Magazine Diario personale

La logica delle parole

Da Desian
- Uomo piccolo fai presto, oggi dobbiamo andare dall'osteopata.
(Di solito non ci vuole andare nemmeno trascinato).
- Certo, babbo. Andiamo.
- Ciao uomo piccolo, come va?
(Di solito non risponde se non lo si pizzica sulla schiena, come big jim).
- Ciao osteopata. Tutto bene... ehi, guarda quante marionette!!! Posso prenderne una?! Posso, eh, posso?!
- Ma certo, uomo piccolo, prendine quante ne vuoi poi stenditi sul lettino. Pancia in su.
Nasce una lunga storia, complicatissima, in cui spiderman incontra il coniglietto bianco e insieme combattono l'ombra nera. Nel frattempo la contadinella, che passava casualmente di lì come tutte le contadinelle che si rispettino, si spaventa della lotta e cerca di scappare ma le si para davanti il topo. Cosa vuoi topo? Io ho paura e voglio solo scappare. Lasciami passare...
L'osteopata fa di tutto per non sganasciarsi. Anche perché di solito l'uomo piccolo, appena finisce sotto le sue soporifere mani, cade addormentato come un micco. Stavolta è iperenergetico. Lucido.
Iperenergetico ma molto ligio alle indicazioni: "stai fermo" e sta fermo; "girati di qua" e si gira; "guarda di là" e guarda; "resta in silenzio per 4 o 5 minuti" e si cheta. Insomma.
A fine seduta si alza, si rimette le scarpe, si stiracchia e si gira verso il solito scaffale delle marionette.
- Ehi, guarda questa pallina!!! Figa!
E perché, VOI? Voi non sareste sbiancati?!
L'ho preso per un braccio, scuotendolo un po'. Neanche troppo delicatamente.
- Eh no, uomo piccolo. Questa parola proprio non va bene.
- Ma come no, babbo: se fosse stato un pallone sarebbe stato figo. Invece è una palla, è figa.
Per fortuna l'osteopata ha cominciato a sganasciarsi in libertà.
Così sono svenuto sereno.

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