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La guerra per la leadership scientifica e tecnologica

Creato il 29 marzo 2011 da Idl3

Tra la Cina e gli Stati Uniti e’ in atto da tempo una vera e propria guerra per la supremazia scientifico-tecnologica, guerra che si combatte a suon di laureati, pubblicazioni scientifiche, brevetti, incentivi, minacce, servizi segreti, spionaggio industriale, censure, protezionismo e attacchi informatici. La Cina e gli USA sono due Paesi fortemente nazionalisti e orgogliosi, ma mentre la prima ha la forza del giovane e dinamico inseguitore, la seconda ha la debolezza del vecchio e spesso bloccato portabandiera. La guerra e’ iniziata e gli USA non possono permettersi di ignorare l’inseguitore cinese.

La guerra per la leadership scientifica e tecnologicaLa parola d’ordine e’ “innovazione“, sull’innovazione si e’ retto dal dopoguerra in avanti il ruolo degli Stati Uniti di leader dell’economia (e non solo) globale. La Silicon Valley ha avuto un ruolo determinante a partire dagli anni ’90 nel garantire agli USA la leadership nelle nuove tecnologie, imprese quali Apple, Google, Intel, Microsoft, Oracle hanno guidato il settore a livello globale. Pur mantenendo ancora la supremazia tecnologica tuttavia gli Stati Uniti sanno di non poter sottovalutare l’inseguitore sempre piu’ vicino, la Cina, candidata a diventare la Silicon Valley del futuro. Tanto piu’ che gli USA possiedono alcuni fattori di indebolimento rispetto alla Cina, indebolimento dovuto al fatto che mentre il primo e’ un Paese democratico nel quale i poteri del Governo sono limitati dalle regole democratiche e dalle azioni delle lobby, nel secondo Paese il Governo puo’ permettersi di imporre dei piani pluriennali nella certezza che verranno rispettati e puo’ ostacolare le imprese straniere.

I “LIMITI” DELLA DEMOCRAZIA – Negli USA Obama propone di investire nella “green economy“, mentre le lobby dei grandi produttori petroliferi si oppongono. Invece in Cina all’inizio di marzo il Congresso nazionale del Partito Comunista cinese ha approvato il suo dodicesimo piano quinquennale, che tra le altre cose prevede lo “sviluppo accelerato di diverse industrie strategiche emergenti, da quella biotecnologica e per l’energia alternativa ai nuovi materiali e all’informatica di nuova generazione“. E negli Stati Uniti Obama organizza una cena con Steve Jobs (Apple), Mark Zuckerberg (Facebook), Eric Schmidt (Google), Carol Bartz (Yahoo!), Dick Costolo (Twitter) e altri, per discutere di una possibile strategia comune per potenziare il ruolo degli USA nel settore informatico.

UNA MOLTITUDINE DI GIOVANI INGEGNERI – L’accademia delle scienze del Regno Unito, la Royal Society, ha presentato un importante studio, secondo il quale la Cina potrebbe superare gli Stati Uniti nella produzione scientifica (in riviste specializzate riconosciute a livello internazionale) forse gia’ nel 2013, molto prima di quanto si prevedeva. Il Paese inventore della bussola, della polvere da sparo, della carta e della stampa ha tutte le intenzioni di tornare ad essere leader a livello globale.

Cio’ che impressiona e’ come tutto cio’ stia avvenendo ad una velocita’ straordinaria, solo nel 1996 gli Stati Uniti hanno pubblicato ben 292.513 documenti la Cina 25.474 (oltre dieci volte in meno), mentre nel 2008 gli Stati Uniti hanno pubblicato 316.317 documenti, mentre la Cina era salita a 184.080 (appena 1,7 volte di meno). Ma non deve stupire, in questi ultimi anni la Cina ha fatto enormi investimenti in ricerca e sviluppo, una spesa cresciuta di oltre il 20% all’anno dal 1999, raggiungendo i 100 miliardi di dollari. Inoltre nel 2006 i laureati in materie scientifiche e ingegneristiche erano oltre un milione e mezzo. E continuano a crescere, nel 2010 negli USA si sono laureati in ingegneria 150mila persone, in Cina ben 500mila, e tutti con l’obiettivo di fare pubblicazioni.
La guerra per la leadership scientifica e tecnologica

La Cina ha dunque il potenziale per superare gli Stati Uniti in produzione scientifica in breve tempo. Almeno in termini quantitativi, infatti in termini qualitativi la Cina non mostra altrettanto potenziale (anche se e’ comunque in aumento).

PROTEZIONI FLESSIBILI E MIRATE – Negli Stati Uniti la legislazione sulla proprieta’ intellettuale (copyright, brevetti e marchi) e’ molto rigida, ed e’ pensata per un altro momento storico, nel quale la ricerca scientifica e tecnologica (ma anche quella artistica e informatica) erano molto diverse rispetto ad ora. La protezione dell’idea adesso non sempre favorisce la creativita’, lo sviluppo e l’innovazione. E’ un sistema che col tempo e’ diventata un’arma a disposizione di grosse imprese per imporre e mantenere il proprio monopolio. In Cina invece questo strumento e’ adoperato a scopo protezionistico, alcuni dati:

“Nei soli primi sei mesi del 2010, i cinesi hanno depositato 3mila brevetti negli Usa (+31,7%), mille in Europa (+32%), 506 in Giappone (+16,9%). In compenso, gli americani in Cina ne hanno registrati 12.800 (+15,6%), le aziende europee 14.263 (+11,3%), quelle giapponesi 16.587 (+4%).”

In questo modo in Cina, in molti ambiti in cui i brevetti sono assenti o meno forti, l’unico modo per essere competitivi e’ quello di innovare ad una rapidita’ tale da impedire alla concorrenza di tenere il passo. Inoltre l’assenza o quasi di controlli sul rispetto dei copyright in rete permette alla Cina di ostacolare le imprese straniere e impedir loro di conquistare il mercato cinese attraverso l’arma del copyright. Situazione che per gli USA sta’ diventando sempre piu’ insostenibile.

INTERNET IN CINA – Ormai siamo cosi’ abituati a sentir parlare di Internet in Cina in termini di censura per motivi politici, che forse ci stupirebbe sapere che il Governo cinese a partire dagli anni ’80 ha investito moltissimo per portare la rete nel suo territorio. E l’ha fatto con lungimiranza e pragmatismo, ben sapendo i rischi a cui sarebbe potuto andare incontro. L’ha fatto mantenendo la proprieta’ delle infrastrutture nelle mani dello Stato, evitando pero’ che si creasse un monopolio. Ha messo in competizione varie aziende di Stato abbassando cosi’ i costi della connessione. Invece la gestione dei contenuti e’ stata affidata ai privati (interni e con partecipazione straniera). Ed in soli 15 anni i cittadini cinesi connessi sono arrivati a circa 500 milioni (in crescita).

Se vi state chiedendo perche’ il Governo cinese sia tanto folle da investire nella diffusione di Internet tra i suoi cittadini, forse dovreste rivedere la vostra visione di Internet quale portatore di democrazia. Internet ha si’ incrementato i luoghi dove fare critica al Governo e informarsi da fonti non governative (o comunque non controllate) ed e’ vero che il Governo cinese con la censura e il suo grande Firewall mostra una seria preoccupazione sul controllo dei contenuti che circolano sulla rete. Tuttavia si tratta di sistemi fallibili, pieni di buchi e non mancano i sistemi per scavalcare i blocchi (proxy, VPN, Tor). Eppure il Governo continua a investire nella diffusione della rete, e lo fa perche’ i vantaggi sono superiori ai problemi che gli crea. Pensate veramente che se Internet fosse un portatore di democrazia e liberta’ almeno una parte di quei 500 milioni di utenti non avrebbero rovesciato il regime? Se non e’ successo ci sara’ un motivo. Il fatto e’ che Internet in Cina non e’ vista come una tecnologia di liberazione. Vi consiglio la lettura di una riflessione di Matteo Tarantino (“Questione di (tecno) miti: perché Internet non farà crollare il regime di Pechino“), eccone un passaggio:

“Quello della tecnologia di liberazione è un mito tutto occidentale, legato alla tradizione del pensiero giudaico-cristiano perlomeno da quando Francesco Bacone ha gridato al mondo – e sono passati cinque secoli – che il volere di Dio era la sottomissione della natura per mezzo della scienza e della tecnica, e che l’Eden andava preparato in Terra grazie alle macchine. Da allora, crediamo che grazie alle tecnologie supereremo i limiti dell’umano (il lavoro, le distanze, le guerre: quante tecnologie, ad esempio, hanno promesso la “pace in terra attraverso il dialogo”? Ce lo siamo detto per il telefono, il telegrafo, la radio, la televisione, e poi per Internet, dimenticandoci ogni volta della promessa tradita dalla tecnologia precedente, felici di spostarla sulla prossima (e intanto godendoci i benefici effettivamente portati da ciascuna).”

In Cina la tecnologia (e Internet in questo caso particolare) e’ vista come strumento di affermazione e salvezza nazionale, non individuale. Sara’ la tecnologia, nella visione cinese (e non solo), a riportare la Cina al ruolo di leadership internazionale. La Cina centro del Mondo e’ l’idea fortemente radicata da millenni nelle menti del popolo cinese. E per il Governo Internet costituisce anche un ottimo strumento per individuare i dissidenti, le loro famiglie e i loro amici. Ma la stragrande maggioranza dei navigatori cinesi, compresi i giovani universitari, quella fascia che nel 1989 aveva partecipato attivamente alla protesta di piazza Tien’anmen, oggi:

“si godono il loro wifi gratis a Starbucks, e fra una canzone gratis trovata su Baidu, un film gratis su Tudou e una partita a un gioco di ruolo online ambientato nell’epoca dei Tre Regni, non sembrano esattamente attratti dalla prospettiva di una rivoluzione – men che meno una e-revolution.”

LE RAGIONI ECONOMICHE DELLA CENSURA – In molti casi piu’ che motivi politici, dietro la censura ci sono motivi economici. La Cina investe molto in tecnologia, incentiva i privati e li spinge a conquistare i mercati mondiali, d’altra parte ostacola le imprese straniere. Cosi’ vediamo Youku quotata a New York, mentre YouTube in Cina risulta spesso irraggiungibile, Renren (uno dei maggiori social network cinesi) che si prepara ad essere quotata a Wall Street, mentre Facebook e’ bandita dalla borsa cinese, Google che e’ praticamente stata buttata fuori dalla Cina e il Governo continua a oscurare siti e motori di ricerca occidentali in favore di Baidu.

In Cina Internet non e’ uno strumento di democrazia e liberta’, e’ un veicolo economico e pubblicitario, e gli ostacoli posti dal Governo cinese alle societa’ che operano sul web, sono spesso protezionismo mascherato da censura politica.

Viste sotto questa luce, le ipocrite prese di posizione degli Stati Uniti contro la censura su Internet assumono tutto un altro aspetto. Non sorprende dunque che gli Stati Uniti finanzino programmi contro la censura su Internet, se si pensa che questi potrebbero essere volti anche a difesa delle proprie imprese e dunque della propria economia. E dall’altro lato vediamo la Cina che spinge sempre piu’ per avere il potere di ostacolare, censurare e oscurare o anche solo minacciare siti e fornitori di contenuti sul web. Operazioni che sembrano sempre piu’ spesso volte al protezionismo economico piu’ che al controllo politico.

Si tratta di una vera e propria guerra per la supremazia tecnologica – supremazia che garantira’ al vincitore la leadership economica – ed e’ solo all’inizio.


 


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