è indifferente, annoterà Freud alla fine del suo resoconto, «considerare la scena stessa come una scenaprimaria o come una fantasiaprimaria» [p. 126]. Freud crede fermamente che il repentino cambiamento comportamentale, al quale il bambino è andato soggetto durante l’assenza dei genitori, sia conseguenza di un “dramma”, situato in un tempo remoto, e che qualcosa nel tempo presente ne abbia provocato la riattivazione. Si tratta dunque di mettere in relazione dati o indizi raccolti nel “tempo presente” – quando il bambino ha tre anni e mezzo – con un ipotetico dramma accaduto nel passato.Freud stesso dichiara che il “materiale” relativo alla “scena primaria” fu ottenuto sotto la pressione spietata di una scadenza che ponesse termine all’analisi, qualunque ne fosse stato l’esito. Infatti, dopo che anni di trattamento avevano fornito scarsi risultati, Freud impose al paziente una data: «Sotto la pressione inesorabile di questa scadenza […] l’analisi fornì tutto il materiale necessario per la soluzione delle inibizioni del malato e l’eliminazione dei suoi sintomi». Attraverso questa “forzatura” Freud opera un vero e proprio spostamento, o, nei suoi termini, una vera e propria opera di rimozione.L’analista, infatti, non si domanda: cosa è potuto accadere di così drammatico o traumatico durante l’assenza dei genitori da far subire al bambino un cambiamento così radicale? Si è semplicemente fidato della versione fornita dalla “nonna perspicace”, e confermata dalla figlia: «I primi sospetti si appuntarono comprensibilmente sulla governante inglese, dal momento che il mutamento del bambino si era verificato durante la presenza di costei» [p. 25].Il bambino era di colpo diventato intrattabile, e di ciò, secondo la versione sottoscritta dalle due donne più importanti della casa, doveva senza dubbio esserne responsabile l’ultima arrivata. Freud evita di chiedersi se la severità della governante inglese fosse dovuta invece proprio al cambiamento comportamentale del bambino. L’analista ipotizza che le minacce di castrazione della governante abbiano potuto provocare il comportamento anormale del bambino. Sta di fatto che in realtà, come scriverà più avanti, i severi castighi e gli energici rimproveri impartiti dalla governante erano una conseguenza dei comportamenti aggressivi del bambino.
[Cito questo caso nella versione: Sigmund Freud, Casi clinici, 7, L’Uomo dei lupi. Dalla storia di una nevrosi ossessiva. 1914, Boringhieri, Torino 1977].

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