La differenza è il complimento più bello. Ovvero il porto di mare

Da Centostorie

Ho chiesto a una bambina di 4 anni se sapesse che differenza c’è tra una biblioteca e una libreria. Ci ha pensato 10 secondi e poi ha risposto: “Aaaaah, sì: in biblioteca dobbiamo tutti stare in silenzio (shhhhh!), in libreria possiamo chiacchierare (blablabla blablabla), giocare, saltare…”.
Ecco, questo è il più bel complimento che mi abbiano mai fatto. Ed è esattamente come la vedo io. La libreria non è un museo, ma uno spaccio di storie, un mercato delle avventure e al mercato non si tiene mai la bocca chiusa. Chi entra a Centostorie non è tenuto al silenzio, anzi. Ci sono alcuni che entrano e fanno delle ricognizioni silenziose, atterriti da una sorta di timore reverenziale: si aggirano tra gli scaffali, intimoriti, non sollevano nemmeno la mano verso i libri, poi mi guardano, io sorrido, se ne escono senza salutare. Ma va bene anche così, torneranno.

Poi invece ci sono quelli che entrano a razzo strillando, quelli che ne leggono 10 e ne comprano 1, quelli che vengono una volta all’anno e ne comprano 8, ci sono quelli che mi hanno lasciato una manata di pizza al pomodoro dentro le pagine di un albo illustrato, quelli che mi raccontano che il libro che hanno letto gli è piaciuto tantissimo, quelli che durante una lettura animata proprio non ci riescono a stare fermi ad ascoltare, quelli che se non c’è un drago allora non è una storia che vale la pena leggere, quelli che presi dalla foga di leggere il libro me l’hanno strappato e rimesso al suo posto, quelli che leggono ad alta voce, quelli che hanno un’idea ben precisa di quello che stanno cercando (pirati+mostri+supereroi+draghi), quelli del laboratorio per fare il pane che non so la farina come possa essere arrivata in certi posti che ancora dopo 6 mesi me la trovo in giro, quelli che la loro passione incondizionata per i barbapapà te la comunicano da quando entrano a quando escono…

Quando mia mamma voleva dirmi che la mia stanza era in disordine mi diceva sempre che sembrava un “porto di mare”. A parte che non ho mai capito perché i porti di fiume fossero più ordinati, però oggi mi piacerebbe definire così la mia libreria: un porto di mare, magari un po’ in disordine, ma un posto dove le storie arrivano, partono, si fermano un po’ a chiacchierare, contrattano, salutano, gioiscono, si disperano e tutto questo – ne converrete – è ben difficile farlo in silenzio!

Augh!


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