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"la diaspora": possibile "riavviare" la sinistra partendo dai suoi (troppi) errori?

Creato il 20 agosto 2014 da Alessandro
Quali potrebbero essere, in tempo di crisi, politiche e/o progetti attribuibili ad un'etica di (Centro)Sinistra?
In tempo di ristrettezza e di crisi economica, quali provvedimenti potrebbero essere riconducibili ad un progetto definibile come di (Centro)Sinistra?
Sullo sfondo, altr(ettant)e domande a cui dover trovare forzatamente risposta: quale ruolo assegnare all'ambiente? Sulla base di quali principi è possibile subordinare ad esso altri settori come urbanistica e sviluppo industriale? Quali passi in avanti è possibile (far) compiere alla complessa tematica dei diritti civili? Il libero arbitrio deve, in quanto libero, essere sconfinato o avere delle delimitazioni ben precise?
Entro quali argini delimitare le politiche di sviluppo economico? La tematica del lavoro deve essere affrontata in maniera tanto flessibile quanto indiscriminata? Possono esistere forme contemporanee di tutela e delimitazione delle volontà dell'inviduo?
Come potrebbe essere possibile coniugare la salute dell'individuo con la necessità di disporre di un lavoro sicuro?
Le domande potenzialmente da porre possono essere tantissime; in parole povere, però, è lecito porsi un'osservazione tanto fondante quanto essenziale da (provare a) risolvere: ha ancora un senso parlare di Sinistra?
Ha ancora senso ricercare un futuro per quella che dovrebbe essere la parte politica (teoricamente o realisticamente?) votata alla concreta realizzazione di idee di uguaglianza, democrazia e merito? Attraverso quali pilastri è possibile concretizzare e/o ipotizzare un futuro per un qualche cosa che, allo stato attuale, è percepito come (eufemisticamente) lontano o non più esistente?
Per vedere se sia ancora possibile progettare un futuro, dovrebbe essere necessario indagare attraverso la storia passata e presente di quelle forme politico-partitiche che si prefiggono l'obiettivo (solo teorico?) di realizzare ideologie di (Centro)Sinistra.
In un Paese come l'Italia, per fortuna o purtroppo, esistono riferimenti e/o sinonimi che legano (a torto o a ragione) il concetto di Sinistra a parole quali: inciucio continuo e continuamente (mal)celato, distanza dal "popolo", incapacità dirigenziale manifesta, errori e topiche clamorose, incapacità di realizzare appieno politiche di (Centro)Sinistra, [...]. La distanza fra teoria e pratica è tanta, si potrebbe dire per farla (non esaurientemente) il più breve possibile.
In altre parole, però, dovrebbe essere importante definire in termini urgenti quale sia stata la Storia passata e presente dei Partiti e dei Movimenti che, in Italia, hanno provato a incarnare idee e progetti riconducibili al concetto di Sinistra. In altre parole, pertanto, dovrebbe essere necessario valutare quale sia stata la Storia recente per (provare a) interpretare il futuro.
Sempre ammesso che ne esista ancora uno, ovviamente.
La distanza fra "popolo" e classe (altrettanto teoricamente) dirigente non è mai stata così acuita come oggi; in un tempo nel quale disaffezione e scarsa credibilità continuano a dominare il panorama, dovrebbe essere lecito chiedersi quali possano essere confini e margini di un elettorato da dover riconquistare. Non basta un #quarantavirgolaotto per dirsi salvi e riabilitati, per farla breve. Chi crede questo è ipocrita e/o in malafede.
Riacquistare credibilità potrebbe significare riconquistare fasce importanti di elettorato, forse. Condizionale d'obbligo, inevitabilmente.
L'opera più rilevante ed importante di una certa Sinistra potrebbe essere, pertanto, quella di riflettere sui propri sbagli per diminuire e/o per scongiurare ulteriori abbandoni di elettorato e perdite di credibilità: riflettere per migliorarsi, in primis.
Riflettere per arginare la diaspora a cui è andata e potrebbe (forse) andare incontro in un prossimo futuro; tutto ciò senza affrontare, nell'ordine, una lung(hissim)a serie di problemi ad oggi non pienamente individuabili nella loro gravità: dipendenza ossessivo-schizofrenica da un solo leader, strutturazione di Partiti e schieramenti senza progetti concretamente innovativi ed economicamente sostenibili, incapacità di delimitare nuove forme di sviluppo socio-economico, incapacità più assoluta nell'elevare il dibattito collettivo su alt(r)i temi per provare ad inseguire la ricerca di soluzioni condivise, incapacità di tracciare una politica tanto di successo quanto lontana da forme di esasperato marketing politico, [...].
I terreni su cui (provare a) svolgere un'indagine sono moltissimi e molto complicati, stanti le odierne condizioni: discutere per arginare/evitare la diaspora, dunque. E' su questo terreno che si articola il libro "La diaspora - Dov'è oggi la Sinistra italiana", scritto da Alessandro Gilioli e pubblicato da Imprimatur Editore. L'obiettivo di questo libro, connaturato alla necessità di rispondere ad una lunga serie di questioni (simili e/o peggiori rispetto a quelle poste in precedenza) riguarda la necessità di provare ad andare "oltre" la semplice definizione di fallimento:
"[...] Dov'è la Sinistra italiana oggi? E' davvero sparita, come dicono alcuni? O al contrario è finalmente vincente, grazie alla stella di Matteo Renzi?
Ed è di Sinistra il Presidente del Consiglio? O invece è di Sinistra il MoVimento di Beppe Grillo? E che ruolo può avere la cosiddetta Sinistra radicale? 
Più in generale: quali sono oggi gli ideali, gli interessi e gli obiettivi della sinistra in Italia? Chi li rappresenta? E di quali pratiche hanno bisogno? [...]"
L'insofferenza al cambiamento e l'incapacità di restare al passo delle sfide dei tempi sono tristi conferme di una certa Sinistra che, nel tempo, ha predicato in maniera desolante la necessità di vincere per convincersi quasi della propria esistenza nel panorama politico italiano.
Come se l'essere di Sinistra fosse quasi una virtù realizzabile prioritariamente attraverso il consenso esterno e non mediante una programmazione politica pienamente e consapevolmente all'altezza delle aspettative.
Per questo e per milioni di possibili altri motivi, però, un'analisi approfondita degli errori e degli sbagli passati deve essere svolta.
O quantomeno tentata. E' importante districarsi in un labirinto fatto di incoerenze, di assurde prese di posizione, di scelte (eufemisticamente) definibili come discutibili, di retroscena mai troppo discussi ed affrontati. Di errori forse mai doverosamente metabolizzati.
Questo è un percorso tanto necessario quanto urgente da compiere perchè, a prescindere dai punti di vista possibili, la verità sembra essere una sola:
"[...] Ci sono sempre state e sempre ci saranno persone che lottano per la giustizia sociale e i diritti dei cittadini. [...]"
La necessità di ridefinire un percorso futuro per (provare a) ridare fiato e restituire voce a queste persone è una missione tanto complessa quanto difficile da realizzare: serve una mentalità nuova, all'altezza delle sfide realisticamente da vincere.
Non serve far credere di aver trionfato mediante sottili opere di marketing politico, non serve instillare continuo consenso promettendo cose che si sa per certo essere quasi impossibili da mantenere integralmente.
Serve una mentalità capace di coniugare Istituzione e società, restituendo margine decisionale ad un elettorato sfibrato in ogni sua corda.
Servirebbe una mentalità capace di proporsi come fondativa di un nuovo modo di interpretare i rapporti che intercorrono in una società in continuo mutamento. Servirebbe essere di Sinistra per pensare al Futuro e, se possibile, per agevolarne l'arrivo senza traumi.
Servirebbe una Sinistra profondamente diversa, vincolata alla necessità di stabilire un contatto con una società devastata in molte delle sue "voci".
Il tempo per rimediare alla diaspora sembra infatti scarseggiare. Purtroppo.
Assecondare una nuova mentalità per anticipare il cambiamento. Altrimenti inevitabile e non rinviabile, in tutta la sua potenza deflagrante.
L'attuale crisi economico-finanziaria rischia di passare infatti alla Storia come (ennesima) conferma di questa tanto ineluttabile quanto non assimilata tendenza al masochismo umano. Sempre ammesso che sia ancora possibile fare qualcosa per evitare il realizzarsi di accomodanti forme di "vivace depressione", ovviamente.



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