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La locanda alla fine dei mondi

Creato il 05 aprile 2011 da Lospaziobianco.it @lospaziobianco

Que­sto arti­colo è la parte 9 di 9 dello spe­ciale: Rileg­gendo Sandman

  • Sand­man: Pre­ludi e Notturni
  • Sand­man: Casa di Bambola
  • Sand­man: Le Terre del sogno
  • Sand­man: La Sta­gione delle Nebbie
  • Sand­man: Vite Brevi
  • Sand­man: Il gioco della vita
  • Sand­man: Favole e Riflessi
  • Guar­dare Sand­man: Pre­ludi e Notturni
  • Rileg­gendo Sand­man: La locanda alla fine dei mondi

Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" /> Sandman: La locanda alla fine dei mondi 

Un gruppo di per­so­naggi costretti in una locanda: che cosa c’è di meglio del nar­rare sto­rie per tra­scor­rere il tempo?

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Men­tre fuori infu­ria una tem­pe­sta di spa­ven­tosa inten­sità, den­tro c’è calore e buon cibo, bevande e la più varia delle com­pa­gnie. Esseri, capi­tati lì da ogni dove, smar­riti nella bufera, hanno rag­giunto i limiti dei pro­pri mondi e li hanno attra­ver­sati, giun­gendo in un luogo eccen­trico. Se ogni mondo è una ruga dell’universo, quella dove si ritro­vano è una regione dove le rughe, incon­tran­dosi, si appia­nano. Que­sta inter­fe­renza distrut­tiva con­sente la soprav­vi­venza del luogo e la tre­gua dagli scon­vol­gi­menti dei mondi. Que­sto spa­zio sicuro prende forma di locanda e den­tro le sue mura gli ospiti atten­dono la fine della bufera. Rac­con­tando storie.

Ogni nar­ra­tore con­tri­bui­sce con sto­rie del pro­prio mondo e mette a dispo­si­zione di chiun­que ascolti ricordi e visioni. Qual è la con­se­guenza di que­sta con­di­vi­sione? Che chi ascolta sco­pre altri punti di vista, altre realtà: il suo uni­verso si espande e il suo posto in esso non è più quello di prima. Il pas­sag­gio attra­verso la locanda diventa allora occa­sione di cam­bia­mento: tor­nata la calma, molti faranno ritorno ai pro­pri mondi di pro­ve­nienza, ma altri deci­de­ranno di esplo­rarne di nuovi, come Petra­fax, o di restare nella locanda, come Charlene.Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi >> LoSpazioBianco

La Locanda alla fine dei mondi, la cui esi­stenza sem­bra fra­gile e inspie­ga­bile eppure ine­vi­ta­bile e senza fine, ben rap­pre­senta la dispo­si­zione ideale per gustare rac­conti: sta sospesa in equi­li­brio fra le ten­sioni degli uni­versi, così come la mente in ascolto di una sto­ria lo è fra quelle del mondo reale. Essere alla fine dei mondi signi­fica poter par­te­ci­pare della natura di cia­scuno di essi, così come accet­tare una sto­ria signi­fica accet­tare di calarsi in essa, appas­sio­narsi alle sue vicende e ai suoi per­so­naggi. La sospen­sione del senso di realtà è la con­di­zione per par­te­ci­pare al senso del mera­vi­glioso. Ascol­tare con­sente di acco­gliere e spe­ri­men­tare nuovi pen­sieri; e quindi cam­biare [1] .

Carat­te­ri­stica comune delle sto­rie de La Locanda è il ruolo mar­gi­nale di Mor­feo, addi­rit­tura assente in Hob’s Levia­than. In effetti, siamo di fronte a rac­conti che, con minimi aggiu­sta­menti, potreb­bero benis­simo essere pub­bli­cati al di fuori della saga. In que­sto senso, sono prove esem­plari della capa­cità nar­ra­tiva di Gai­man e della libertà gua­da­gnata nella gestione di Sand­man. Tut­ta­via, due sto­rie gua­da­gnano un plus di inte­resse per i loro rife­ri­menti alla trama prin­ci­pale e la tec­nica di nar­ra­zione: The Gol­den Boy, e Cere­ments, a mio parere la più fasci­nosa della rac­colta. E pro­prio su que­ste mi sof­fer­merò in que­sto articolo.

The Gol­den Boy

>Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" /> Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi >> The Gol­den Boy rac­conta la sto­ria di Prez, ado­le­scente che arriva alla pre­si­denza degli Stati Uniti (in un mondo paral­lelo al nostro, ma reale quanto gli altri), evita com­pro­messi nella pro­pria ascesa e governa con equità e senso di giu­sti­zia, per poi riti­rarsi a vita pri­vata. Non accetta le insi­die di Boss Smi­ley, il Demiurgo della sua dimen­sione di appar­te­nenza, e alla fine — ma que­sta è un ipo­tesi del nar­ra­tore — viene aiu­tato dal Signore dei Sogni a sfuggirgli.

Lo spunto dell rac­conto è una serie DC degli anni 1970, The Prez, che rac­conta di un ado­le­scente Pre­si­dente degli USA (la serie durò solo quat­tro numeri). In The Gol­den Boy, la prima parte, l’ascesa e la Pre­si­denza di Prez, è paro­dia dell’atteggiamento poli­tico riscon­trato da Gai­man in alcuni amici sta­tu­ni­tensi, molto vicino all’attesa mes­sia­nica [2] . La seconda parte della sto­ria, quella ipo­te­tica che narra che cosa accadde a Prez dopo la morte, è invece di tutt’altro tenore. Prez incon­tra nuo­va­mente Boss Smi­ley, che gli annun­cia di tenerlo in pugno: “Tu non vai da nes­suna parte. Sei morto. Sei mio”. Prez lo avrà igno­rato in vita, ma ora è alla sua mercé e sarà stru­mento dei suoi dise­gni. Ma a que­sto punto, inter­viene Sogno, deus ex machina, che prende il ragazzo sotto la pro­pria protezione.

Boss Smi­ley pro­te­sta: “Sono il re di que­sto mondo”. Ma Mor­feo ribatte:

Ed io delle sto­rie. E il ragazzo è sotto la mia giu­ri­sdi­zione. Non la tua.

Due sono i punti impor­tanti che que­sta scena segnala: il primo è che Prez è una sto­ria; il secondo, che Sogno agi­sce in base a dovere e senso di giu­sti­zia.

Ciò che resta

Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />>Che cosa resta di una per­sona dopo la morte?

L’individuo è scom­parso e, come spiega Death, se ne va in un posto diverso per cia­scuno. L’inferno stesso è una scelta e, alla fin fine, una sta­zione di tran­sito scelta volon­ta­ria­mente (ricor­date Casa di Bam­bola?).

Cha cosa rimane di Prez?

Di Prez rimane una sto­ria. Anzi: una mol­te­pli­cità di sto­rie, che nar­rano sue pos­si­bili vite e pos­si­bii morti. Di que­ste sto­rie, nes­suno sa quale sia vera, sep­pur alcuna lo sia; in ognuna c’è una visione di Prez e forse uno spe­ci­fico desi­de­rio o gusto o timore di chi l’ha rac­con­tata. In altre parole, ognuna pro­pone delle pos­si­bi­lità, con le quali con­fron­tarsi. In que­sto senso, la sto­ria di Prez è un mito. [3] La Bagh­dad di Harun al-Rashid soprav­vive nel mondo come memo­ria rac­con­tata e tra­smessa, affi­data agli uomini e pro­tetta dal Signore delle Sto­rie. [4] E Prez gua­da­gna lo stesso destino della città delle mera­vi­glie e diventa a pieno titolo cit­ta­dino (sud­dito?) del regno di Mor­feo. Sogno uti­lizza addi­rit­tura il ter­mine for­male “giu­ri­sdi­zione”, per sot­to­li­neare che la sua azione non si basa su un umore estem­po­ra­neo, ma nasce e si inscrive nel senso delle norme che reg­gono gli uni­versi e che lui è tenuto a far rispettare.

Senso di Giustizia

Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />/>Per lun­ghis­simo tempo Mor­feo ha inter­pre­tato e vis­suto il pro­prio ruolo e usato il pro­prio potere, senza tener conto non solo e non tanto di una qual­che giu­sti­zia (nes­sun Eterno la regola: un caso? Eppure, certo Gai­man avrebbe potuto creare un Eterno che incar­nasse Dike), ma nem­meno della sen­si­bi­lità degli esseri viventi. Pen­siamo a Nada, pen­siamo a Cal­liope. Ma Mor­feo è pro­fon­da­mente cam­biato, lo abbiamo con­sta­tato in Brevi Vite e non si nasconde più die­tro una qual­che regola che non ammetta ecce­zioni. Anche per­ché: che norma può essere quella che impone di ser­vire i viventi e con­danna al dolore e all’umiliazione quelli che non obbe­di­scono ai capricci di chi quella norma ammi­ni­stra? Non era forse più vero­si­mile che Sogno appro­fit­tasse del pro­prio potere per sod­di­sfare i pro­pri desi­deri, senza assu­mersi la respon­sa­bi­lità delle con­se­guenze? Rileg­gendo il suo pas­sato, dob­biamo chie­derci: che cosa muo­veva vera­mente Sogno? Quali le sue moti­va­zioni, quali i suoi fini? La sua cru­deltà verso le pro­prie amanti rende plau­si­bile il sospetto che alla base del suo agire ci fosse il desi­de­rio.
Ed ecco allora una pos­si­bile ori­gine pro­fonda dell’ostilità fra Sogno e Desi­de­rio: il Signore delle Sto­rie era in realtà satel­lite del regno del fratello/sorella, o quan­to­meno ne era domi­nato in par­ti­co­lari momenti cri­tici della sua vita. Ma nel tempo se ne è via via eman­ci­pato, è cre­sciuto. Final­mente vive il pro­prio ruolo con un senso diverso. Così è riu­scito a con­clu­dere la dolo­rosa vicenda di Orfeo. Per que­sto salva Prez da Boss Smi­ley; sospetto con non poco gusto e diver­ti­mento, per­ché sicu­ra­mente disprezza Boss Smi­ley e i suoi prin­ci­pii. Il pia­cere che prima gli deri­vava dallo sfog­gio di potere, ora gli viene dall’applicazione della giu­sti­zia. [5] Certo, è in grado di ren­dere giu­sti­zia in forza del pro­prio potere, ma la dif­fe­renza di senso è enorme. E, soprat­tutto, Sogno ora è con­sa­pe­vole delle pro­prie respon­sa­bi­lità: è un indi­vi­duo eti­ca­mente maturo e non perde occa­sione di com­piere qual­siasi pic­colo atto che renda migliore il mondo. Que­sto Mor­feo pro­ba­bil­mente non avrebbe accet­tato lo scio­gli­mento della vicenda nar­rata in Cac­cia­tori di Sogni. Là alla pro­te­sta della Volpe: “Que­sto non è giu­sto!”, si limitò a ribat­tere “No, non lo è”, senza far seguire alcuna azione alla con­sta­ta­zione. [6]

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Necro­poli: Del diverso grado di cono­scenza del let­tore rispetto ai personaggi

Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />>>C’è sicu­ra­mente abbon­danza di sug­ge­stioni nella sto­ria nar­rata da Kla­proth in Cere­ments, uno dei rac­conti della saga mag­gior­mente colmo di misteri e senso del mera­vi­glioso. Ma oltre al fascino della sto­ria, in que­sto rac­conto a sca­tole cinesi, c’è un det­ta­glio di tec­nica nar­ra­tiva su cui vale la pena sof­fer­marsi. In uno dei rac­conti degli appren­di­sti, abbiamo la sto­ria del crollo della pre­ce­dente necro­poli: sei figure si pre­sen­tano per il fune­rale di una loro sorella, ma niente è pronto, niente è come deve essere. Nel rac­conto del mae­stro di ceri­mo­nie Her­mas (che con­tiene la sto­ria nar­rata da Mae­stra Vel­tis), arri­viamo in una stanza vuota con sette nic­chie, un grande libro al cen­tro e una voce miste­riosa. La cosa inte­res­sante è il diverso valore e signi­fi­cato che que­sti det­ta­gli assu­mono per il nar­ra­tore e gli udi­tori della sto­ria, da un lato, e per noi, dall’altro. Per i per­so­naggi della locanda que­sti det­ta­gli sono ele­menti miste­riosi, che evo­cano stu­pore; per noi hanno un pre­ciso signi­fi­cato e sono col­le­gati alla linea prin­ci­pale della vicenda che stiamo seguendo. [7] I per­so­naggi miste­riosi che decre­ta­rono la fine e l’oblio della necro­poli sono gli Eterni, lì giunti per il fune­rale di Dispe­ra­zione (e chi rac­conta l’episodio è Distru­zione).
Noi sap­piamo che quella sala ha a che fare con gli Eterni e che il libro è quello di Destino: il resto ci è altret­tanto sco­no­sciuto, ma le nostre domande al riguardo sono ben diverse da quelle che potreb­bero for­mu­lare i per­so­naggi. E infine, nella fan­ta­stica parata che chiude la rac­colta, noi rico­no­sciamo molti personaggi.> Rileggendo Sandman: La locanda alla fine dei mondi> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />> LoSpazioBianco" />

E ci ren­diamo conto che manca qualcuno.

In chiu­sura, colgo l’occasione per segna­lare il varo della serie di arti­coli di Guglielmo Nigro che rileg­gono Sand­man dal punto di vista gra­fico [8] . La rela­zione fra testi e dise­gni all’interno della saga è sem­pre stata molto stretta, al punto che Gai­man adat­tava le sce­neg­gia­ture allo stile del dise­gna­tore a cui sapeva o desi­de­rava sareb­bero state affi­date. In que­sto, come molti altri autori, repli­cava l’approccio di Ger­sh­win alla scrit­tura delle par­ti­ture, che tene­vano sem­pre come rife­ri­mento un ese­cu­tore con­creto, con nome e cognome, e non ideale, sup­por­tando l’opinione che il miglior risul­tato si ha dalla con­si­de­ra­zione degli stru­menti e del con­te­sto reale di produzione.

Abbiamo par­lato di:
La locanda alla fine dei mondi
Neil Gai­man, Brian Tal­bot, John Wat­kind, Michael All­red, Michael Zulli, Shea Anton Pensa, Alec Ste­vens, Gary Amaro, Dick Gior­dano, Mark Buc­kin­gam, John Wat­kiss, Michael All­red, Vince Locke, Alec Ste­vens, Tony Har­ris, Steve Leia­loha, Dany Vozzo, Dave Mckean
Tra­du­zione: Pasquale Rug­giero, Fran­ce­sco Cin­que­mani
Magic Press, 1996
168 pagine, colori, brossurato

Note:

  1. Wal­ter Ben­ja­min descrive effi­ca­ce­mente il senso pro­fondo del rac­conto orale come crea­zione e comu­ni­ca­zione di espe­rienza: “Il nar­ra­tore prende ciò che narra dall’esperienza — dalla pro­pria o da quella che gli è stata rife­rita -; e lo tra­sforma in espe­rienza di quelli che ascol­tano la sua sto­ria”. Cfr.: Wal­ter Ben­ja­min, Il Nar­ra­tore, Einaudi, 2011, pag. 19. [↩]
  2. Cfr.: Hy Ben­der, The Sand­man Com­pa­nion, Titan Books, pag. 182. [↩]
  3. “Innan­zi­tutto, il mito ci richiama e pro­ietta in un altro mondo. In secondo luogo, il mito ci ram­menta che c’è sem­pre qualcos’altro, qual­che cosa altra, da dire o da imma­gi­nare. Terzo, il mito […] dà espres­sione all’altro, a que­gli indi­vi­dui e a quelle cause che sono esclusi dalla gerar­chia pre­sente”. Lau­rence Coupe, Il Mito — Teo­rie e sto­rie, Don­zelli edi­tore (1999), pag. 153. [↩]
  4. Cfr. Rama­dan in Favole e Riflessi. [↩]
  5. Uso “prima” e “dopo” con una certa leg­ge­rezza, nono­stante le con­si­de­ra­zioni tem­po­rali non siano sem­plici: si veda in que­sta rac­colta il fatto che Jim, nar­ra­trice di Hob’s Levia­than, e Char­lene e Brant con­si­de­rano “pre­sente” rispet­ti­va­mente gli anni 1910 e il 1994. Si può com­pli­care a pia­ci­mento lo sce­na­rio con modelli di Terre paral­lele, espli­citi in The Gol­den Boy, ma non è punto di par­ti­co­lare inte­resse. E pro­ba­bil­mente l’accenno a Terre paral­lele è un’allusione iro­nica agli ine­stri­ca­bili mul­ti­versi supe­re­roi­stici. [↩]
  6. Cfr.: Neil Gai­man, Yoshi­taka Amano, Cac­cia­tori di Sogni, Magic Press (1995), pag. 161. [↩]
  7. Altri par­ti­co­lari hanno ideal­mente un valore sim­me­trico, assu­mendo un signi­fi­cato pre­ciso per i nar­ra­tori e mera­mente evo­ca­tivo di mera­vi­glia per noi. [↩]
  8. Il primo potete leg­gerlo a que­sto indi­rizzo: www.lospaziobianco.it/24813-guardare-sandman-preludi-notturni [↩]

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