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La fata del lago dorato

Da Fiaba

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La fiaba

Lunedì 04 Novembre 2013 16:48 Scritto da annamariavillani

fata-lago-dorato
Al di là delle alte montagne risiedeva un piccolo villaggio denominato "Lago d'oro".

Al suo centro sorgeva uno specchio d'acqua che irradiato dai raggi del sole gli conferiva il colore dell'oro. Nel villaggio girava voce che nelle profondità di quelle acque giacessero sul fondo molte pepite d'oro.

La voce si sparse in breve tempo, così cominciarono ad arrivare una grande quantità di persone con l'intento di fare fortuna. Ai margini del lago nella sua piccola casa viveva una giovane donna di nome Emma, abitava assieme alla sua famiglia, il marito ed i suoi due figli. Emma conduceva una vita semplice e morigerata, cresceva i suoi bambini come solo una buona madre sa fare.

Nonostante arrivasse tanta gente da ogni dove ella non sembrava per nulla preoccupata e spesso ripeteva al marito e ai suoi figli:

"Lasciate che cerchino pure, vedrete che col passare del tempo si stancheranno, essi non sanno che la vera ricchezza è custodita dalla fata Bianca ".

Il giorno seguente la donna si recò sulla riva del lago, nel mentre le si avvicinò un uomo di nome Geppino, che chiese alla donna:

"Signora è proprio vera la storia che nel lago si possono pescare un mucchio di pepite d'oro? "

la donna annuì, ma poi aggiunse:

"Ma è anche vero che il lago nasconde in sé molti segreti ".

"Ma cosa saranno mai questi indicibili segreti?" replicò l'uomo - sottovalutando il suggerimento della donna.

Poi Geppino, salutò la gentile signora e presi gli attrezzi da lavoro cominciò a perlustrare il fondale del lago.

Col passare del tempo la ricerca diveniva sempre più faticosa, l'uomo lavorava incessantemente tutto il giorno con l'intento di colmare dei grandi sacchi di pepite d'oro.
Una mattina la signora Emma uscì di casa quando si imbatté nuovamente con il signor Geppino.

"Buon giorno signor Geppino, come va la sua ricerca?"domandò incuriosita.

"Abbastanza bene signora Emma, ma non farò ritorno a casa sino a che non avrò riempito il mio
carretto di pepite d'oro ".

"Signor Geppino"- ribadì la donna - non pensate che con l'oro già raccolto potreste vivere più che dignitosamente?"
Geppino volse lei lo sguardo e sogghignando rispose:

"Lo so! Lo so ! ma vorrei raccoglierne ancora dell'altro poiché desidero divenire l'uomo più ricco del mondo".
La donna un po' perplessa voltò le spalle e se ne andò per la sua strada.
Passarono i giorni, nella sua piccola casa Emma continuava a fare le sua semplice vita, metteva in ordine le stanze, preparava il pranzo e curava il suo piccolo giardino, di tanto in tanto scrutava il signor Geppino da lontano che continuava ininterrottamente ad estrarre pepite d'oro dal lago. Il tutto andò avanti ancora per una settimana, all'ottavo giorno la signora Emma scorse dalla finestra Geppino, che stanco e indebolito dalla fatica si era adagiato sul greto del lago e mormorava:
"Raccoglierò tante pepite d'oro da divenire l'uomo più ricco della terra."
In quel mentre si fece avanti nuovamente la signora Emma che per l'ennesima volta gli chiese:
"Signor Geppino perché non si accontenta dell'oro già raccolto, non pensa che sia già abbastanza per rendere lei e la sua famiglia felice?".
L'uomo la osservò un po' seccato poi rispose:"Vorrei portare con me tutto l'oro possibile".
Emma delusa lo salutò ancora una volta e poi se ne tornò a casa.

Il giorno seguente nel piccolo villaggio incominciò a scendere una coltre e fitta nebbia. Geppino se ne stava sempre lì sul greto del lago e teneva stretti i suoi sacchi pieni d'oro quando improvvisamente cominciò a soffiare un vento fortissimo, in poco tempo al centro del lago si formò un ampio vortice dal quale emerse una piccola imbarcazione. Sul bordo della barca apparve lentamente una figura di donna, era la bellissima fata del lago. Geppino, venne come rapito da quella bellezza così eterea, la fata gli si avvicino provocando intorno a sé un enorme turbine inghiottendo Geppino all'interno del lago. Poco dopo l'uomo percepì la strana sensazione di trovarsi in un luogo sconosciuto, trasportato in un'altra dimensione, egli si trovò al cospetto della fata bianca, la quale con voce suadente e calma gli disse:
"Geppino ti trovi in questo luogo affinché tu possa scegliere il tuo futuro, attraverso lo specchio magico vedrai scorrere delle immagini ognuno con un futuro diverso, tu sarai costretto a scegliere uno di questi".
L'uomo iniziò ad osservare attraverso lo specchio incantato dove al suo interno scorrevano le immagini della sua famiglia, la quale viveva in totale povertà poiché Geppino per la sua avidità l'aveva completamente dimenticata. In quella successiva invece la sua famiglia appariva felice, tutti i suoi familiari festeggiavano il suo ritorno a casa, la tavola era imbandita a festa ed egli era contento ed appagato per quel poco che possedeva.
Dopo di che, la fata del lago gli chiese:
"Geppino fai pure la tua scelta, potrai scegliere l'avidità il denaro, oppure la felicità, l'amore e continuare a vivere con le persone che più ami.
L'uomo sembrò capire la lezione e poi rispose:
"Desidero tornare da mia moglie e dai miei figli riabbracciare tutti i miei cari, non porterò con me nessuna pepita d'oro."
La fata bianca lo condusse nuovamente sulla riva del lago per poi svanire nella nebbia. L'uomo voltò lo sguardo verso la casa ai margini del lago per salutare la signora Emma, ma notò con stupore che la piccola casa non c'era più, era scomparsa.

Geppino comprese che la fata del lago altri non era che la signora Emma, la quale più volte lo aveva esortato a riflettere. Così l'uomo dopo aver capito la lezione prese le sue poche cose e cominciò lentamente ad avviarsi verso casa.


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